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Domanda dal pubblico: Perché non paga le tasse una banca?
Perché nasconde, in realtà, il margine operativo vero che non è la differenza fra i tassi attivi e i
tassi passivi, su cui paga le tasse, ma è la differenza fra la moneta creata e zero. Al lordo,
ovviamente, perché comunque una banca ha spese di funzionamento, deve pagare gli impiegati
eccetera. Quello va sottratto nei costi, quello fa parte dei costi. Però la parte diciamo così, tra
virgolette, dei guadagni è tutto quello che gli imprenditori danno alla banca, attraverso gli scoperti, i
fidi, i prestiti, e i mutui e altre operazioni di leasing e via dicendo, factoring e tutto quanto.
Dunque dicevo,
Quindi sostanzialmente il sistema sta andando…, ah ecco stavo dicendo, l’unico modo per far
andare per aria una Banca è quello di generare il panico per cui i risparmiatori, i depositanti, i
correntisti prendono via i loro soldi. Perché non è che quei soldi lì, veri, che noi mettiamo dentro
alle banche servono per fare i prestiti, che non è quello il modello in nessun modo, ma servono per
gestire la liquidità. Cioè, i depositi sono le somme che servono quando vai al bancomat o hai
bisogno di mille Euro cash, eccetera, li vai a riprendere… Se tu pensi che non ti danno i mille Euro
li vai a togliere. E’ quello che fa saltare la banca. L’unico modo certo per far saltare le banche è
quello di generare il panico. Quindi mi domando, no?, ma si rendono conto, con queste strategie
cosa vanno a rischiare? E lì rientrano in gioco ovviamente le teorie complottistiche.
Beh, per finire questa prima parte, dirò solo che, ovviamente, dal lato buono, che c’era anche nel
programma – almeno nelle parole iniziali – di questo governo, c’è il ripristino della
golden rule.
Perché, allora – ragioniamo a proposito dell’Euro – in pratica, all’inizio l’Euro era una non moneta,
era un insieme di regole poi, paradossalmente, si è scoperta una super moneta per aiutare le
banche, ma all’economia reale non ne è venuto niente. In un secondo tempo, quindi più o meno a
partire dal 2011, la Banca Centrale Europea è intervenuta sul mercato dei titoli e dei debiti sovrani
quindi, fondamentalmente, si è fatto retromarcia rispetto a quel famoso, fatidico per l’Italia, 1981.
Manca il terzo passaggio per essere una moneta e cioè quello di finanziare in disavanzo gli
investimenti pubblici che sono l’unico modo per riavviare la ripresa, per acchiappare la ripresa.
Ora, questo si chiama grosso modo golden rule ed è un qualche cosa che, secondo me, Draghi
sarebbe disposto a fare, perché ha anche detto recentemente – altre paroline magiche dei
banchieri – che, probabilmente, in determinate circostanze eccezionali, le regole si possono non
rispettare, quindi vuol dire che si può anche stampare moneta o autorizzare mezzi monetari per
fare gli investimenti e per finire questa commedia.
Il problema diventa però con quale regime, in quale contesto. Perché che da questo sistema noi
fuoriusciremo, è sicuro. Il problema è se ci usciremo da schiavi o da uomini liberi.
Ne usciremo da schiavi se sarà merito di quelli che stanno adesso, diciamo, alle leve del potere
internazionale. Ne usciremo da liberi se lo imporremo noi dal basso controllando i meccanismi.
Questo è, credo, quello che c’è sul piatto, non se si continuerà con l’Euro – con quell’Euro là – non
si continuerà con quell’Euro là perché, fra l’altro, se non introducessero la golden rule, prevedo chel’Euro salterebbe.
Peraltro Germania e Francia e, in parte, come dirò, Italia sono intervenute sui mercati primari dei
debiti pubblici anche con le Banche Pubbliche come previsto da un articolo del trattato di Lisbona.
In Italia un pochino l’ha fatto la Cassa Depositi e Prestiti che ha utilizzato il risparmio postale.
