GALLONI: Allora, dicevo, prima di tutto sgombriamo il campo da un equivoco, che può riguardare
anche la mia posizione sull’Euro, io considero l’Euro un qualcosa di mal fatto, mal nato e mal
pensato, che come poi dirò meglio non è neanche una moneta, è un insieme di regole sbagliate,
che in parte sono state applicate in modo miope e in parte non sono applicabili.
E questa è una visione direi storico-razionale della cosa, come cercherò poi di dimostrare nella
prima parte di questo mio intervento, poi ci sono altre due posizioni sull’Euro, più o meno
irrazionali, sicuramente la più irrazionale è quello della difesa, come dire apodittica, incondizionata
e acritica, dello stesso, di cui tu hai parlato prima e non aggiungo nulla. Poi c’e un’altra posizione
che è in parte irrazionale, in parte no, che è quella dei complottisti per cui l’Euro sarebbe il frutto di
un progetto che, come dire, poggia le sue radici negli anni ‘30 e in una visione di asservimento
dell’Europa, meditata in ambito di alcuni circoli esoterici che però poi ci ritroviamo a dirigere il
Bilderberg e altre situazioni.
Perché non condivido pienamente questa visione complottista, perchè nella mia lettura di
ricercatore dei fenomeni storici ed economici, ma anche nella mia esperienza di direttore del
ministero del lavoro, mi sono accorto che questi cosiddetti poteri forti, non sono forti per niente se
trovano qualcuno che li contrasta. Quindi da una parte la loro preoccupazione è quella di piazzare
personaggi a loro favorevoli che non li contrastino, dall’altra però quando poi per eventi vari, che si
chiamino Roosvelt, si chiamino Kennedy o via dicendo, c’e qualcuno che li contrasta,
chiaramente questi poteri forti perdono completamente questa loro prerogativa.
44,45
Quindi il fatto che siano gnomi della finanza, dell’alta finanza i Rockefeller, i Rothschild eccetera,
che stiano li a tramare contro l’umanità è ampiamente dimostrato, ma che poi l’effetto dei crimini
contro l’umanità sia ascrivibile in modo diretto, continuativo e sistematico alle loro riunioni, alle loro
trame, alle loro chiacchierate, questo mi lascia delle notevoli perplessità; e con ciò non voglio
stroncare la posizione complottista, sia chiaro, o la ricostruzione di eventi e di fatti di un certo tipo.
Ah ecco, è arrivato Armando Siri, avevo preannunciato la tua venuta, accompagnato da Marco
Perino, poi dopo, magari, come vogliamo fare? Quando finisco la mia relazione facciamo le
domande e poi se vuoi fare.. hai fretta? No…
45.41
Allora riprendiamo il filo del discorso e vediamo come siamo arrivati anche all’Euro, ma questo lo
farò rapidamente visto che in pratica è più un ripasso quello che sto cercando di fare.
Partiamo come al solito dal 1944, in cui vengono decise due cose: una più importante e una più
conosciuta.
La cosa più importante è che i paesi leader del pianeta, che sono quelli che poi ribadiranno i loro
accordi poco dopo a Yalta, si rendono conto che, per far crescere l’economia mondiale, occorre
che i paesi leader, i paesi forti aiutino quelli che vogliono dotarsi di un apparato industriale o
comunque essere autonomi economicamente.
Si parla di apparato industriale perché come potrete intuire negli anni 40 il clou dell’economia non
era tanto l’agricoltura o i servizi, ma era l’industria pesante, l’industria metalmeccanica, in parte
l’industria petrolchimica che cominciava.
La seconda cosa è quella più conosciuta e che riguarda la moneta, cioè, al di là di quella che era
la posizione di Keynes che fu battuta e superata da quella di White si decise di agganciare il
dollaro, secondo un rapporto fisso di 35 dollari appunto per un oncia di oro, all’oro e,
conseguentemente, tutte le altre valute che erano agganciate in modo fisso, a cambio fisso, con
l’oro potevano corrispondere a quel valore che era necessario per garantire almeno ai non
residenti di convertire la propria moneta in dollari e i dollari in oro.
