(Pubblicato in “DOVE ANDREMO,DOVE SI VA,DOVE ANDIAMO?” che e’ N.1 al mondo nel suo meta-tag su 287.000 come potete verificare qui (9-5-16 CET 12.00)

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(… qui la 2. parte del paper)

.. Si consideri, peraltro, che siamo in una fase “capitalistica” “ultrafinanziaria” vale a dire dove la liquidità è eccessiva, a buon mercato e facilmente disponibile per le operazioni non direttamente reali: di qui l’opportunità (o meno) di adeguarsi alla situazione emettendo titoli che assicurino moneta oggi (più corretto sarebbe dire danaro) contro promesse future.

Inoltre, i poteri pubblici – se non recuperano sovranità monetaria, nel qual caso emettendo denaro a corso legale – possono pur sempre emettere moneta fiduciaria a patto che la accettino poi in pagamento di tributi. In tal modo avrebbero la opportunità di redigere bilanci paralleli in questa nuova valuta, pagando così lavoratori e materiali; chi vende merci o prestazioni accetterebbe questa nuova valuta per pagarci le tasse o all’interno di un circuito convenzionato. Tutto ciò restringerebbe l’ambito degli acquisti e delle collaborazione, ma potrebbe risultare interessante comunque; soprattutto se ciò si accompagnasse con la volontà di affiancare alla moneta euro a corso legale qualcos’altro destinato a sostituirla nel tempo.

Infine, andrebbero considerati gli Stati che non hanno perso sovranità monetaria ed interessati all’opera (alle opere, sempre tenuto presente il collegamento solo ferroviario – tunnel – o a campate tra Tunisia e Sicilia): soprattutto Cina, Russia e Stati Uniti. A tal proposito potrebbe venir promossa una gara internazionale per il reperimento di mezzi finanziari in cambio di concessioni ed altro.

 

  1. PER UN’ANALISI COSTI BENEFICI (ACB)

Le ACB disponibili si basano quasi tutte su una sottovalutazione dei costi ed una sottovalutazione ancora maggiore dei benefici. Inoltre vi appare piuttosto carente sia la quantificazione del saggio sociale di sconto, sia la valutazione dell’impatto dell’opera stessa sulla sua redditività economica, finanziaria e sociale.

Ad esempio, appare assurdo, in queste analisi, che si consideri l’utilizzazione del ponte (futuro) in base a quanto la sua assenza (passato) ha determinato una riduzione dei viaggiatori e delle merci sullo Stretto a favore di altre modalità.

Se la valutazione dei costi, con gli opportuni mark up può essere facilmente raggiunta manifestando una forchetta con un gradiente comunque inferiore al 50% (proprio per accettare livelli che porterebbero alla modifica dei benefici necessari (a portare “a pareggio” l’iniziativa); quella dei benefici può presentare una varianza di due o tre volte a seconda che si considerino o meno: l’impatto dell’opera stessa nel contesto nazionale o nel più ampio contesto mediterraneo; lo stimolo a numerose attività ricreative, turistiche, alberghiere ecc. sia a regime che prima; gli effetti cumulativi sui porti e le altre infrastrutture esistenti e/o potenziabili; le ricadute culturali sulla formazione delle risorse umane a tutti i livelli una volta che si sia creata la metropoli dello Stretto addirittura nella prospettiva di una macroregione Sicilia-Calabria.

Ciò complica lo sforzo per la valutazione dei benefici e richiede una loro più attenta e completa estensione ad aspetti che se, da una parte, possono spingere ad un incremento dei costi anche del 40/50%, tuttavia spingono in su i benefici almeno del doppio con il conseguente superamento dell’esame.

 

  1. ACB E PARTECIPAZIONE PUBBLICA AL PROGETTO

Affrontati i temi della reperibilità dei fondi e della redditività dell’investimento nonché della accennata complessità della analisi costi benefici, resterebbe aperto un ultimo aspetto, in regime di scarsità (seppure arbitraria) dei mezzi di pagamento per l’economia reale: in altri termini, se lo Stato non crea la moneta, ma si approvvigiona di essa ad un costo – come qualsiasi soggetto privato perdendo le proprie caratteristiche – ovvero la ottiene coattivamente (qui si riappropria delle prerogative, chissà perché sembra tutto logico quando invece esso appare evidentemente contradditorio se non irrazionale) attraverso le tasse, si pone un antico dilemma.