Questo ha abbassato nei mesi scorsi lo spread e i tassi d’interesse per lo meno sui titoli a breve
termine. Poi ci sono altri maneggi. Non dico, per carità di patria, alcune cose nostre e racconterò
solamente, giusto per capire di cosa stiamo parlando, della Francia, la quale ha presentato
recentemente alla BCE 455 miliardi di Euro di carta straccia, dicendo che erano collaterale, cioè
titoli di un qualche genere – se li è fatti garantire da una sconosciutissima agenzia di rating della
Martinica – e si è fatta autorizzare 455 miliardi di Euro meno lo 0,5%. Insomma, praticamente si
sta sfaldando questo sistema dell’Euro e genererà qualcosa di diverso. Nel frattempo, e concludo
la prima parte: 22 settembre, elezioni in Germania: qual è lo scenario peggiore? Lo scenario
peggiore è che siccome la Germania ha prodotto troppo, quindi ha esportato tanto – e da quel
punto di vista continua a essere la prima della classe – però c’è un invenduto, perché c’è mezza
Istria che è piastrellata di automobili tedesche nuove, quindi in effetti la Germania avrebbe bisogno
di una svalutazione. Quindi il rischio maggiore è che non potendo fare la svalutazione con l’Euro,
richieda una riduzione dei salari interni e questo ci scateni contro, come PIIGS, la classe operaia
tedesca e che il risultato elettorale porti a una uscita della Germania dall’Euro. Questo
significherebbe per la Germania cominciare delle svalutazioni competitive perché, se la Germania
esce dall’Euro, l’Euro si svaluta, ma la Germania dovrà svalutare la propria valuta perché c’ha tutto
questo invenduto che deve piazzare.
Quindi in sostanza ci attende qualcosa di veramente vicino a ciò che può essere una guerra,
rispetto invece a quello che possono essere degli accordi alternativi.
Qual è la via d’uscita da questo intrigo? È che noi riusciamo a trovare dei momenti di dialogo fra
movimenti alternativi Italiani e Francesi con quello che c’è in Germania, perché in Germania sono
presenti anche forze consapevoli con le quali bisogna tempestivamente dialogare e contrastare il
piano di attacco ai paesi latini e segnatamente all’Italia.
E veniamo ai nostri problemi. Dunque, l’origine del male è questa competitività esasperata che è
andata sotto l’etichetta di Globalizzazione. In realtà che cos’è la globalizzazione è un sistema in cui
per esportare di più – sempre sulla base di quel presupposto della responsabilità di ciascun paese
della propria bilancia dei pagamenti – comunque per esportare di più, sacrifichi l’economia interna,
ma ovviamente non è possibile che tutti i paesi esportino di più, quindi il sistema è per definizione
insostenibile. Tuttavia abbiamo creato il mostro di premiare sistematicamente – cioè a livello di
sistema – il produttore peggiore: quello che paga di meno il lavoro, quello che fa lavorare i
bambini, quello che inquina di più, quello che non rispetta le norme a tutela della salute, e
quant’altro.
DOMANDA DI VALERIO COLOMBO: questo qui è un meccanismo che è generalizzato a livello di
globalizzazione, ma in particolare è esasperato anche come meccanismo connaturato nell’area
Euro?
Certo, sì. Beh, non è che i paesi emergenti finora non abbiano fatto diversamente, però il dato
positivo è che i paesi emergenti, cioè i cosiddetti BRICS, anche a partire dalle risultanze
dell’ottobre scorso del congresso del Partito Comunista Cinese, hanno, come dire, cominciato a
pensare di cambiare gioco, quindi di sviluppare prima la domanda interna e di restituire alle
esportazioni un ruolo diciamo così residuale. Questo potrebbe cambiare il mondo che è tuttora
dominato dal Dollaro, però è un Dollaro come sappiamo bene o male in crisi. Quindi il fatto che
questi paesi abbiano proposto una loro banca mondiale, un loro fondo monetario e un loro sistema
di valuta alternativo, secondo me apre a delle prospettive.
