Vincere contro il terrorismo e perdere contro il terrore

Il tutto, e non ci stancheremo mai di ripertelo, e´intrinseco al fatto che viviamo in paesi liberi. E questo non deve cambiare e pertanto dobbiamo accettarlo culturalmente ed imparare a conciverci per evitare di essere dominati dal terrore. Un terrore totalmente ingiustifcato dalla portata dei danni reali che questi attacchi possono generare. Un terrore che inevitabilmente ci portera´a chiedere di limitare le nostre liberta´!

Il punto chiave e´definire quando il terrorismo generi terrore per capire che piu´che un “ noi V.s loro” si tratti anche  di un “ noi Vs. noi”.

 Affronteremo gli elementi chiave che contraddistinguono sia il terrorismo che le forme del terrore per poi giungere alle conclusioni che non solo e´ piu´facile vincere laguerra contro il terrorismo che quella contro il terrore ma anche che rischiamo di perdere contro il terrore.

Ovvero una dimensione socio-culturale che soffoca la nostra societa´ da almeno una generazione.

Una dimensione che si innesta in una specie di Teologia della Paura tutti-partisan che ha fatto si  che ci possiamo definire in base alle nostre paure.

Per questo parleremo prima del terrorismo e poi del terrore cercando di fare chiarezza su troppe dimensioni del sciacallaggio culturale generato da troppi media e politici interessati in cerca di audience come pure di vendere spazi pubblicitari e consenso politico.

  1. Terrorismo
  • Il complotto permanente ma sempre senza un responsabile

Iniziamo a liberare lo sfondo dai fumi tossici delle teorie del complotto che puntualmente emergono. Le teorie del complotto hanno sempre e comunque due  caratteristiche chiave:

 

  • Non forniscono mai un nome ma una serie di indicazioni fumose quanto stereotipate, (massoni, CIA, Mossad, castelletto in Svizzera…)
  • Nonostante le “persistenti” minacce di morte e di boicottaggio chi ne scrive,i Guru del Complotto, riescono puntualmente a trovare un editore che li paga milioni di euro ed essere intervistati e vivere una lussuosa vita,(verrebbe voglia di dire: “alla faccia dell´essere boicottati)

In merito a quanto accaduto nella redazione di Charlie Hebdo in Italia la teoria piu´ accreditata sul complotto e´ stata quella apparsa sul blog di Beppe Grillo.

Il perno della teoria era la stranezza dei 25 minuti intercorsi prima che la polizia Parigina reagisse. Peccato pero´ che alcuni giorni dopo uscisse un video che dimostrasse che la Polizia era intervenuta subito anche se poi l´autopattuglia si era ritirata dallo scontro. Puntualmente e´ accaduto che quando un dato contraddicesse le fondamenta del complotto il Guru di turno non lo considerasse e meno che mai ratificasse. In ogni caso quanto fosse fumosa e strampalata la teoria-ricostruzione trova conferma nel fatto che non fosse stata mai tradotta nella versione in inglese del blog.

Sicuramente la teoria delle teorie e´ quella sulle Torre Gemelle,(11/9), che si basa sul fatto che nessuno ebreo sia morto. Anche in questo caso il fatto che esiste una lista di morti di origine ebraica viene puntualmente dimenticato dal Guru di turno mentre,(alla faccia e nonostante il boicottaggio dei poteri forti), ci racconta che lo minacciano mentre fa pubblicita´ per il suo ultimo libro.

Una teoria che 14 anni dopo ha ancora seguito e che si smonta per il fatto che nessun Guru abbia mai saputo/voluto/potuto rispondere a queste due semplici domande:

  • Ma come hanno fatto ad informare decine di ebrei di questo senza lasciare tracce?
  • E come e´ possibile che nessuno poi ci abbia fatto un libro per guadagnare decine di milioni di euro?

Alla seconda domanda i Guru rispondono dicendo che poi li avrebbero uccisi. Un´idiozia come dimostreremo nella prossima frase. Alla prima evitano proprio di rispondere…

Dal fondatore di Wikileaks a Snowdean tutti hanno pubblicato tutto guadagnando,(anche se puntualmente si dimenticano di dirlo per continuare a dipingersi come martiri oppressi dai poteri forti),decine di milioni di euro. Se qualcuno informato dell´attentato dell´11/9 avesse pubblicato in merito non verrebbe mai ucciso per il semplice fatto che se questo accadesse sarebbe la conferma che ha detto il vero. Mentre se lo si lascia in vita sia a godersi il denaro guadagnato che a dire che e´ minacciato H24/7/365 la sua diviene l´ennesima teoria … che lascia il tempo che trova, no?

  • Come definirli?

 Iniziamo con l´abuso del termine Kamikaze. Le persone che si suicidano in un attacco terroristico come pure quelle che decidono di farsi suicidare attaccando sparando contro le forze di sicurezza non sono dei Kamikaze.

I Kamikaze erano un reparto dell´aviazione imperiale Giapponese, ovvero elementi di un esercito regolare impegnati in azioni di guerra ed appartenenti ad una nazione riconosciuta,(il Giappone).

Nel nostro caso abbiamo persone che non appartengono ad un esercito regolare, non commettono azioni di guerra e meno che mai appartengono ad una nazione riconosciuta.

Queste persone appartengono invece ad struttura di potere che e´ classificabile in una delle 32 forme dei Not State Actors,(NSA).

A prima vista potrebbe sembrare una sottigliezza accademica mentre invece ha una valenza politica nei termini del riconoscimento della legittimità di queste persone.

