dell’89 in cui ci fu l’accordo – come lo ricordo en passant, perché adesso credo che la maggior
parte di voi abbia visto anche quei video dove io approfondisco anche la mia esperienza personale
al Ministero dell’Economia, che allora si chiamava in un altro modo, ma non cambia la sostanza –
in cui praticamente l’accordo tra Mitterand e Khol: Mitterand che si preoccupava di indebolire la
competitività della Germania, ma in cambio era disposto ad appoggiare la riunificazione dopo o
con la caduta del muro di Berlino. Finché poi, alla fine, anche Andreotti abbandona la posizione filo
americana ed euroscettica e diventa anche lui dalla stessa parte diciamo così di Guido Carli,
diciamo di Ciampi ecc., che erano quelli che io chiamo gli euroestremisti che avrebbero in seguito
portato fino all’Euro. Non si è capito bene se sia stato scaricato dagli americani o se li abbia
scaricati lui, il risultato non cambia e, praticamente, in Italia inizia una deindustrializzazione forzata
per consentire all’accordo fra Khol e Mitterand di essere, come dire, operativo. Quindi noi
assistiamo durante gli anni novanta alla svendita di tutto il nostro patrimonio industriale. Pensate
che industrie leader mondiali venivano vendute, appunto, o meglio svendute al valore di
magazzino, come se fossero delle aziende decotte o perse, per cui poi c’era tutta la campagna,
chi è più anziano se la ricorda, contro le partecipazioni statali, contro l’industria pubblica; quando
invece poi queste partecipazioni statali, con tutti i loro lati oscuri in termini di corruzione, di nomine
eccetera, che erano mostruosi, però avevano e hanno contribuito a far grande l’Italia in quel senso
perché, comunque, erano considerate imprese altamente competitive sui cosiddetti mercati
internazionali.
Che adesso di queste cose ne abbiamo solo dei resti, tuttavia ancora abbastanza efficienti.
1.6.8
Quindi nel ’92 va in crisi quel modello che aveva sostituito gli accordi di Bretton Woods secondo
cui i Paesi deboli dovevano aumentare i tassi di interesse per riequilibrare la bilancia dei
pagamenti e i Paesi forti potevano ridurre per non rivalutare i tassi d’interesse e quindi si
rafforzavano.
Nel settembre del ‘92 c’è la crisi del mercato obbligazionario e la fine di quel modello diciamo
monetario. Nel frattempo che cosa è successo? Che i redditi delle famiglie si sono ridotti del 40 per
cento; questi sono i dati della situazione che conosco di più degli Stati Uniti d’America e, quindi,
praticamente, si sarebbe dovuta ridurre alla fine degli anni ‘80, all’inizio degli anni ’90 l’economia,
la domanda e conseguentemente la produzione ugualmente del 40 per cento, quindi la crisi
doveva cominciare con il crollo del mercato obbligazionario. Invece che cosa succede? Succede
che le Banche fanno da ammortizzatore sociale cioè prestano alle famiglie denaro con il quale le
famiglie vanno a comprare i titoli in Borsa e con i guadagni di Borsa finanziano la differenza fra i
loro redditi da lavoro – ridotti a causa della flessibilizzazione ben del 40 per cento – e il livello dei
consumi che viene ripreso. E pagano anche gli interessi ovviamente alle banche che hanno fatto il
prestito.
1.7.46
Il boom della Borsa dal ’92 al 2001 deriva dal fatto che si sviluppano queste nuove tecnologie, che
i tassi d’interesse appunto sono crollati, quindi riprendono gli investimenti, ma il mercato anche
borsistico e quindi la proprietà delle imprese viene dominata dai grandi fondi pensione, dai grandi
investitori istituzionali, i quali comprano pacchetti di controllo. Mentre il singolo risparmiatore o le
famiglie di cui ho parlato prima comprano, come potrebbe capitare a chiunque di noi se avessimo
risparmi in esubero, partecipazioni di minoranza e quindi ci accontentiamo di una certa
remunerazione del capitale, invece gli investitori istituzionali, i fondi pensione si sentono obbligati
nei confronti dei loro sottoscrittori a mantenere gli impegni che avevano preso nel decennio
Discorso Nino Galloni – Workshop “La Guerra dell’Euro” – 22.06.2013 – Partito Umanista
precedente quando i tassi obbligazionari erano intorno al 7 per cento reale. Quindi impongono al
management delle imprese di raggiungere questo 7 per cento.