1.36.10
E qui veniamo alla cosa secondo me più importante di cui dobbiamo parlare, però era giusto fare
tutte queste premesse: il nuovo modello economico.
Il nuovo modello economico è un modello che deve nascere dal basso e quindi in qualche modo si
può legare con la democrazia diretta. Deve nascere dal basso nel senso che tutti dobbiamo
produrre quello che sappiamo produrre, anche facendo uso, in questo momento che esiste l’Euro,
di monete complementari, per sganciarci dalla globalizzazione. Dopodiché, quando avremo
saturato la domanda interna, poniamo di un determinato territorio, che può essere nazionale,
regionale, locale – adesso questo poi è da vedere – possiamo esportare l’eccedenza, ma, questo
punto, l’eccedenza la puoi esportare a un prezzo arbitrario, quindi sei competitivo per definizione.
Cioè ti adegui al prezzo internazionale, ma senza sacrificare i salari, le retribuzioni, le condizioni di
vita, il welfare. Anzi, più sviluppi queste cose e meglio è, compatibilmente coi bilanci interni di
ciascuna azienda. Poi esporti le eccedenze e con la valuta internazionale che ricavi compri le
importazioni necessarie che sono quelle corrispondenti a beni e servizi che non sei in grado di
produrre al tuo interno. Quindi non è un’economia chiusa, non c’entra niente con l’autarchia, ma è
anche diversa dal vecchio modello keynesiano che era stato superato nel 1979 da quel G7.
Ovviamente è completamente alternativo all’attuale modello.
Il modello cerca di soddisfare la domanda interna e assegna alle esportazioni il ruolo di preferire i
mezzi finanziari per le importazioni necessarie. Quindi inverte quella che era la logica della
globalizzazione. In questo ambito l’augurio che vi faccio è che si passi dai BRICS ai BRIICS, nel
senso che l’Italia, che non è PIGS, diventi invece uno dei BRIICS.
Seconda
cosa, abbiamo detto
ed è il messaggio più importante che sto cercando di dare, che è finita l’era della scarsità,
probabilmente anche diciamo dell’economia al maschile. Le risorse non sono scarse nè dal punto
di vista fisico, perché abbiamo tecnologie per risparmiarne l’utilizzo per quantità di prodotto, come
ho spiegato prima. Quindi adesso vedete che sta aumentando il prezzo del palladio, delle terre
rare e del platino. Potrebbe arrivare nelle tecnologie che applichiamo un punto in cui vi diranno:

 

ah!, è finito il platino, è finito il palladio, sono finite le terre rare, vanno alle stelle. No, perché
avremo la capacità tecnologica di sostituire queste risorse ovvero di minimizzarne la quantità per
unità di prodotto con tecnologie ulteriori e quindi di non avere il problema. Lo stesso vale, se si è
capito quello che ho detto prima, per le cosiddette risorse monetarie o mezzi monetari, che poi
non sono neanche delle vere e proprie risorse. Dovrebbero essere come l’aria che respiriamo. Di
quanta aria abbiamo bisogno? Di quanta ce ne serve. Se stiamo correndo respiriamo più forte e
consumiamo più ossigeno, se stiamo in una situazione di riposo di meno, ma è questo la moneta.
Ovviamente una cosa del genere provoca un cambiamento politico o potrebbe provocare un
cambiamento politico epocale. Diventiamo tutti classe media, abbiamo tutti i servizi, ci sarà il
lavoro. Perché fra l’altro, ecco, il lavoro, e anche questa è un’altra bufala, il lavoro c’è e forse ce
n’è pure troppo. Come ce n’è magari troppa anche di produzione. Non è che manca quello. Perché
se noi remunerassimo tutto il lavoro di cura, tutto il volontariato, tutte le attività che noi compiamo
nel territorio, anche tenere pulito il nostro giardino, per esempio, introducendo un welfare
intelligente, che fra l’altro rappresenti un limite verso il basso dei salari, che oggi sono troppo bassi
e questo sta causando grandi problemi all’economia. Ma nessuno lo denuncia che il problema
siano i salari troppo bassi, dicono che bisogna abbassarli per essere competitivi, quindi dobbiamo
ovviamente intervenire sui paradigmi e la cultura economica. Abbandonare la scarsità significa
ripristinare quindi anche condizioni di una maggiore, come dire, cultura femminile nell’economia
stessa. Cose su cui ovviamente dobbiamo studiare.
