(Pubblicato nel contesto di “L’ ultima frontiera della geopolitica / The last frontier of geopolitics”

N.1 su 244.000 come si può verificare qui ,(9-5-16, CET 14.20) )

Oggi commentiamo le fonti prestigiose e tutti-partisan fornite ai nostri Lettori in maniera integrale e gratuita nella versione small edition di questo articolo.

Iniziamo questo articolo con una nota di colore sullo sfondo. Oggi il  Coro da Camera di Monaco di Baviera celebra il Giorno dell’ Europa cantando presso l’ Opera House di Hanoi.

In Vietnam.

Ed anche con una considerazione che ci porta ad una domanda.

La considerazione è che gli USA vogliono che l’ UE non sprofondi su se stessa mentre la Russia vuole il contrario.

Ovvero Washington teme un’ Europa senza l’UE,(sebbene resti la NATO),mentre Mockba teme un’ Europa con l’EU.

E quindi la domanda che naturalmente si pone è: come mai?

Lasciamo tutto questo sullo sfondo e torniamo a quanto nei documenti  tutti-partisan analizzati.

La crisi epocale,(per inciso:l’ ultima di una lunga serie che si è caratterizzata per il fatto che ognuna di queste crisi fosse una sorta di Rubicone geopolitico superato il quale  tutto sarebbe cambiato per sempre…),è quella relativa al Brexit.

Ovvero al fatto che il Regno Unito possa decidere con un referendum l’ uscita dall’ EU pur restando saldamente nella NATO,(un dettaglio che regolarmente sfugge ai commentatori).

Partiamo dalla visita del Presidente Obama per sostenere il Cancelliere Cameron nel suo sforzo per evitare che Londra esca dall’ UE. La stampa Britannica,e non solo,si è chiesta che diritto avessero gli USA di intromettersi nella politica interna di una paese estero in merito ad un argomento così delicato.

Concordiamo in pieno con quanto detto nella analisi di Niblett dato che il “diritto” agli USA gli deriva dagli impegni politici nel e per il continente.Ovviamente nel nome del loro intarese ma  con la conseguenza che siano anche  nel/per il continente Europeo.

Dal contenimento del terrorismo nel Mediterraneo al peso fondamentale giocato per “raffredare” Mockba in Ucraina.

Parliamo quindi del presente e del futuro dato che  in merito al passato sembra vigere l’ assunto:”chi ha dato ha dato ,chi ha avuto ha avuto. Tante grazie e belle cose mò sò business miei e mi faccio solo li busieness miei”

Ed il presente/futuro lo possiamo sintetizzare con 3 cifre:

– la sola presenza militare organica in grado di agire da reale deterrente per una Russia che nel 2014 dispiegava delle testate nucleari tattiche mobili nel Baltico

– mentre il PIL USA dipende solo per  circa un 30% dall’ export quello UK ne dipende per circa il 50%

– e la dipendenza della media Europea è del 50%

Tradotto in soldini e soldoni questo vuole solo e semplicemente dire che l’ economia USA ,in quanto meno dipendente dai mercati esteri,è strutturalmente più forte di quella EU.

E questo la dice lunga sui benefici di un’ area Transatlantica di libero scambio.

E questo ci porta al documento di Greco che è stato commissionato per fornire alle Camere ed al Governo una analisi.

Il dato di fondo è che il tanto sbandierato nuovo accordo dell’ Aprile 2016 tra l’UE ed il Regno Unito sia la ennesima farraginosa montagna burocratica che genera il solito topolino di salute alquanto cagionevole.

Londra si tiene la sterlina come pure la certezza che non è obbligata a sborsare delle sterline per salvare un paese che usa l’ euro in crisi finanziaria.

In cambio i paesi euro possono integrarsi maggiormente. E dato che nel farlo commerciano sempre con Londra non si capisce in che cosa consista la vittoria delle diplomazie EU

Inoltre Londra sa che non solo può evitarsi di partecipare alla unione bancaria,(cosa di cui hanno brindato tutti in Europa al di là della ipocrisia perché la Borsa di Londra  non ha rivali se non nei talk-show continentali),ma può anche impugnare qualsiasi decisione della suddetta unione che ritenesse dannosa.

Sul valore  della City una constatazione tra le tante possibili.

Non è un caso che la Finanza Islamica abbia scelto la Borsa di Londra e non quella di Francoforte come hub di riferimento mondiale.

Ed ogni volta che si compra un gioiello in oro o si chiede del cacao sul proprio cappuccino chiediamoci dove vengano fatte le quotazioni dei questi prodotti allo stato grezzo.

In aggiunta mantiene il proprio status speciale in merito alla sovranità (da Schengen alla cooperazione tra le magistrature).

Se a questo punto facciamo mente locale sul fatto che il Regno Unito sia,unitamente con la Francia e gli USA, uno dei tre paesi al mondo con capacità di proiezione militare globale il valore intrinseco del tutto si evidenzia da solo.

Forse il risultato a più lunga scadenza è il maggiore potere dato ai Parlamenti Nazionali.

Un qualcosa le cui reali conseguenze intermini di ri-bilanciamento di poteri tra Brussels ed i Parlamenti Nazionali sono tutte da verificare.

Se sulla carta i Parlamenti Nazionali risultano più forti è anche vero che non è chiaro come poi questo si traduca in una effettiva  regia comune sia verso la burocrazia della UE che verso una BCE indipendente.