In merito si rimanda agli anni del terrorismo delle BR o dei NAR, a ripensare al motivo per cui non vennero mai riconosciuti come prigionieri politici anche se i terroristi lo richiedevano in continuazione. Il farlo avrebbe significato riconoscerli come soggetti politici, ovvero dare loro legittimità politica.

Ma non possiamo neanche chiamarli martiri e questo secondo il Corano. La Lex Islamica prevede che una persona possa essere definita come martire solo e soltanto se muore in un´azione di guerra decidendo di suicidarsi per salvare da un pericolo immediato altre persone. E non e´ certo il caso di chi si fa saltare in aria o decide di farsi suicidare anziche´ di arrendersi.

Le parole fanno sempre e comunque la differenza dato che danno significato e significante alle cose.

Pertanto iniziamo a non chiamarli piu´ne´ Kamikaze e tantomeno martiri.

Ed allo stesso modo e´ importante evitare di usare il termine “guerra” anziche´ lotta.

La guerra ha una sua lex e presuppone che avvenga tra due realta´ politiche riconosciute e che si riconoscono mutualmente. Ha un inizio,(dichiarazione di guerra), ed una fine,(firma della pace tra un vincitore ed un vinto). Ovvero tra stati, (State Actors/SA),che, nella forma attuale, sono una delle evoluzioni delle forme statuali sorte con la Pace di Westphalia nel 1648.

Usare il termine “guerra” per definire lo scontro con un NSA come i gruppi terroristici significa l´implicita ricognizione del loro status politico.

Una conseguenza non da poco. Pertanto questa e´ una lotta al terrorismo e non una guerra.

“Solo e semplicemente” questo ed il comprenderlo ci immunizza contro la troppa leggerezza nell´usare delle definizioni che altrimenti, come vedremo in seguito in questo articolo, avrebbero solo la nefasta conseguenza di dilatare senza ragione l´impatto in termini di terrore.

  • Evoluzione nella sofisticazione della minaccia

Indubbiamente rispetto agli eventi di Sydney e Toronto abbiamo un´evoluzione qualitativa tattica dell´ordine di (almeno) una magnitudo.

Ma per quanto sia indubbia l´evoluzione qualitativa della dimensione tattica il tutto non si traduce ancora nell´invincibile e devastante forza che colpisce impunemente nel cuore dell´Europa come troppi media in cerca di audience descrivono abusando della macelleria editoriale al solo scopo di vendere.

Se da un lato e´ vero che un AK47 non si trova in eBay e´ pero´ anche vero che si compra nella Repubblica di San Marino … come pure nel mercato nero di ogni metropoli.

Come pure e´ vero che e´un´arma che si autoalimenta della propria leggenda dato che non e´ certo un´arma di difficile reperibilita´. Ovvero,e solo per citare  alcuni esempi, nessuno di questi gruppi per il momento riesce a mettere la mani sopra fucili d´assalto come il Barret M107A1 che  e´ letale a 3 Km di distanza o come la MetalStorm in grado di avere una cadenza teorica di 16.000 colpi impilati al minuto. Ovvero ed in parole povere: di un´arma che si possiede solo se si e´ in certi circuiti,(criminali o terroristici),di altissimo livello. L´AK47 e´un “catenaccio” letale prodotto in milioni di copie e ne girano modelli che hanno almeno quaranta anni … .

In merito all´addestramento non serve andare in Iraq o Syria se pensiamo che lo si possa avere anche:

  1. Presso societa´ che formano per la sicurezza,(anche in Italia …),con un addestramento di poche settimane. Il tutto con un addestramento legale con tanto di fattura come costo da scaricare per il futuro esperto di sicurezza con Partita IVA o terrorista che ha bisogno di scaricare i costi per la denuncia dei redditi, (scusate l´ironia ma…).
  2. Se si e´stato in missioni ONU durante il servizio militare,( ed in corpi normali)
  3. Se si e´stato in corpi di élite
  4. Se si e´operato in gruppi di fuoco di organizzazioni criminali di altissimo livello. Ad esempio se si e´stati addestrati dalla mafia Israeliana come membro della sicurezza dei narcos nella regione Andina,(una nota: per chi si eccittasse leggendo “mafia Israeliana” collegandola subito al Mossad si rimanda a quanto detto sopra in merito al complotto).
  5. Se si e´combattuto in uno dei tanti conflitti interni alle nazioni in giro per il mondo dall´India alla Bolivia
  6. Se si e´operato in contesti criminali metropolitani come le favelas di Sao Paulo do Brazil, del triangolo Latino Americano, in Messico piuttosto che in Somalia od Haiti … .

Come si vede purtroppo le occasioni non mancano e non si deve necessariamente essere un Jihadista.

Ma e comunque restiamo sempre e solo nella dimensione tattica tenendo pero´ sempre a mente che quella che conta e´la dimensione strategica.

Ovvero una organizzazione, una regia… una strategia coordinata. E questa sembra al momento mancare come dimostrano il proliferare di riconoscimenti degli attentati.

Il solo e semplice fatto che non siano riconducibili ad una sola sigla, ad un unico gruppo e´l´ implicita prova che non ci troviamo di fronte  ad una regia unica  e meno che mai coordinata od invincibile.

Ma attenzione: questo NON significa minimamente che si debba sottovalutare la minaccia come vedremo nei paragrafi successivi.

  • La Strategia

Come si e´ accennato prima la conferma della mancanza di una “cabina di regia” unica ci viene dal fatto che le rivendicazioni fanno a capo a diverse sigle a loro volta in conflitto l´una contro l´altra.