47,42
Abbiamo un quasi trentennio di grande sviluppo, in cui sicuramente il Paese che fa progressi
maggiori è l’Italia, la quale si troverà appunto negli anni settanta ad aver superato
inaspettatamente l’Inghilterra, avvicinare la Francia, minacciare da un punto di vista della sua
competitività la Germania, ma l’anno più importante di cui tu hai parlato è il 1971, quando cade
uno degli elementi fondamentali, ma non il più importante, degli accordi di Bretton Woods e cioè la
convertibilità in oro del dollaro per i non residenti.
Perché è importante questa data? Perché dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che le teorie
cartaliste erano erano corrette, cioè che fondamentalmente la moneta poteva esistere senza avere
un valore intrinseco, poteva essere un pezzo di carta che per convenzione o per corso forzoso, per
legge, veniva come dire utilizzata pro soluto o pro solvendo, a seconda dei casi, di tutti i debiti.
Ma perché questo avviene nel 1971? Perché è a partire da quel periodo, anno più, anno meno, per
la prima volta nella sua storia, perlomeno nella sua storia plurimillenaria, perché poi c’e una storia
anche precedente dell’umanità, l’umanità si trova a superare le condizioni di scarsità materiale.
Cioè i beni e i servizi, parliamo del cibo, parliamo di vestiario, parliamo di mezzi di trasporto
potenzialmente non sono più scarsi, cioè ce n’è più che abbastanza. Questo fa si che ovviamente,
mentre in precedenza la centralità nell’economia fosse del produttore, perché comunque c’era
domanda e, quindi, è l’offerta che corrispondeva, alla domanda perché la domanda comunque
rimaneva parzialmente insoddisfatta; dopo questa data la centralità è nella capacità di vendita dei
prodotti e quindi sembrerebbe rafforzarsi l’enfasi assicurata dalla teoria keynesiana al momento
appunto della domanda del consumo e via dicendo.
50.16
E qui tornano anche come dire alla memoria le ricerche di quel Kontradieff che infondo aveva
preceduto Keynes di almeno10 anni, pur facendo una brutta fine perché aveva sbagliato Paese.
Però, ecco qui, negli anni 70 che cosa succede? Succede che a questo sganciamento dell’oro dal
dollaro e alla ripresa delle classi medie all’interno dei singoli Paesi, occidentali, di cui hai parlato tu
– ma c’è anche un forte come dire subbuglio che proviene di Paesi produttori di petrolio – per cui
comincia una fase definita dagli studiosi di erraticità dei cambi. In realtà che cosa succede durante
gli anni ‘70? Che i paesi più deboli non riuscendo a vendere all’estero abbastanza o perché stanno
importando troppo devono svalutare la propria valuta, la propria moneta, mentre i paesi forti
avendo un eccesso di esportazioni e via dicendo, devono rivalutarla. Però pian piano, durante gli
anni ‘70, e si arriverà al G7 fondamentale del 1979, si va alla rottura della logica lungimirante e di
equilibrio di Bretton Woods, cioè si arriva all’idea, di cui è come dire il principale testo di riferimento
Il dibattitoproibitodi Fitoussi, al fatto che ciascun Paese dev’essere responsabile dell propria
bilancia dei pagamenti. Questo vuol dire che se un Paese debole non riesce ad equilibrare la sua
bilancia commerciale dovrà aumentare il tasso di interesse per attirare i capitali e riequilibrare la
bilancia dei pagamenti. La bilancia dei pagamenti ha fondamentalmente due componenti, quella
commerciale – import export – e quella dei capitali. Quindi se non riesce a riequilibrare con la
bilancia commerciale deve riequilibrare con la bilancia dei pagamenti. Viceversa i paesi forti, non
dovendo più rivalutare il proprio cambio, abbassano il tasso di interesse, perché non sono
interessati a ricevere ulteriori capitali, perché la loro bilancia è già in equilibrio.