Quindi praticamente lo shift off da obbligazioni ad azioni fa sì che il profitto – o meglio il saggio del
profitto che nel capitalismo come lo avevamo conosciuto fino a quel tempo è una conseguenza
del rischio dell’impresa e, quindi, giustifica che l’imprenditore o l’impresa lo incameri perché ha
affrontato un rischio, dando un contributo sociale all’occupazione, alla produzione, eccetera – con
il ’92 e con la presenza sui mercati dei capitali dei grandi investitori istituzionali, dei grandi fondi
pensione, viene abbandonato quel modello culturale. Cioè in sostanza il rischio viene scaricato
sulla comunità, sia lo Stato, siano le famiglie e il profitto viene anticipato rispetto al ciclo del
prodotto, cioè: mi devi dare il 7%; obiettivo che non è difficile da raggiungere in quei campi di alta
tecnologia, innovazione eccetera, dove si fa più profitto in pratica o nelle nicchie, ma che
praticamente è impossibile da conservare o da mantenere nella gran parte dell’economia che è
cosiddetta tradizionale e cioè produzione di commodities e altro.
1.10.23
Per cui si impone il taglio dei lavoratori più anziani e più esperti, si chiudono i centri di ricerca e
questa economia entra in crisi. Noi economisti non ci spiegavamo com’è che dopo il ‘92 non
aumentava l’occupazione. Noi ci aspettavamo che con la riduzione dei tassi d’interesse sarebbe
ripresa l’occupazione, invece l’occupazione continuava a calare per via di questo meccanismo che
all’inizio fu sottovalutato, soprattutto dalla sinistra, che invece vedeva negli investitori istituzionali
una forma di capitalismo più adatto, più moderno rispetto a quella del vecchio imprenditore o del
vecchio capitalismo, anche a partecipazione statale di tipo manageriale. Ma, invece io mi ricordo
che quando cominciai la mia esperienza, nei lontani anni ‘70, quei manager si vantavano di aver
assunto 1000 persone, 1500 persone, fosse nelle ferrovie, fosse nel settore elettrico,
nell’energetico, all’Eni, all’Iri e via dicendo, mentre il manager di oggi si vanta di avere licenziato
1000, 1500 persone proprio per soddisfare quello che è il vero padrone dell’impresa che è infondo
il fondo pensione. Abbiamo avuto tanti casi in Italia di aziende che erano leader mondiali in alcuni
comparti, come per esempio quello delle turbine, a livello appunto mondiale, che sono state
massacrate queste aziende perché dovevano portare il 7%. Quindi il fatto che fossero competitive,
che portassero un profitto, che innovassero e via dicendo non serviva al proprietario, serviva al
proprietario il 7%, raggiunto in qualunque modo, anche distruggendo il futuro delle aziende. Quello
che poi è puntualmente successo, il motivo per cui c’è tutta questa perdita di posti di lavoro e via
dicendo non è per la competitività, perché queste imprese sarebbero competitive sui mercati
internazionali, cioè guadagnerebbero di più di quello che costa tenerle in piedi e i loro prodotti
sarebbero domandati dai cosiddetti mercati internazionali. Però il profitto e il saggio di profitto che
garantiscono è inferiore a quello richiesto dai proprietari e quindi vengono chiuse, smantellate,
massacrate e ridotti i posti di lavoro, chiusi i centri di ricerca, bloccate le strategie di espansione
perché sarebbero strategie di massimizzazione del profitto e del prodotto che sono incompatibili
con quelle di massimizzazione del saggio del profitto. Questo è il punto fondamentale che
ovviamente ci riporterebbe direttamente a Marx se volessimo approfondire l’argomento.
1.13.20
Arriviamo all’inizio, diciamo ufficiale, di questa crisi, cioè al 2001. Nel 2001, inaspettatamente, gli
operatori e gli osservatori di Borsa notano che i profitti declinano, anche in quelle aziende
altamente tecnologizzate e che avevavo, fino a quel momento, per 9 anni, garantito il boom della
borsa stessa, che i profitti cominciano a declinare. A quel punto cominciano a svendere, comincia
la speculazione al ribasso, comincia quella che volgarmente chiamiamo la crisi.
…(continua la settimana prossima)