In una cosa almeno sono simili gli uomini, gli alieni e gli animali.

NON mangiano quello che non gli piace.

Uomini ed animali,(non so gli alieni),si differenziano per una cosa: gli animali non mangiano mai quello che fa male.

Poi possiamo dire che anche per un’ altra cosa gli uomini,(e forse anche gli alieni),si differenziano dagli animali: considerano il cibo non solo un insieme di fattori alimentari ma anche un simbolo.

Petanto non ci sorprendiamo per il fatto che si possa viaggare anche per andare a mangiare.

Intendo il cibo come cultura, simbolismo,comprensione di simboli oltrechè  piacere.

Alfabeto alimentare per conoscere una nuova lingua simbolica: il food appunto.

Ovvero una componente delle mappe mentali del mondo.

Per questo possiamo anche dire che il cibo ed il viaggio siano in borderline nei nostri viaggi.

Esistono e coesistiono finendo col fondersi troppo spesso inavvertitamente.

E visto che il mondo può anche essere letto in filigrana come un network di 296 città incubanti le varie forme di modernità  

Beh visto questo,vediamo come il viaggio ed il cibo siano borderline in una di esse e con questo inauguriamo la sezione dedicata al food,(Gnammmmm).

Ed andiamo a Dubai.

Onestamente non capiamo cosa ci sia da impressionarsi per l’ elevata concentrazione di auto di lusso e di grattacieli.

Dubai e’ ancora troppo uno spazio prima che essere un luogo.

Nel senso che la sua dientitaà non è definita.

Non possono definirla i circa 4 milioni  di litri di acqua giornalmente desalinizzati per irrigare i campi da golf.

Neanche i mall duty free.

Possono creare una personlità,od almeno aiutare a crearla, di più le  migliaia di società localizzate come pure l’ importante hub portuale e la compagnia che lo controlla.

Almeno esprimono una vocazione: commercio….talassocrazia.

E la storia da Atene a Londra è piena di città (anche) mecantili di sogno.

Ma torniamo a Dubai ed al food ed il viaggio intesi come reciproco borderline.

Dubai è una città di confine nata per trovare un futuro dopo il petrolio. Ed il suo confine la pone come uno di riferimento degli scacchieri geopolitici più “caldi” del momento: il Greater Middle East

In termini culinari questo significa il poter trovare variamente mixata la cucina Araba,Beduina, Libanese, Iraniana oltre a quella del menù tipico internazionale di ogni città importante.

Focalizzando il nostro stomanco su quella più propriamente della regione  con un cammello alla brace.

Da piatto per le cerimonie Beduine nel tempo è divenuto una delle prelibatezze delle elite locali.

Ma il punto chiave è riportarci nel contesto culturale da dove questo piatto proviene in modo da fondere il sapore col simbolismo. E quindi mixare viaggio e cucina.

Le poesie di Saydah Dhul Rumma e  la leggenda Beduina sulle origini del loro rapporto coi cammelli ci dicono molto. Questa leggenda dice che i Beduini non conoscevano i cammelli fino a quando non li presero ad una popolazioen Ebrea che li aveva. E da allora come dice Saydah Dhul Rumma divennero la navi del deserto.

Nave del deserto… forse on è una coincidenza che lo si colga guardando questo piatto dove  nel cammello vi è tutto il mondo che manca nel deserto ma che attraverso il deserto una nave può trasportare.

La ricetta infatti prevede che il ventre dell’ animale prima di essere arrostito sia riempito di strati di pesce,frittate,carne di agnello e polli.

Un tributo ultimo… un rendere simbolo questo compagno di vita quando viene mangitao e diviene parte di chi lo mangia.

Crudo?

Forse borderline ma rende l’ idea di come  viaggio e fodd si fondano ben oltre il gusto per  aiutarci a capire il simbolo.

Phileas Compass

(è consentita la riproduzione integrale a fini non commerciali a condizione di porre un hyperlink attivo alla fonte)