(pubblicato nel contesto della sezione relativa alla Economia Postiva Sostenibile,ovvero Crescita Intelligente & Sostenibile,che è

N.1 su 24.000.000 entires as you can verify here, 13-5-16 CET 5.00)

Qualcuno stima in un trialiardo di euro il valore complessivo dei beni del demanio e di quelli artistici non in mano a privati e per quanto stiamo scrivendo vogliamo usare una stima cosi´prudenziale e conservativa da immaginare che il valore sia „solo“ di 300 miliardi di €,(per avere un termine di paragone il fondo sovrano piu´ ricco al mondo e´ quello Norvegese con circa 600 MLD € di capitale gestito).

Nonostante piu´di un decennio a crescita zero o negativa dove una classe politica si riduceva gli stipendi ma non i vitalizi mentre una imprenditoriale si portava a casa non meno di 400 miliardi di utili senza investire ed una sindacale si spartiva un miliardo di euro/annui di finanziamenti sentendosi offesa e denunciando che la democrazia fosse in pericolo se qualcuno chiedeva di rendicontare su come venissero spesi, nonostante questo  l´ Italia e´ ancora le terza economia della EU ed il secondo paese piu´ industrializzato del continente dopo la Germania.

Dovrebbe far pensare ma invece tristemente persi nella metastasi del pessimismo irrazionale, ormai asceso a cultura e scelta di vita, non avviene.Non ci si riflette sopra ed e´ un vero peccato perche´ se lo facessimo si scoprirebbe che l´ Italia non e´ un paese povero ma un povero paese!

Un paese che arranca ma che continua a muoversi in un contesto sempre piu´difficile e questo grazie al residuo consenso di cittadinanza,(che va ben oltre il votare il piu´grande partito Italiano, il PDNV= Partito Dei Non Votanti),nel contesto di una re-risponsabilizzazione.

Un contesto che si basa sulla leadership di prontezza che diventa l´anticorpo culturale degli autodidatta della vita.E si scopre che esiste un bicchiere mezzo pieno, a dire il vero oggi pieno si e no´al 40% e sulle cui spalle grava e gira tutto il paese.

L´Italia soffre della della classica „ Middle Size Country Syndrom“,(la Sindrome del Paese di Medie Dimensioni).Pertanto e´impensabile che possa vivere specializzandosi solo su alcune produzioni di beni o servizi ed allo stesso tempo non ha  risorse minerarie generanti reddito. Il tutto si complica per il fatto che non ha la massa critica di risorse/mercato interno per competere con i paesi di grandi dimensioni.Oltre all´Italia vi sono circa altre 30 nazioni in queste condizioni.

In queste condizioni serve poco avere qualche Top Brand,(specialmente poi se sono sempre piu´ di proprieta´ straniera e che, quindi, portano gli utili e gli investimenti altrove).Specialmente poi se la realta´e´composta da galassie di micro-aziende che non hanno risorse a casua del loro essere piccolo che ,in questo caso, non e´poi cosi´bello.

Serve a poco,quindi,vantarsi come fanno nel Veneto di essere il maggior fornitore Europeo di IKEA.Serve a poco per le seguenti ragioni:

-IKEA non usa il fatto di avere una parte della produzione Made in Italy come  elemento che ne  accresca la percezione qualitativa

-la percezione qualitativa deriva dal fatto che vi sia sempre e comunque un designer,(non Italiano),dietro al mobile sulla cui qualita´garantisce il marchio non Italiano. Poi al Cliente poco importa de questo mobile sia uno di quelli Made in Italy od in Cina od in Vietnam dato che e´ di IKEA e disegnato da un Designer ed e´ solo questo conta

-se non avessero IKEA come Cliente questa aziende ,i loro distretti, non venderebbero e questo nonostante il fatto di essere di qualita´ Made in Italy…fa male dirlo ma e´la verita´

In altre parole,senza IKEA sarebbero piccole realta´ sottodimensionate e sottocapitalizzate non in grado di fare R&S, di fare Interior Design e meno che mai di fare marketing internazionale.

Lo sanno benissimo anche i produttori di kiwi e pesche del Cuneese che si ritrovano con circa 11.500 ettari allo sbando senza che nessuno abbia mai pensato di creare un consorzio in grado di generare la percezione ed il valore aggiunto di una brand come, invece, e´accaduto con le mele in Trentino.

E la lista di esempi e´lunghissima e non risparmia nessuno.

Ma sono le realta´che funzionano ed i distretti Italiani, (i Clusters), sono considerati  qualitativamente come i secondi al mondo dopo quelli di Taiwan.

Negli anni ´90 questi Clusters erano studiati in tutto il mondo,(basta ricordare Porter della Harvard Univ.),e citati come esempio,(e qui basta ricordare su tutti l´ex-presidente Clinton),ma oggi,(e nonostante siano i N.2 al mondo come qualita´),non li percepiamo come tali.

E se non li consideriamo noi come tali perche´persi nella spirale deleteria del „bicchiere mezzo vuoto“ come possiamo pensare che all´estero vengano considerati come tali?