Ma alla fine il vero punto cardine politico è quello sulla immigrazione.

Infatti se al di là delle ipocrisie e degli assoli ombelico-centrici da talk-show era da sempre chiaro a tutti che:

-la City doveva restare la City in quanto asset strategico del sistema bancario Europeo

-sulla concorrenza e gli standard dato il livello di integrazione nessuno poteva pensare che non si trovasse un accordo

Ben altro è per quanto riguarda l’ immigrazione.

Gli accordi  segnano un passo indietro rispetto alla libera circolazione delle persone e visto quanto accade al Brennero ci portano ad analizzare nella giusta prospettiva la Turchia.

Passato il Bexit saranno le relazioni con Ankara il nuovo tormentone-Rubicone strategico per l’ UE.

E con un occhio di altissimo livello Tedesco analizziamo come la Turchia si muova in Afghanistan,ovvero nel contesto del mondo Asiatico anche Turcomanno.

Le dorsali chiave intorno a cui si coagulano a vari livelli le azioni Turche sono così sintetizzabili:

– energia

– logistica,(semplificando ma non banalizzando la Nuova Via della Seta ma anche il corridoio ferroviario ad alta velocità che,passando dalla Russia,unirà Beijing con Berlino in 48 ore dando un nuovo senso al termine di logistica just-in-time)

La protagonista delle azioni di politica economica,(una componente dello Smart Power di una nazione),è l’ agenzia Turca per lo sviluppo internazionale: TIKA.

Una agenzia con un impegno non trascurabile che  ha garantito l’ accesso alla istruzione primaria di circa 100.000 bambini Afgani come quello all’ assistenza sanitaria di base ad almeno 5 milioni di Afgani.

Ma non meno importante è l’ impegno nell’ ambito della sicurezza in Afghanistan pure nella regione.

E qui Ankara coopera strettamente con Mockba senza che quanto accada in Siria possa ledere la cooperazione.

E poi,ovviamente,con Washington,Berlino,Londra,Beijing,New Delhi e Teheran.

Ovvero ben oltre il coinvolgimento nel contesto ISAF.

Il tutto si traduce con una frase: la Turchia è un partner che ha le sua carte da giocare fino a quando i suoi interessi coincidono. Dopo sarà un competitor in termini di influenza e le  alleanze varieranno.

Anche perchè visti i legami nell’ area con Teheran e quelli nuovamente ricercati con Israele nel M.O. nulla impedirà ad Ankara di giocare la carta della diplomazia parallela tra le Iran ed Israele.

Ed il tutto ci porta a dire che  non sia la Turchia forte in sè ma  l’ UE che nuovamente è e si mostra debole.

Al confine con la Grecia come qui ed i 2 scachieri geopolitici non sono poi su due pianeti diversi. Anzi,il contrario.

Debolezza…una percezione in cui erroneamente la immigrazione troppo spesso diviene una medaglia in cui l’ altra faccia esprime una paura che si chiama terrorismo.

Torniamo agli attentati del 22 Marzo a Brussels.

Se la ratio era colpire l’ Europa per la sua guerra all’ ISIS allora perchè non colpire la NATO?

Paura? Duplice paura?

Eh,si. La paura degli attentatori nell’ andare a colpire un qualcosa molto ben più difeso.

La paura dei mandanti nel ritrovarsi poi a fronteggiare una risposta militare che gli avrebbe dato il colpo finale sia in Siria che in Iraq.

E quindi si sono concentrati sul bersaglio percepito come più debole sia nella simbologia che nella sostanza. Ovvero l’ UE.

Non condividiamo sulla analisi che vede le istituzioni dell’ UE come un target se non per quanto attinente alle sole che  funzionino: quelle operanti in termini di aiuto umanitario.

L’ UE non ha un esercito.

L’ UE non ha una polizia od un anti-terrorismo e meno che mai una intelligence coordinata sul serio.

E quindi non rappresenta una minaccia di topo militare o meta-militare.

L’ Interpol e la NATO non sono l’ UE.

Lo sanno i pianificatori del terrorismo come lo sanno anche i politici che di demagogia campano.

Il punto cardine è che 15 anni dopo 9/11 e 12 anni dopo quello alla metropolitana di Madrid solo nelle simulazioni alla Stratego nei talk-show esiste un’ UE militare e meta-militare,(intelligence e polizie coordinate).

Questo ci porta a dire che però che l’ allerta deve essere mantenuta alta in quanto vi saranno dei bersagli UE,(oltre alle agenzie che si occupano di aiuti umanitari),per il fatto che la EU:

– NON sarà colpita come entità internazionale operante in aree dove il terrorismo combatte

– MA SARA? colpita come UE in Europa,ovvero dal radicalismo che ‘ diventato armato in quanto non vede in Europa e per l’ Europa una mobilità sociale verticale e con essa lo sviluppo

E qui fa riflettere il fatto che  sull’ IVA … ovvero che in un paese il valore aggiunto nel produrre sia meno tassabile che altrove.

Come dire che trasformare del metallo in un’ automobile abbia meno valore in Romania che in Polonia, Germania od in Italia.

Immaginiamo che per una macchina prodotta Detroit si paghi meno IVA di una prodotta in California

E qui ….

Aaarav Redisni

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Ovvero?

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E più si comprende meno veniamo presi in giro!