Terza
e ultima cosa che voglio aggiungere qui è una nuova, ma non nuovissima, contabilità di
stato in cui noi abbiamo il pareggio fra il gettito fiscale e la spesa corrente al netto degli interessi,
esclusa la previdenza, che è un’altro regime, e inclusa ovviamente l’assistenza. Poi abbiamo in
disavanzo, compresi gli interessi, gli investimenti pubblici necessari: tutto ciò che non è gestione,
ma è investimento che dev’essere pareggiato, pari, al potenziale di crescita di una determinata
economia. Quindi abbiamo tanto disavanzo quanto ce ne serve e siccome questo disavanzo lo
possiamo coprire anche con moneta, senza interessi, ecco che questa è una strada. Però ho
delineato in poche battute una Contabilità di Stato diversa che tendenzialmente sarebbe meglio se
fosse pluriennale.
Perché ad esempio ho visto negli Stati Uniti il piano sanitario si fa su un bilancio di 9 anni o di 10
anni. Perché se noi pretendiamo di mandare a pareggio determinate poste e partite un anno per
l’altro ovviamente ci impicchiamo in logiche contabilistiche che ci portano solo fuori strada, fra
l’altro a peggiorare la stessa finanza cosiddetta pubblica. Quindi occorre intervenire anche su
questo fronte. E ho finito.
COLOMBO: Da questo punto di vista dicevi che si potrebbe pagare anche con moneta quindi ci
sarebbe bisogno comunque di un ripristino in qualche modo della sovranità monetaria forse
bisogna specificarlo, perché mi sembra fondamentale.
GALLONI: Assolutamente, è il passo fondamentale. Ho detto: l’Euro se ripristina la sovranità
monetaria quindi fa gli investimenti in disavanzo in funzione delle esigenze che ciascun membro o
paese ha, ovviamente resiste !
DOMANDA DAL PUBBLICO – Potrebbe per piacere chiarire la differenza che c’è tra fra
finanziare con la moneta lo scoperto anziché con il debito pubblico?
Mi spiego meglio, in coda ha accennato quasi per incidens a una questione che è di un’importanza
esagerata invece perché cozza con i taboo liberisti che sono diffusi, cioè l’idea che praticamente il
debito pubblico sia necessario sia l’unica soluzione e che non possa lo stato finanziare la spesa
pubblica aggiuntiva con moneta allo scoperto. Allora mi sembra una questione che merita qualche
parolina di più…
GALLONI – La moneta che può creare lo stato non è mai allo scoperto, deve essere a fronte di
precisi investimenti, i quali a loro volta siano seri, siano utili, siano necessari. Ovviamente se si
finanzia col debito pubblico è per avere un tasso di interesse, perché nel sistema quando lo stato
introduce moneta e la accetta in pagamento delle tasse ci può essere una parte di essa che viene
risparmiata. Per questo motivo è bene che esista il debito pubblico, affinché questa parte di
moneta venga reinmessa nel sistema finanziario con l’acquisto di titoli. Non è, nel modello, il
principale modo di finanziamento del disavanzo, però è molto importante che ci sia un certo debito
pubblico da questo punto di vista. La differenza la fa il tasso di interesse. E’ ovvio che se il debito
pubblico va al 5, al 10% il peso degli interessi sul sistema diventa insostenibile. Se invece è molto
basso, come attualmente sarebbe possibile, la differenza tra le due cose è data dalla domanda di
risparmio da parte diciamo dei risparmiatori, del pubblico, delle famiglie, delle imprese.