Il risultato di questa politica è invece il disequilibrio cronico perché si crea un sistema che come
tale è insostenibilie a differenza del precedente. Perché i Paesi deboli diventano sempre più deboli
– perché aumentare il tasso di interesse significa fare meno investimenti e diventare meno
competitivi, quindi peggiorare la propria bilancia commerciale e quindi dover accelerare sul pedale
dell’aumento dei tassi di interesse – viceversa i paesi forti diventano sempre più forti perché
riducendo il tasso di interesse hanno maggiori opportunità di investimenti anche tecnologici e
anche di crescita della propria competitività.
53.55
Con gli anni ‘70 emergono fondamentalmente 3 o meglio 4 grosse tendenze culturali le quali poi
saranno all’origine di tutte le rovine successive.
La prima è che scoperto che non ci sono più limiti materiali, ovvero monetari, alla crescita dell’economia, si impone un altro limite che è quello
ecologico, dell’ambiente. Quindi nascono, con il Club di Roma o meglio Peccei e un certo tipo di
ambientalismo o ambientalismi, la teoria diciamo così neo malthusiana secondo la quale la
crescita dell’economia e delle industrie in tutti i Paesi del Pianeta, vedi India, vedi Cina e via
dicendo, sarebbe insostenibile per le risorse del pianeta e per la sostenibilità dei livelli di
inquinamento. In realtà le equazioni o l’equazione che propone il Club di Roma è un’equazione
non corrispondente alle cose. E’ un equazione lineare in cui aumentando la produzione aumenta
proporzionalmente la quantità di agenti inquinanti e il consumo delle risorse, per cui si arriva a un
punto in cui non è più sostenibile il modello. L’economia non funziona così. L’economia funzione
che all’aumentare delle quantità produttive diventa conveniente introdurre delle tecnologie che
risparmino le risorse più scarse e che riducano la quantità di agenti inquinanti per unità di prodotto,
soprattutto se ci sono delle politiche in tal senso, che lo impongano ovviamente. Quindi se io
imprenditore so che c’ho una legge che mi impone di ridurre e abbassare l’inquinamento, io devo
introdurre le tecnologie per evitare di pagare multe, tasse e via dicendo. Questo è il punto. Quindi
l’equazione che esprime come lo sviluppo, soprattutto industriale, determini inquinamenti o
consumo di risorse pregiate o scarse o non rinnovabili non è un equazione lineare. E’
un’equazione differenziale con derivate parziali per cui ,in effetti, il problema è se tutti quanti fanno
una politica che renda conveniente l’introduzione di tecnologie sempre più avanzate, in grado di
risparmiare risorse pregiate per unità di prodotto, ovvero quantità di inquinanti per unità di prodotto. Questo è il cuore della faccenda.
56.59
La seconda  ondata culturale nefasta è quella che riguarda il rapporto tra aumento dei mezzi
monetari e inflazione e cioè che ci sia un rapporto diretto fra le due cose. In realtà con il legame
della moneta con l’oro la difficoltà a definire la giusta quantità di moneta nasceva proprio dal fatto
che l’equazionè è un equazione differenziale con derivate parziali rispetto al problema della
quantità di oro che c’era nel valore intrinseco della moneta. Dopo il 1971 invece l’equazione che
descrive la quantità di moneta diventa un’equazione lineare. Cioè ci vuole tanta moneta quanta ne
domandano gli investimenti buoni e necessari che si vanno a ipotizzare. E quindi la teoria che
l’aumento della moneta determini un aumento di inflazione dimostra tutta la sua infondatezza. E
infatti chi la sostiene vince il premio Nobel per quelle che sono le contraddizioni della specie
umana…
E in effetti il rapporto tra mezzi monetari e inflazione è determinato dalla quantità di beni e servizi
che questa moneta è in grado di comperare. Se cioè i beni e servizi sono scarsi come poteva
essere nel passato è chiaro che l’aumento di mezzi monetari determina inflazione. Ma non perché
si inflazioni la moneta, ma perché non ci sono i beni e servizi da comprare e quindi la scarsità
determina l’innalzamento dei loro prezzi. Faccio sempre l’esempio di quello che successe in
Europa durante il 16° secolo quando arrivarono metalli preziosi dalle Americhe, dal nuovo mondo,
 e furono monetati. La gente andava a comprare beni, soprattutto cibo e vestiario, ma non c’erano
perché le capacità tecnologiche del tempo non erano in grado di corrispondere al tipo di bisogni
che venivano veicolati da questa nuova moneta. E quindi ci fu la botta inflattiva tremenda eccetera.
