(pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000

come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00)

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Certo, nessuno crede all’asino che vola! Ma….. se….. poi girandoti per caso ce ne fosse uno? Allora sì, ci credo, lo vedo, è vero! Guarda come vola lievemente appeso a quelle ali d’angelo grigio, plana nel celeste tra i soffi lievi del vento di levante. E io che non mi stupivo da anni! Io che non rimanevo più a bocca aperta davanti a nulla, non ai racconti fantastici di vecchi cacciatori di balene né a quelli drammatici dettagliati di rifugiati politici condannati al silenzio, nemmeno incrociando sguardi ammiccanti, provocanti……. rimandando tutto al ricordo di falsi allarmi di sirene annuncianti nuovi bombardamenti dal cielo. E passavo le notti con l’ultima pagina chiusa fra le mani in compagnia di bionde amiche americane e cristalli ghiacciati sospesi nel nulla, guardare le stelle dal vetro di una stanza all’ultimo piano, cullato da note andanti o allegrette ma non troppo. Senza ricordare il sapore dello stupore, il brivido dell’eccitazione nel vedere, nel capire, nel fare, per la prima volta, senza sapere la fine di un film già visto e rivisto, come quel navigatore solitario che aveva scovato tutti gli angoli degli oceani e si cullava nella calma piatta della piscina condominiale. E notti e giorni, e genti e cose, sfuggiti di mano, passati sotto gli occhi come il rapido delle sette e trenta per il paese dell’impossibile, mai fermato nella nostra troppo piccola stazione. Poi una sera… nel fuoco di un crepuscolo rosseggiante, il treno si ferma e scendono uno ad uno i passeggeri di stazioni lontane, rapiti dal rosso verso il mare, uno ad uno. Il capotreno sale sopra un muretto di marmo e togliendosi il cappello fa l’inchino: “ladies and gentlemens, ecco il tramonto!” D’un tratto sento una vampata d’emozione su per le gambe, e un’altra, e un’altra ancora lungo la schiena; un paio di mani indica una scia a reazione un po’ sopra il mezzo sole: è un asino che vola(!) uscito dal raggio verde dell’ultimo istante, proiettato verso le nostre vite, c’è, si vede, esiste, ci credo. Bella la gioia di provare stupore restando a bocca aperta, come vedere terra dove ti aspettavi il solito mare infinito. E’ bello, così bello e invitante che salgo anch’io su quel treno in partenza per nonhoideadove, con quella gente stupita e inconscia di andare incontro al prossimo incontro che… immagino potrebbe essere… con una zebra o… una giraffa che vola o nuota o… racconta di un vecchio marinaio che immagina…..

Renato Barletti  ©2016 Potete seguire Renato ogni lunedì in “Suggestioni e percorsi poetici”

La video-intervista ne Il Salotto di Antonio Moccia è accessibile clickando qui