Ovvero,come possiamo sperare di avere credito?

Credito che si trasformi in investimenti diffusi e generalizzati e non solo mirati su alcune Top Brand.Ma poi ,ed ancora, si viene a scoprire che il bicchiere non e´poi cosi´mezzo vuoto se nel 2013 le PME Italiane non quotate hanno raccolto in giro per il mondo almeno 8 miliardi di euro emettendo obbligazioni per auto-finanziarsi.

Ma di questo ,anche di questo, non se ne parla quasi fosse una vergogna o piu´ semplicemente perche´ lederebbe troppi interessi bi-partisan,quanto auto-referenziati, impegnati nel teatrino del „tutto va male ed andra´sempre e solo peggio“.

Li lederebbe dando una immagine positiva che contrasta con la liturgia della paura del futuro che vogliono fare passare come la sola,dogmatica,verita´.

Ma andiamo oltre dato che a questo Paese serve solo un piccolo segnale degli auto-refenrenzianti che compongono fin troppe classi dirigenti in modo che gli auto-didatta della vita possano esprimersi al meglio.

Partiamo da quello che gia´abbiamo ed usiamolo.

Prendiamo,ad esempio, il partimonio del demanio e dei beni culturali di cui nessuno sembra poter conoscere il valore esatto.E pensiamo di usarlo in maniera produttiva integrandolo con parte dei 158 miliardi di € dei F.di EU.

Andiamo con ordine: Fondi Sovrani di Investimento.

Sono realta´controllate dai governi in cui sono investiti risorse da usarsi in futuro per le pensioni ed il welfare.

Queste risorse sono i profitti generati da risorse naturali quali il petrolio od il gas. A questo punto sembrerebbe impossibile averne uno in Italia data la mancanza di risorse naturali.

Sembrerebbe appunto perche´,in realta´,non e´cosi´dato che dire che l´Italia non abbia risorse naturali equivale ad essere  molto ma molto miopi.

Le nostre risorse naturali sono il patrimonio culturale,(il 3. al mondo dopo quello Cinese e Spagnolo),e quello ambientale ed e´appunto li´che possiamo trovare le risorse per capitalizzare un fondo sovrano.

Come?

Qualcuno stima in un triliardo di euro il valore complessivo dei beni del demanio e di quelli artistici non in mano a privati e per quanto stiamo scrivendo vogliamo usare una stima cosi´prudenziale e conservativa da immaginare che il valore sia „solo“ di 300 miliardi di €,(per avere un termine di paragone il fondo sovrano piu´ricco al mondo e´quello Norvegese con circa 600MLD€ di capitale gestito).

Per trovare le prime risorse possiamo pensare alle cessioni/concessioni demaniali ed una percentuale dell´importo puo´essere convogliata nel fondo,(ad esempio come per le spiagge delle costa Romagnola in cui moltissime concessioni  in scadenza nel 2015 … occasione perduta…. sigh).

Ma,ed ovviamente, la stragrande maggioranze delle risorse verra´dal conferimento dei beni al fondo.

Fondo che poi, e per statuto, ovviamente veicolera´una parte degli introiti al mentenimento dei medesimi.

La terza componente di risorse viene dai 158 Mld€ di fondi EU che non hanno costo,non impattanto sul fiscal compact come pure neanche sullo spread.

Un parte ingente di questa cifra puo´essere indirizzata in settori sinergici e complementari alla gestione sia del patrimonio artistico che ambientale e qui si potrebbe stornare una parte dell´IVA per il fondo.

Questo Fondo Sovrano Italia cosi´concepito sarebbe il primo al mondo nel suo genere ma e´certo che poi in molti ci copieranno.

E´ragionevole aspettarsi che questo fondo possa guadagnare nella media dei suoi omologhi,(nel 2013 il 15% su base annua).

Vi sono poi due avvertenze chiave da porre alla costituzione del medesimo per evitare che diventi l´ennesimo „baraccone di amici & Co.“.

La prima,al pari del fondo Norvegese come pure di altri, il divieto assoluto di investimento in Italia.

La seconda e´che sia amministrato dalla Banca d´Italia.

La gestione del fondo dovra´essere improntata a ferrei parametri etici per quanto concerne gli investimenti,(ad esempio non in industrie di armamenti o che hanno comprovati record negativi in merito al rispetto dell´ambiente o nell´uso della manodopera).

Le risorse generate andranno ad equilibrare la gestione delle pensioni ed in pochi anni riempiranno il buco nero delle pensioni baby finendo col porre in totale sicurezza le pensioni del futuro,(se non col tempo,10-15 anni, a portare a regimi pensionistici che non richiedano piu´40 anni di contributi…).

Le risorse ci sono,ovvero il bicchiere e´mezzo pieno e viene da chiedersi come mai non vengano usate. E le risposte non si trovano certamente nè negli inni della Leopolda e neanche tra le critiche di chi pontifica su tutto e tutti e poi non sa pulire le strade a Livorno ed in altre città non va meglio.

Siamo noi la risorsa.

Ogni giorno.

Paolo Dealberti©2016

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