Ma in buona sostanza di che tipo di operazioni e di connessa strategia parliamo?

I bersagli sono tutti descrivibili come soft targets, (ovvero bersagli poco difesi).

E la strategia e´ definibile come una di Soft Targets Multiple Targeting ,(STMT, ovvero il colpire in maniera multipla/contemporanea dei soft targets in luoghi/nazioni differenti).

Questi bersagli sono “soft” in quanto questa loro dimensione e´ connaturata con il nostro vivere in un mondo libero.

La hall di un albergo, la redazione di un giornale ma anche una piazza come pure un centro commerciale od un cinema come pure un club…e gli esempi sono decine.

Ed in quest´ottica si ricorda umilmente ai Guru della Tuttologia da Complotto che:

  • Se si installano piu´ telecamere sono i primi ad urlare contro il “Grande Fratello” salvo poi ad essere i primi,(dando prova di scarsissima coerenza), ad ri-urlare al complotto se le telecamere non ci sono in un luogo attaccato.
  • Se si aumentano le risorse per la sicurezza/intelligence i suddetti Guru ri-ri-urlano contro il rischio della militarizzazione anti-democratica. Salvo poi,(e sempre senza coerenza), ri-ri-ri-urlare al complotto che ha volutamente indebolito la prevenzione quando accade un attacco.
  • Se milioni di emails vengono analizzate eccoli ri-ri-ri-ri-urlare sulla libera´in pericolo. Salvo poi ri-ri-ri-ri-ri-urlare al complotto se i controlli sulle comunicazioni sono carenti

E via dicendo… illogico, no?

Dovrebbe essere illogico ma i soldi che i Guru guadagnano in conferenze, interviste e libri sul complotto sembrerebbero dimostrare che vi sia una sua logica.

Almeno ed indubbiamente una lucrosa logica di business che in maniera immorale opera del sciacallaggio culturale sulle nostre paure ingigantendole!

Al di la´ di tutto questo vi sono dei problemi economici in un momento di tagli trasversali.

Si consideri ad esempio le telecamere. Se non sono ad alta definizione e con un operatore H24/7/365 che le monitori non servono ne´ ad agire contro un´azione mentre avviene e ne´ nel post-azione a dare  informazioni utili.

E dove si trovano i soldi sia per comprarle che per mantenere le sale operative con gli operatori?

Si prega i Guru di “urlare” meno e di indicarci cosa tagliare per trovare i soldi … ci siamo capiti, no?

Ed ancora, come vedremo altrove in questo articolo, questo significa non solo che non si devono ridurre gli investimenti in sicurezza ma, alla luce della reale minaccia, anzi che si devono  aumentare quelli in intelligence ed in capacita´ di analisi militare e geopolitica oltreche´ quelli in termini di dotazioni come i giubbotti anti-proeittili od un addestramento serio in poligono per le forze dell´ordine in strada.

 Questi bersagli sono connaturati alle nostre democrazie come meglio vedremo nel paragrafo successivo.

  • I bersagli

Sulla base di quanto si e´detto prima approfondiamo in merito ai bersagli.

E nel farlo partiamo da una premessa chiave: ovvero che nessun attacco terroristico puo´vincere una societa´ed annichilire una cultura.

Una serie di esempi puo´aiutarci a trovarne conferma storica. Esempi che, ovviamente quanto sfortunatamente, la macelleria culturale propugnata dai Guru & Friends si “dimentica” sempre di citare:

-l´Italia non fini´perche´fu assasinato Aldo Moro

-l´India non fini´perche´,a partire da Gandi, furono uccisi diversi capi di governo.

-la Svezia non si fermo´perche´fu assassinato Olof Palme

-non Israele per l´assassinio di Shamir

-neanche il Pakistan per quello di Benhazir Buttho

-meno che mai gli USA per quelli di J.F. Kennedy, M. L. King o Malcom X o per l´attentato a Reagan.

Allo stesso modo il Cattolicesimo, la Chiesa Anglicana, l´Islam od il Buddhismo non finiranno per un attentato al Papa,all´Arcivescovo di Canterbury, alla Mecca od al Dhalai Lama, (su questo punto torneremo dopo).

E sempre allo stesso modo sono lontani i tempi di Serajevo e neanche l´assassinio del presidente Americano,Russo,Francese,Cinese, del Premier Britannico puo´portare ad una guerra mondiale.

Ma e sempre allo stesso modo nessun attacco terroristico contro una persona potra´ fermare un´economia. La RAF Tedesca uccise il presidente della potentissima Deutsche Bank ma l´economia Tedesca non si fermo´ nemmeno per un minuto.

Tutto questo ha una fondamentale importanza per capire come un terrore dilatato a causa di un evento terroristico sia irragionevole quanto infondato e per capirlo meglio parliamo di alcune tipologie di target potenziali.

Tipologia 1:soft targets multipli,(STMT= Soft Targets Multiple Targeting ed intendendo con multipli una pluralita´di bersagli anche in nazioni diverse  e con una  cadenza contemporanea o quasi)

Sono dei bersagli che per loro intrinseca natura sono poco difesi nei momenti non caratterizzati da un´emergenza. Bersagli che non possono essere difesi in continuazione neanche impegnando un esercito per la semplice ragione che sono troppi.

Dalle nostre strade ai nostri locali passando per scuole o centri commerciali… .

Allo stesso modo pensare ad un´efficace difesa delegata al settore privato comporterebbe dei costi non sostenibili.

