Dalle birre aromatizzate passando per i vinelli o la vodka con essenze.

Anche l’olfatto è importante se in un museo di auto annusiamo l’odore del Pit Stop o nelle camere di una catena di luxury hotel un mix di essenze.

Flavour e Scent Marketing: trend consolidatissimi dove l’industria Italiana è a “rimorchio”.

Due esempi: le birre, sebbene siano una realtà da decenni nessuno ha pensato di andare in questi mercati con prodotti simili, (i Belgi vendono birra in Germania e perché non potrebbero gli Italiani?), e nessuno ha pensato che, un giorno, sarebbero arrivate in Italia. Idem per i vini aromatizzati che fanno cosi´trendy & cool. C’è poi la pochezza in termini di comunicazione per reagire ai kit che “riproducono” il sapore dei vini.

Un gap da colmare. Perche´?

I sapori si creano ed il mercato poi li chiede. E´avvenuto da sempre in un mondo in cui il lifestyle esiste da almeno 1.5 milioni di anni.

Immaginiamo il cimonno che si importava a Roma nel II AC dall´Australia oppure il cacao od il tabacco.

Ma immaginiamo anche l´omologazione dei sapori dei vini in un mondo dove pochi Guru indicano le miscele ai grandi produttori e poi gli altri si  adeguono. Ricordo anni orsono ad una cena organizzata al Kampisky di Monaco di Baviera in cui si presentavano dei  vini diq qualita´ Italiani come al terzo assaggio in tanti, a dire il vero in troppi si chiedessero se un noto produttore Californiano non avesse comprato questi produttori di livello Italiani. A quell punto e con un certo imbarazzo il distributore Tedesco che aveva l´esclusiva come pure  i produttori Italiani presenti dissero,(? ammisero), che si erano ispirati ad alcuni vini e che questo tipo di prodotto per questo motivo era da definisrsi come “vitigno internazionale”.

Se qualcuno beve un vino Italiano o Francese fatto con un kit da aggiungere all´acqua e lo considera come tale e´un problema culturale.

Culturale nel senso di mancata educazione al gusto…ma non solo e sarebbe troppo semplice.

Dato che questi kit costano come una bottiglia di medio livello viene logico pensare che non sia il denaro il problema nel senso che chi ha comprato questo kit con la stessa somma poteva comprarsi un vino “vero”.

Ma non lo ha fatto preferendo quello “falso”…e se lo ha  fatto e´perche´poi cosi´falso non lo ritiene.

Ed i gusti si creano.

Il problema e´che  se non andiamo oltre una sterile auto-difesa e non iniziamo a creare una percezione ed una identita´non ne  veniamo fuori.

Questo anche perche´e non tanto per assurdo un kit per vini consente a chi lo compra di sentirsi legittimato eticamente in una ottica da “km0 /consume sostenibile”.

Ovvero?

Immaginiamo di trovare un kit in Internet che costi come una bottiglia di vino di medio livello dato che il costo medio di questi preparati e´intorno ai 40€.

Comprandola oltra alla soddisfazione di avere il “nostro vigneto in casa” avremo anche quella di poter dire di aver risparmiato a Madre Terra i concimi ed il Co2 per produrlo in maniera tradizionale,(più filiera corta/km0 di così è impossibile).

Si tradizionale a questo punto e non naturale.

Se qualcuno preferisce investire 40€ in un kit anziche´in una bottiglia di vino il punto non e´ economico,ovvero il volere risparmiare, ma di identitá da crearsi.

Pandora Escondida

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