(pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000

come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00)

Quanta gente stasera ai baracconi!

Eterna irreale domenica

vissuta a sprazzi intensi di spensieratezza

piccoli tuffi nella mia fanciullezza

gioco incosciente incompeten

di un clown triste inconcludente.

Musiche rivitalizzanti riempiono l’aria,

rossissime aurore evocano rinascite

rinascite rossissime di sole e di sangue

rossissimi ricordi rossissime emozioni:

e il disco rosso mi danza nel cielo l’altro suo pezzoforte:

CREPUSCOLO?                                ?                               ?

Con il tumulto nel cuore, le viscere tese e contorte, un cervello ben piantato per terra, con l’anima che vaga fra la gente e s’inebria nell’odore di zucchero filato e ciambelline e croccanti, mi spalmo un’altra volta il cerone sul viso e vesto quei panni a destra lassù: Pierrot Lunaire. E vago fra la stessa gente, ma con un senso, in equilibrio fra l’esser per loro il funambolo o il pagliaccio, l’acrobata o il burattino; con tutto l’amore che porto per il circo………. e per te che mi guardi e, a volte, ridi e, a volte, salti con me e, a volte, ti rotoli nella polvere calpestata da secoli e secoli di noia e ti sporchi di quelle indelebili macchie che, uniche, sanno regalare l’istante di felicità. La sua essenza nell’eco di otto mani che mi crogiolano l’estrema linfa esistenziale:

APPLAUSO

(Narciso!?!)

 

La sala degli specchi ci aspetta in agguato:

che grasso! che lungo! che brutto! che nano!

Ma un’altra giravolta un’altra capriola

piroette sull’asse della terra inclinato:

ben altre risate ben altre illusioni!

Ma fra tanti bimbi festanti chiassosi,

eccone uno che, solo, si dice soltanto:

che grasso! che lungo! che brutto! che nano!

 

E il mio viso lascia scorrersi una lacrima

che lava il bianco gelido del trucco

che cola verso il centro della scena

che palpita di festa e di una leggerezza

che mi evapora in una nuvola d’ipocondria

 

mentre nel vento corre una voce che dice

che grasso! che lungo! che brutto! che nano!

dimentico le risate, gli scherzi, gli applausi.

Circo, con tutto l’amore che porto per te…….

mi tolgo il costume lo straccio lo brucio!

Pierrot non muore mai; ma io morirei

stretto nell’egoismo di vivere un mito,

sempre, comunque, dovunque, con tutti.

A chi serve un clown che ha pianto?

non certo a un uomo che saltella sul mondo

con stretta nel pugno una rossa pallina

pronto a farla diventare il prossimo

 

SOLE

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GOCCE SUGLI OCCHI

Camminavo sotto la pioggia, pioggia silenziosa non diceva parole, solo il ticchete-tocchete intorno a me, sopra di me. Guardavo a terra buche riempirsi, di tanto in tanto lo sguardo tra gli odori di rosticceria, i colorati funghi ambulanti dei parapioggia chiusi sul cielo, le note confuse di gracchianti altoparlanti. E acqua sui capelli, gocce lungo la schiena, sulle lenti. Giù pozzanghere, pronte al tuffo di un piede inebriato dall’istante di libertà assoluta: fanciullo. Sollevavo gli occhi nella sera avvolgente tra mille luci di mille colori sovrastanti, confuse e deformate tra le gocce sembravano le lampadine del luna park della fantasia: miraggio. Fermo, un istante asciugarmi gli occhiali: neon soliti illuminavano sigle nomi slogan soliti, ormai gia visti, sentiti, toccati, consumati fino al midollo dal gusto lapalissiano della novità. Cercavo le mie pozze e sorridevo al cuore negli schizzi che saltavano sulle pieghe di grigi inappuntabili pantaloni. Il fine pioggerellare sugli occhi libera i miei passi fuori dalla retorica delle profumerie e dei quarti di bue, degli inviti con la minigonna e della propaganda pre-postelettorale….. e le gocce sugli occhi sconnettono la trama dettagliata delle luci in infinite provocanti illuminazioni….

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ALLA GALLERIA DELL’ACCADEMIA

Non finito

prigione michelangiolesca

ratto di emozioni

immagine infinita della fantasia

gusto struggente di provocare

leccata di color paglierino

dentro le sbarre / oltre le sbarre

 

come stridule urla dal confine(o)

di un mondo immobile di marmo

dentro la vita / oltre la vita

 

nel lungo corridoio in mezza luce

sotto gli occhi del gigante perfetto

pallido e immobile al centro dell’arena

riso di gioia strozzato dal profumo di un’altra gioia

o dal tampone di una sibillina sconfitta

poi rivoltata cento volte sul profilo di un ghigno

tensione lirica

dentro di me / oltre me stesso

 

Non finito

brivido di completezza

prospettiva incalzante di apertura

impercettibile sapore di………..

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Se ancora ha un senso la Poesia, l’arte in generale, è quello di offrire un punto di vista del mondo con parametri “diversi”, un paio di lenti che ad ogni lettore potranno rivelare una realtà distorta, ingannatrice, rivelatrice, illuminante, a seconda della propria personale rielaborazione. Il mio maestro, Edoardo Sanguineti, definiva questo “la funzione sociale del poeta”, in una società che tende ad appiattire i punti di vista per offrire una visione del mondo quanto più conforme possibile, unica, univoca, unidirezionale. E se poi il “mondo” che vede e descrive un artista sia reale o irreale poco importa, ha una sua vita effimera, virtuale, parziale quanto si voglia, ma vita….. e poi chissenefrega!!!!!

 

FUSION di tutto quello che abbiamo respirato:                                                                                      le diverse forme insieme per esprimere la contemporaneità assoluta                                                         ascoltare la pittura, vedere la musica, leccare le parole, annusare i colori,                                      toccare i pensieri per inebriare il mondo                                                                            attraverso il SENSO più dirompente/sconvolgente                                                                              che abbiamo a disposizione: L’ARTE