Per essere chiari qualche esempio:

  • Una normale guardia giurata pagata 1.000€ al mese e condivisa tra 2 o 3 negozi in una strada anche se munita di giubbotto anti-proiettili non puo´fare nulla
  • Un monitoraggio con telecamere se non e´ con telecamere ad alta definizione e con un operatore H24/7/365 non serve a nulla
  • Aumentare la presenza delle forze dell´ordine se poi non le si fornisce dell´ABC necessario,(dai giubbotti anti-proiettili per ogni agente ad armi nuove come pure ad un vero training in poligono e non di un caricatore/anno …),non serve a nulla. Si puo´ criticare stando comodamente seduti in uno studio televisivo l´autopattuglia della polizia di Parigi che si e´ritirata sotto il fuoco di AK47 da parte di persone con l´anti-proiettili. Invitiamo questi Guru a pensare di essere a bordo di quell´auto, con una mitraglietta vecchia di qualche anno con soli 30 colpi in due, 1 antiproiettile in due, forse al massimo due caricatori per pistole vecchie di anni, la macchina con vetro non blindato e con l´ultima sessione di tiro fatta magari mesi orsono …poi ci dicono cosa avrebbero fatto al posto degli agenti … – E via dicendo …

Il tutto,e non ci stancheremo mai di ripertelo, e´intrinseco al fatto che viviamo in paesi liberi.

E questo non deve cambiare e pertanto dobbiamo accettarlo culturalmente ed imparare a conciverci per evitare di essere dominati dal terrore.

Un terrore totalmente ingiustifcato dalla portata dei danni reali che questi attacchi possono generare.

 Un terrore che inevitabilmente ci portera´ a chiedere di limitare le nostre liberta´ !

 Tipologia 2: Hard a basso impatto

L´entrare nel sistema informatico di una rete ferroviaria o di metropolitana e fare scontrare due treni.

Colpire un´applicazione nel contesto Internet delle Cose che impatti sul controllo remoto di apparecchi medici.

Questo tipo di attacchi per quanto indubbiamente piu´sofisticati e “spettacolari” di quelli sui bersagli soft a loro volta non sono in grado di mettere in ginocchio un´economia e meno che mai una nazione.

 Tipologia 3: Hard ad alto impatto

Nel mondo esistono pochi impianti per la produzione di medicinali,( ad esempio l´insulina),o di microprocessori.

Esistono pochi terminali portuali che se bloccati possono creare dei problemi.

Lo stesso dicasi per alcune piattaforme in alto mare dove si estrae petrolio o gas.

Idem per le milk farms,ovvero i luoghi dove sono fisicamente basati i server che consentono all´Internet delle Cose di esistere.

Sono tutti esempi di dimensioni che si contraddistinguono per il fatto di avere un´elevata problematicita´ in termini di sostituzione ma ed anche in questo caso il danno e´piu´ psicologico che reale.

La conferma ci viene dalle nostre esperienze:

 

  • Piattaforme per l´estrazione di petrolio: ci ricordiamo tutti di un´importante piattaforma nel Golfo del Messico bloccata per mesi come pure del fatto che questo ebbe un impatto nullo nel mercato energetico mondiale. La tragedia fu il danno ambientale e non quello sulle economie per ridotta disponibilita´di petrolio
  • Produzione di medicinali salvavita: alcuni anni orsono uno dei quattro impianti mondiali per la produzione di insulina rapida dovette chiudere per problemi.A milioni di diabetici fu detto di usare un´insulina equivalente di un altro produttore.Il combinato disposto delle scorte di quell´insulina e della produzione in corso di una equivalente fece si´che nessun diabetico ebbe problemi.
  • Terminali portuali/logistici: quando un tifone blocco´per settimane un importante terminale portuale/logistico come New Orleans furono trovate vie alternative ed in pochi giorni la crisi rientro´
  • Attacco a centrali nucleari: se le tragiche esperienze Ucraine e Giapponesi insegnano qualcosa in un´ottica anti-terrorismo e´ che neanche l´esplosione di una centrale nucleare puo´ fermare una nazione. Ovviamente in questo caso il solo danno irreversibile sarebbe quello di scatenare una Sindrome Cinese. Ovvero la possibilita´ teorica che un nocciolo super riscaldato inizi a fondere il terrreno circostante per poi continuare a farlo senza fermarsi e finendo col bucare il pianeta per uscire agli antipodi. In teoria… .
  • Attacco e distruzione di una borsa valori strategica: anche se distruggessero Wall Street o la borsa di Londra piuttosto che quella di Tokyo in un mondo dove tutto e´cloud,( ovvero virtuale/remoto in Internet),il danno sarebbe piu´psicologico che reale. Le contrattazioni si bloccherebbero quel giorno per poi riprendere il giorno dopo in cloud.

Come si vede anche in questo caso se non permettiamo al terrore di amplificare senza ragione gli effetti dei colpi del terrorismo non esistono attacchi “finali al cuore delle nostre nazioni”.

 Ma e´veramente la religione la causa?

Sebbene la maggioranza dei Top 60 gruppi terroristici sia a matrice religiosa,(di tutte le religioni),il vero motivo non e´religioso.

La prova ci viene da una analisi a due livelli. Il primo livello e´relativo agli attori agenti nella regione interessata, il Greater Middle East. Ed il secondo livello e´relativo allo strabismo di questi gruppi nel difendere la religione.

Livello di analisi 1: Il Greater Middle East

La regione interessata e´definita il Greater Middle East ed interessa una serie di scacchieri politici che vanno dal subcontinente Indiano ,(Pakistan),al Sahel,(Mali).