59.26
Laterzaondata diciamo così culturale che ci interesssa e che caratterizza gli anni ‘70 è
l’abbandono del modello delle economie di scala. Cioè, in nome del fatto che ci sono le rigidità
produttive e dall’altro, delquartoelemento, diciamo così, di cambiamento culturale di quel periodo
– e cioè la diversificazione e la segmentazione della domanda da parte dei consumatori che,
durante gli anni ‘60, ovviamente, hanno cominciato ad imporre i loro gusti e la diversificazione delle
loro richieste – viene messo in crisi il modello delle economie di scala e quindi il modello dei costi
decrescenti che ha caratterizzato lo sviluppo capitalistico fino a quel periodo. In realtà non è che
cambia questa caratteristica dello sviluppo capitalistico, ma viene a cambiare il substrato culturale
fondamentale. Fino a quel punto la forza e la caratteristica del Paesi cosiddetti a democrazia
industriale, industrializzati, o sviluppati o in vario modo definiti stava nel fatto che i sindacati
imponevano e ottenevano aumenti salariali. Conseguentemente il lavoro diventava una risorsa
sempre più costosa e diventava conveniente introdurre tecnologie per risparmiarlo. Questa
innovazione tecnologica a sua volta garantiva profitti, salari alti, tasse che potevano servire per
sviluppare i servizi sociali, per cui tutto il sistema si basava su questa distribuzione dei guadagni di
produttività, che è tipica delle economie di scala, delle teorie dei costi decrescenti e anche del
cosiddetto modello renano. Perchè poi è curioso che la Germania applichi un modello a se stessa
di bassi tassi di interesse, di alti investimenti tecnologici, di elevati salari e di spesa pubblica in
equilibrio e poi non voglia che quello stesso modello possa essere applicato dai paesi vicini.
Questa è un’altra di quelle contraddizioni.
1.1.49
Dunque, questi 4 fenomeni di cui abbiamo parlato e, allora, in nome dell’alternativa, cioè,
praticamente, della teoria invece dei costi crescenti, vengono richiesti riduzioni di democrazia, di
presenza dei sindacati e degli stessi salari dei lavoratori. Perché se i costi sono crescenti e c’è la
globalizzazione il mantenimento di elevati salari determina perdita di competitività e,
conseguentemente, chiusura delle aziende. Questo è il motivo su cui e stata poi favorita e
introdotta la nuova politica del mercato del lavoro.
1.2.45
Con, adesso non sto qui a ripetere, appunto l’81 e la netta separazione tra le Banche Centrali e i
problemi di fabbisogno dei Tesori, dei Governi, però va appunto sottolineato il caso italiano perché
– mentre noi avevamo lo stesso regime che aveva per esempio l’Inghilterra – durante gli anni ‘80
la Banca d’Inghilterra, se il Governo era in difficoltà, stampava Sterline, mentre la Banca d’Italia
non solo non stampava più Lire, ma non comprava neanche più – come hai ricordato e poi come
ho scritto anche in un mio testo – i Titoli. Per cui se ad un asta non veniva venduto il 100 per cento
dell’offerta, veniva venduto per esempio l’80 per cento, sull’altro 20 per cento aumentavano i tassi
d’interesse e poi su tutta l’offerta veniva applicato quel tasso di interesse.
1.3 50
Questo è il meccanismo cosiddetto dell’asta marginale che ha prodotto quell’innalzamento degli
interessi per cui poi il nostro debito pubblico è esploso. E poi è culminato nella nota vicenda …
…  ( continua)