(pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000

come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00)

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Non è certo la prima volta che un album musicale s’ispiri ad una o più opere di narrativa; più raro è il caso che tra i compositori di musica e testi ci sia lo stesso autore dei romanzi. Se costui si chiama Giuseppe Festa e costoro si chiamano Lingalad, l’album di cui stiamo parlando non può che essere “Confini armonici”, uscito quest’anno fresco fresco per la Lizard Records.

Il nome “Lingalad” non suonerà nuovo ai nostri lettori più fedeli: infatti sono i protagonisti dell’intervista che ho dedicato loro nel 2004 [http://www.segretidipulcinella.it/sdp7/mus_01.htm]. Allora avevamo parlato soprattutto del loro album di esordio, “Voci dalla Terra di Mezzo”, ispirato – come suggerisce il titolo – all’opera di Tolkien. Le tematiche legate alla natura percorrono tutta la carriera del gruppo folk e dei due romanzi di Giuseppe Festa, “Il passaggio dell’orso” (Salani, 2013) e “L’ombra del gattopardo” (Salani, 2014). Proprio quest’ultimo ho avuto il piacere di leggere, dono dello stesso autore che me lo ha spedito insieme ad una copia di “Confini armonici”: ho così avuto l’occasione di leggere e ascoltare negli stessi giorni libro e cd, addentrandomi in un viaggio narrativo-musicale entusiasmante che mi ha trasportato nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Festa conosce bene il parco, avendoci lavorato come volontario, come alcuni personaggi dei suoi libri (non a caso Giuseppe, bergamasco, si occupa di educazione ambientale ed è laureato in Scienze Naturali): l’amore per la natura, per gli alberi, per il bosco ed i suoi abitanti – siano essi orsi, volpi, o il mitico “gattopardo”, “lupo cerviero” o “jattone” – traspare nelle pagine del libro e nei testi delle canzoni. L’uomo cerca di strappare alla natura i suoi segreti, come fa il guardaparco Sandro Di Ianni e i suoi colleghi, aiutati da alcuni ragazzi volontari, ma alla fine “amare la natura significa anche saper rispettare i suoi segreti”, come conclude lo stesso Sandro.

La storia si configura come una sorta di giallo ecologista: prende le mosse da alcune truculente uccisioni di animali, attribuite a questo strano e sfuggente animale che sembra appartenere più alla criptozoologia che alla realtà. Le indagini portano ad una soluzione imprevista che non voglio ovviamente spoilare. Dico solo che la narrazione procede scorrevole ed avvincente, tra i boschi abruzzesi e la lontana Finlandia, rivelando una profonda conoscenza dell’ambientazione e del lavoro dei guardiani dei parchi.

Veniamo adesso al cd. Iniziamo dalla copertina, elemento che mi ha subito incuriosito. Si vede una sorta di microfono formato da tronchi legati insieme insieme al riccio di una castagna. Nelle foto interne sono raffigurati i componenti del gruppo che suonano strani strumenti formati da tronchi tagliati, pigne ed altre cose raccolte nel bosco. Un’idea originale che ben si adatta alle tematiche e alle atmosfere silvestri del disco. I testi riprendono momenti dei due romanzi di Giuseppe: i personaggi citati nelle canzoni sono familiari a chi li ha letti (il fotografo naturalista finlandese Aku, Maria, la ragazza volontaria dall’animo poetico…). Il viaggio si interrompe qui, per il momento, con la speranza che Giuseppe e i suoi colleghi Lingalad ci regalino in futuro altre stupende opere dedicate alla magia senza tempo dei boschi.

Massimo Acciai Baggiani ©2016

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