Vi confluiscono diverse etnie:araba, turca, persiana, ebraica…

Vi confluiscono diverse religioni:Islam, Cristianesimo nelle loro varie famiglie

Ma e sopratutto e´la regione in cui diverse potenze regionali,(Turchia, Israele, Iran, Pakistan, Arabia Saudita, Algeria, Egitto …),si scontrano nel puro e semplice contesto di un confronto di potenza geopolitico.

Inoltre,anche se e´puntualmente dimenticato o sottovalutato, e´ anche la regione del Strategic Pivot 2009 degli USA.

Dal 2009 gli USA si stanno sganciando dalla regione perche´sempre meno strategica dato che in pochi anni non avranno piu´bisogno del petrolio di questa parte del mondo.

Pertanto sono passati da una strategia di intervento,(Iraq),ad una di contenimento,(ISIS in Iraq e Syria),che sta´dando i suoi frutti. E´questo pivot la variabile strategica chiave che ha “ribaltato” l´equazione geopolitica della regione.

In estrema sintesi:

a breve garantire l´approvvigionamento del petrolio dalla regione sara´  un peso che si dovranno accollare interamente le realta´che di questo petrolio si servono:  EU, Cina, BRICS … .

 Le potenze regionali sono in lotta da decenni e lo sono indipendentemente dalla religione che non e´ altro che un alibi.

La conferma di viene dal livello 2 dell´analisi.

Livello 2 di analisi: lo strabismo nella difesa della religione

Si marcia contro Charlie Hebdo ma:

  • Nessuno ha marciato/protestato tra questi gruppi quando in India i fondamentalisti Hindu hanno completamente distrutto una moschea ed ucciso migliaia di Mussulmani
  • Nessuno ha marciato/protestato tra questi gruppi quando in Cina le minoranze Mussulmane hanno problemi e sono discriminate
  • Nessuno ha marciato/protestato tra questi gruppi quando in Cecenia la Russia usa il pugno di ferro
  • Nessuno ha marciato/protestato tra questi gruppi quando la Turchia ha usato il pugno di ferro contro i Mussulmani Kurdi. E neanche quando il pugno di ferro lo hanno usato l´Iraq di Saddam, l´Iran, la Syria.
  • Nessuno ha marciato/protestato tra questi gruppi contro la Serbia,(ed i loro alleati Russi ed il partner commercial Cina),quando nei Balcani si avevano massacri e stupri etnici contro i Mussulmani
  • Nessuno ha marciato/protestato tra questi gruppi contro la Syria nonostante piu´di 160.000 morti
  • Nessuno ha marciato/protestato tra questi gruppi contro i Mussulmani sgozzati e le Mussulmame stuprate e vendute come schiave dall´ISIS
  • E meno che mai nessuno ha minacciato cittadini o bersagli di queste nazioni per vendetta,(solo in Russia si sono avuti attentati per la Cecenia)

Come mai?

Certamente i mussulmani massacrati a Tzebrenica non valgono meno di quelli offesi da certe vignette ma contro chi li ha massacrati non si e´avuto alcun atto di questi gruppi terroristici e meno che mai qualcuno ha marciato.

Significhera´pure qualcosa no?

Ed allora?

Allora la spiegazione ci viene ricordando una frase di Marco Pannella che una volta disse che se un  Palestinese uccide un Palestinese non interessa a nessuno ma se ad ucciderlo e´ un Israeliano allora finisce in prima pagina.

Nel contesto della lotta per il potere che questi gruppi combattono lo schierarsi a difesa della religione  e´affetto da strabismo cronico quanto voluto dato che –per mero calcolo politico- lo fanno solo e sempre contro targets occidentali.

Una conferma indiretta quanto definitiva ci arriva in merito al mito della bomba nucleare Islamica.

Che il punto non sia tanto che la bomba sia Islamica quanto piuttosto che sia Iraniana ci viene dal fatto che una “bomba Islamica” esista da anni.

E´una “bomba Sunnita” in mano al Pakistan ma questo non ha mai tolto il sonno a nessuno, neanche a Gerusalemme.

L´aver parlato della “bomba Islamica” ci offre altri due elementi di valutazione che ci confermano quanto la religione,(l´Islam),sia solo un pretesto politico usato con cinismo.

Il primo elemento e´che semmai l´Iran avra´una bomba atomica allora questa sara´una “bomba Sciita”che sara´puntata prima contro la “bomba Sunnita”, (Pakistan),che contro Israele.

Il secondo elemento e´la futilita´della minaccia di alcuni politici in Teheran di usarla contro Gerusalemme. Il farlo significherebbe annientare i Luoghi Sacri dell´Islam piu´importanti dopo la Mecca e Medina, ovvero?

De facto dichiarare guerra a piu´di un miliardo e mezzo di Mussulmani Sunniti,(ovviamente nulla se non il suicidio nucleare impedisce che sia lanciata altrove contro Israele).

  • Che fare? Dimensione Militare

 In queste pagine abbiamo ridimensionato la capacita´di impatto del terrorismo per far si che non si dilati al punto da renderci prigionieri del terrore.

Ma quello che non abbiamo voluto fare e che non faremo mai e´ di sottovalutare questa minaccia.

 Viviamo in un mondo dove si spendono per abitante del pianeta in media all´anno 1.350 US$ per la sicurezza. Ma siamo anche nel mondo in cui il report per il Presidente USA, Global Trends 2030, non annovera il terrorismo tra una delle variabili impattanti sui trends planetari.