L’euro tolto ai privati sarebbe stato speso meglio dagli stessi o l’effetto sociale, di lungo termine, ecc. voluto dallo Stato (dalla volontà politica) può essere superiore?

Allora, l’euro posseduto dal privato manifesta un’efficienza macroeconomica data dalla sua propensione al consumo che è inferiore ad 1, a cui va sottratto il risparmio non destinato ad attività produttive (come accade nei periodi di crisi) – diciamo tra 0,1 e o,2 – e aggiunto l’investimento reale che, in periodi di crisi valutiamo zero: quindi, l’euro lasciato al privato va moltiplicato per un coefficiente compreso tra 0,80 e 0,90.

Il coefficiente dell’euro pubblico viene calcolato dai grandi detrattori della spesa statale (Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale) 1,5; dal 2,5 al 5 per i Keynesiani più sfegatati…diciamo che – mediamente – sarebbe opportuno restringere la forchetta al 2-3, in considerazione non degli “sprechi” tout court, ma di quelli che prendono la strada dell’esportazione (di eventuali capitali rinvenienti dalla spesa pubblica).

La ragione di tale maggiore “efficienza” della spesa pubblica rispetto a quella privata risiede nel fatto che l’euro speso dallo Stato, ad esempio nella pubblica istruzione, non solo serve a pagare gli insegnanti (che poi vanno a fare la spesa secondo la “regola” dello 0,80-0,90), ma anche il servizio che consente allo studente di acquisire un titolo (in realtà se il 40% dei giovani risulta disoccupato si deve aggiungere solo uno 0,60) ed il risparmio per la famiglia che – a prescindere da quanto paga per far studiare il figlio – comunque beneficia dell’euro e può destinarlo alla propria spesa: risultato +2,2 (0,8+0,6+0,8).

Se ne deduce che una qualsiasi azione pubblica – nei limiti delle cose ragionevoli – che determini un aumento delle risorse spese comporta un effetto sociale benefico pari almeno al doppio di quanto realizzato vendendo titoli (al netto degli interessi e di altri costi), recuperando evasione fiscale, aumentando le tasse in modo selettivo, vale a dire progressivamente rispetto al reddito in quanto la propensione al consumo cresce con una correlazione positiva all’andamento del reddito stesso (ovviamente la crescita della pressione fiscale va fatta ridurre quando il suo effetto sul gettito risulta negativo).

Con questo si passa alle conclusioni…

 

  1. CONCLUSIONI SU TRE COSE BEN DIVERSE: PF, RMF, ACB

Un’attenta valutazione dei movimenti delle persone e delle merci, che tenga conto dell’evolversi della situazione mediterranea anche in funzione dell’esistenza dell’opera porta a risultati comunque sostenibili (a parità di tassi di interesse e di attualizzazione oggi particolarmente vicini allo zero).

Il reperimento dei mezzi finanziari, sia privati, data la eccesiva disponibilità di liquidi e l’impulso delle Banche Centrali a sostenere il traffico di titoli finanziari a qualunque condizione, sia pubblici (fiduciari per gli Stati che si sono privati della sovranità monetaria, valutari per gli altri) non può seriamente risultare revocata in dubbio.

L’ACB, infine, richiede una valutazione dei benefici che tenga conto non solo delle immediate ricadute positive (da sole non in grado di superare l’insieme dei costi), ma anche di quelle di natura culturale, turistica, sociale, ambientale.

Non esiste, pertanto, alcun impedimento di natura tecnica od economico-finanziaria alla costruzione del Ponte (seppure con sviluppi diversi in base agli scenari infrastrutturali e geopolitici ipotizzabili o auspicabili e a prescindere dai vari black swan a bassa probabilità); può esistere solo un impedimento politico interno o, più propriamente eterodiretto, come si è cercato di sostenere in precedenza.