Allo stesso tempo tra i Top 60 gruppi terroristici la meta´e´a matrice religiosa contemplando il fondamentalismo Islamico,  Ebraico,  Buddista, Indu´ e Cristiano.

Da almeno tre anni il governo Israeliano ha posto in black list come terroristi dei gruppi di fondamentalisti Ebraici,(per inciso un dato non da poco che i Guru del Complotto con Ebreo come pure quelli dell´Imperialismo Yankee-Ebraico si dimenticano sempre di citare),e per gli USA la terza minaccia alla sicurezza nazionale e´il fondamentalismo Cristiano.

Prima di focalizzarci sulla dimensione militare del cosa fare che attiene al terrorismo mentre quella culturale attiene alla dimensione del terrore e´ bene aprire una premessa. E nel farlo non usare ipocrisia.

Nessuno marcia per la Syria o per i massacri in Nigeria o per le vendita di Mussulmane come schiave in Iraq ma se un marine posasse l´anfibio sul suolo Siriano, Iracheno o Nigeriano i Guru della Pace inizierebbero immediatamente a scrivere libri, editoriali, ad impazzare nei talk show, a marciare e bruciare bandiere USA.

A vibrare per lo sdegno … strabico,off course.

In una frase abbiamo sintetizzato il tutto e spiegato perche´ non vi sia intervento in aggiunta a quanto precedentemente detto sul pivot strategico USA.

La risposta e´nel potenziare la capacita´ di analisi dell´intelligence e delle comunita´ di analisti militari e geopolitici al fine di avere il know-how preventivo per fronteggiare questa minaccia.

Solo grazie al loro know-how potremmo capire in anticipo la forma della prossima minaccia.

 1-Terrore

Il terrore non e´il terrorismo.

Il terrore e´una dimensione socio-culturale che nessuna risposta militare puo´vincere e che va ben oltre il suo essere generato dal terrorismo.

Solo una risposta socio-culturale puo´vincerlo.

  Ad ogni nemico l´arma idonea per batterlo.

Come abbiamo dimostrato in quest´articolo:

  • Nessun attacco terroristico puo´fermare un Popolo
  • La religione,(tutte le religioni dato che abbiamo anche un fondamentalismo cristiano, islamico, ebraico, buddista, induista…), e´solo un prestesto cinicamente usato in una logica di lotta per il potere secolare.
  • Possiamo vincere il terrorismo come abbiamo gia´ fatto negli anni ´70 ed ´80 del XX

Inoltre nessun gruppo terroristico,anche se radicato temporaneamente in un territorio, avra´ mai la forza militare di sconfiggere il mondo.

Fu possibile contenere e battere l´URSS che disponeva:

  • delle ricchezze di un territorio che si sviluppa su due continenti
  • di decine di milioni di abitanti
  • di una ideologia su base mondiale con partiti con un notevole peso che si rifacevano alla sua ideologia e sedevano nei Parlamenti occidentali
  • della capacita´di vincere battaglie importanti della Terza Guerra Mondiale, (Cuba, Vietnam, Angola…)
  • di un apparato industriale da super potenza
  • del KGB
  • di un apparato militare con non meno di 20.000 testate nucleari, 85.000 tanks, 10.000 aerei da combattimento, 400 navi da guerra, 1 milioni di soldati
  • di decine di paesi apertamente alleati in ogni continente
  • del riconoscimento politico come stato
  • del potere di veto all´ONU
  • di un´alleanza come il Patto di Varsavia

E seriamente pensiamo che qualche decina di migliaia di terroristi armati di AK47, RPG a bordo di fuoristrada possa dominare il mondo?

Se lo crediamo allora possiamo dire che vinceremo la guerra contro il terrorismo mentre abbiamo gia´perso quella contro il terrore.

 Per dimostrare quanto tutto questo sia illogico usiamo una provocazione culturale per tornare a parlare dei bersagli e nel farlo questa volta parliamo di un tipo particolare di bersagli: quelli definibili come “Taboo”.

B.1 – “I bersagli Taboo”

  1. Annichilire una citta´con una bomba atomica,(dirty bomb):

Cosa ci insegnano le tragedie ecologiche nucleari in Ucraina ed in Giappone?

Che – per quanto possa sembrare cinico dirlo – neanche una catastrofe nucleare ferma una nazione. Se una dirty bomb annichilisse una delle nostre citta´ la vita non si fermerebbe. Inoltre vige la “Dottrina Chirac”.Nel 2007 l´allora presidente Francese durante la celebrazione della festa Nazionale con il paese sotto la minaccia di un attacco con una dirty bomb disse che se questo fosse avvenuto la Francia avrebbe risposto usando il nucleare contro chi avesse ospitato i terroristi. Ogni ulteriore commento e´superfluo.

  1. Attacco alla Mecca:

Non sarebbe la prima volta ma non scatenerebbe una guerra mondiale. Per quanto possa essere cinico ed intellettualmente provocatorio dirlo nessun Cristiano, Ebreo, Induista , Buddista, Scintoista e via dicendo entrerebbe in una guerra mondiale per vendicare questo atto.

  1. Attacco al Vaticano, al Dalhai Lama od all´Arcivescovo di Canterbury come pure ad ogni altro Leader Spirituale e/o Luogo Sacro di una Religione:

Come detto per la Mecca non scatenerebbe una guerra mondiale. E lo si ripete, per quanto possa essere cinico ed intellettualmente provocatorio dirlo nessun membro di un´altra religione  entrerebbe in una guerra mondiale per vendicare questo evento.

In estrema sintesi e per quanto crude e ciniche possano apparire queste parole sia la realta´ socio-culturale che quella geopolitica ci dicono che oltre all´impatto emozionale non vi sarebbero le ragioni per una guerra mondiale tra civilita´.

 Se capiamo questo iniziamo ad imparare a gestire il terrore come conseguenza del terrorismo e questo ci introduce al punto chiave di tutto il nostro ragionamento.

B.2- Brand Terrore

Mentre in Pakistan, Algeria, Afghanistan manifestano contro Charlie Hebdo viene da riflettere non tanto sul simbolo colpito a Parigi ma sul fatto che siano passati in silenzio altri simboli colpiti in altri luoghi.

Se Charlie Hebdo e´stato definito come l´11/9 Francese e come simbolo quello di colpire la liberta´di parola allora, e con la stessa logica, viene legittimo chiedersi:

  • Che simbolo colpito esprimesse la non meno importante strage di 146 bambini in Peschwer,(forse quello dell´innocenza?), e se questo non sia l´11/9 Pachistano
  • Che simbolo colpito esprimono i massacri nei villaggi Nigeriani,(forse quello della convivenza urbana?), e se –a loro volta- non fossero l´11/9 Nigeriano?
  • Che simbolo colpito esprimesse il fatto che anni orsono un pastore protestante incendiasse in pubblico una copia del Corano,(forse quello della liberta´religiosa?), e quindi e´l´11/9 della Religione?

Di questi come pure di altri episodi e correlata e non meno importante simbologia rispetto a Charlie Hebdo non si e´parlato in egual misura o non se ne e´proprio parlato.

Ed e´bene chiarire che se questo non sia avvenuto non e´certo colpa dell´uomo bianco … .

In un mondo dove un bambino che sorride od un cagnolino che fa qualche cosa di inusuale generano milioni di click in un sito non e´certo il complotto imperial-bianco che impedisce a qualcuno di pubblicare in Internet dei video e testi in inglese e poi avere un´altissima audience.

E´bene capirlo e chiarirlo per liberare il campo da sensi di colpa che non hanno senso e che semmai dovessero esistere non sono certo imputabili all´uomo bianco.

Se in Pakistan si marcia contro Charlie Hebdo e non per protestare indignati contro chi ha ammazzato 146 bambini non e´certo una scelta dell´imperialismo bianco e questo ci introduce al prossimo argomento.

B.3- Il cattivone dei cattivoni: l´uomo bianco

 Per millenni i popoli intorno alla Cina,(ed ai suoi mari  fino agli inizi del XV), erano tributari all´imperialismo Cinese.

Il primo impero della storia costruito intorno all´idea di diffondere una religione e´stato quello Mussulmano che a partire dal VII  per secoli si e´diffuso in nord Arica nel sud Europa come pure in Asia centrale , in India e nel sud-est Asiatico.

In Africa sub-sahariana si parla una lingua franca, lo Swahili, che e´servita per secoli alle popolazioni locali per commerciare con i mercanti Arabi.Mercanti di schiavi e questo avveniva secoli prima che il primo bianco mettesse piede nella regione.

Gli imperi Amerindi che contemplavano il sacrificio umano erano tutto tranne che pacifici.

In India da millenni esiste la differenziazione sociale basata sulle caste.

Il Giappone nei primi decenni del XX fu imperialista in Asia.

E gli esempi possono continuare avendo tutti una matrice commune:

il mondo, i mondi prima della venuta dell´imperialismo bianco,(che si e´visto non dissimile da altri imperialismi), erano tutto tranne che l´Eden che una certa retorica ama dipingere.

Inoltre esempi di successo come i BRICS, la Malaysia, l´Indonesia, il fatto che negli ultimi quaranta anni circa un miliardo di persone sia uscito dalla poverta´ dovrebbero essere,anzi sono la prova provata che quando dei popoli lottano e pongono le condizioni per la propria crescita vi e´lo sviluppo e questo nonostante la mitologia complottista dell´imperialismo bianco che domina e distrugge tutto.

Dalle modernizzazioni di Deng al progetto sociale di Lula gli esempi non mancano.

 Quindi e senza negare le colpe e responsabilita´  storiche dell´imperialismo bianco, che non sono ne´ minori e ne´ maggiori di quelle di altri imperialismi, e´  bene uscire dalla “sindrome dei sensi di colpa” e che ognuno si prenda le proprie di responsabilita´  storiche.

 Se dei paesi Mussulmani come la Turchia, la Malaysia o l´Indonesia sono esempi di successo “nonostante l´uomo bianco” non e´certo colpa dell´uomo bianco se non lo sono altri paesi Mussulmani.

L´aver evidenziato la vacuita´dei sensi di colpa occidentali cosi´cari ai Guru della Tuttologia Complottara ci porta a focalizzarci su uno dei due punti focali di questo articolo.

B.4-Il Terrore da Teologia della Paura

Il terrore come patologia sociale che ci avvita in un pessimismo illogico quanto irrazionale e´anche figlio del terrorismo. Anche e non solo.

Se siamo arrivati al punto di auto-annichilirci dicendoci che dal 1998 in media ogni 22 settimane si vive lo psico-dramma collettivo di una crisi epocale che altro non era che un “Rubicone geopolitico negativo” che ci avrebbe tolto il futuro.

Se siamo arrivati al punto che ci possiamo identificare anche rispondendo a questa domanda:

dimmi di cosa hai paura e ti diro´chi sei.

Se siamo qui…beh, e´il momento di fermarci e di riflettere perche´quello che sta´accadendo e´che vinceremo anche questo scontro contro il terrorismo ma certamente perderemo la battaglia socio-culturale contro il terrore.

E se questo accadra´la condizione del “ Noi Vs. Noi”,(ne parleremo al prossimo punto),davvero ci fara´scegliere tra i peggiori tra i futuri possibili.

Un terrore che si e´detto e´anche ma non solo conseguenza del terrorismo.

Su Reteconomy ne abbiamo parlato in una serie di puntate che evidenziavano il vuoto sia culturale che di prospettiva generato dalle 11 narrative che costituiscono la Teologie della Paura. Da almeno 40 anni esistono 11 diverse famiglie di argomenti,narrative che vengono cinicamente quanto spudoratamente usate da una elite politica e da un´intellighentia TUTTI-partisan per nascondere sia il vuoto delle loro idee che la loro legittimazione calante dietro ad una macelleria culturale che parla solo di paura.

Il risulatato finale e´quello di farci credere che ci sia stato rubato il futuro e che si finisca con il chiuderci in fantasie collettive su forme di passato che non esistono e che, sfortunatamente,finiscono col legittimare solo e soltanto le peggiori scelte tra i futuri possibili.

Ogni era finisce col crearsi un passato ad imagine e somiglianza sia di quello che vorrebbe essere e soprattutto,di quello che varra´essere.

I passati che ci immaginiano non solo non sono mai esistiti ma ci portano e dei futuri che sarebbe meglio evitare.

Il punto chiave e´sempre e solo il vuoto socio-culturale in cui viviamo come ha evidenziato Elisa Padoan nel corso di Buongiorno Economia:

http://www.reteconomy.it/programmi/regole-del-gioco/2015/gennaio/14-terrorismo/integrale.aspx .

 Un vuoto socio-culturale che fa si che in molti abbraccino il fanatismo nelle varie forme in cui si manifesta per cercare un qualcosa che possa riempire le esistenze.

Non accade solo a chi decide di divenire un foreign fighter od a chi abbracci il fondamentalismo non religioso ed il parlarne e´la sintesi di tutto questo articolo.

B.5 – Noi Vs. Noi

 “Noi”…”Loro”.

“Loro”…”Noi”.

Con un “Voi” nel mezzo che si erge come un muro. I muri,le fortezze hanno la peculiarita´di bloccare ed al contempo di bloccarci. Dietro la falsa illusione della sicurezza,(falsa perche´una fortezza per quanto potente possa essere finisce –prima o poi- col cedere a qualcuno),si nasconde la certezza che il muro ci delimita e finisce con il constringerci ad auto-delimitarci.

A chiuderci da soli in una fortezza immaginandoci circondati da orde di nemici.

L´Indice Mondiale della Felicita´si basa su 4 famiglie di variabili e tra queste quella relativa al nostro desiderio di essere in grado di decidere del nostro futuro. Ovvero il fatto di essere liberi di decidere del proprio futuro come elemento chiave per essere felici.

Fa pensare che su base mondiale questa famiglia di variabili abbia oramai da decenni un peso non superiore al 10%.

Ovvero a significare che il fatto di essere liberi di decidere sulla nostra vita sia ,di fatto, ininfulente sulla nostra felicita´. E quindi che il terrore stia vincendo… .

E´questa, quella contro il terrore che ci annichilisce, la sola ed unica guerra che stiamo combattendo e che dobbiamo vincere.

Ci ritroviamo ignoranti delle cose del mondo nei termini della sua comprensione.

Il potere non e´sapere ma comprendere e lo dimentichiamo arrogantemente arrocati dietro le mura di una superficiale iper-obesita´informativa che ci perde tra la vacua convinzione di poter comunicare usando solo 140 caratteri e la falsa sicurezza di un sapere nozionistico da enciclopedia online.

Stiamo perdendo la capacita´di comunicare pensieri ed emozioni complesse, ovvero incomunicabili con 140 caratteri con contorno di faccine che sorridono o piangono.

Vuoto culturale … ovvero non la cultura come insieme di nozioni ma come comunicazione.

Noi Vs. Noi”… ed e´questa la chiave.

Non parliamo di commando che si infiltrano nelle nostre citta´e poi colpiscono ma di “noi” che andiamo in giro per il mondo ad imparare ad uccidere altri “noi”.

E quindi tornare per uccidere come unico modo per sentirci vivi!!!

 Tragicamente suicida l´ uccidere “noi” per sentirsi vivi come “noi”.

Cosa non funziona piu´nel nostro mondo per arrivare a questo?

Quando ci siamo persi per strada dato che e´certo che non e´ solo la religione intesa come fondamentalismo la risposta.

Come non lo e´il credere nella voglia di morte di altre forme di fondamentalismo,(eco-terrorismo ed altro),che nella distruzione danno un´illusione di vita.

E´tempo di non ascoltare piu´i falsi maestri…ma quali sono quelli buoni?

Quelli che partendo dalla complessa,e non complicata,problematicita´del reale non parlano ma dicono che esiste un ottimismo razionale che, a partire dai problemi,porta alle soluzioni.

Ovvero al futuro.

Fermiamoci e chiediamoci quale futuro vogliamo scegliere e nel farlo battiamo il terrore una volta per tutte!

 Paolo Dealberti ©2015 (e´consentita la riproduzione integrale gratuita se non a fini commerciali ed a condizione di citare l´autore e la fonte con un hyperlink attivo)

(questo articolo fa parte di “Italia,Responsabilita´1.0 http://www.amazon.com/s/ref=nb_sb_noss_1?url=search-alias%3Daps&field-keywords=paolo+dealberti)