pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000

come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00

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L’idea di mettere in piedi una specie di hotel che potesse essere una via di mezzo tra un agriturismo e una bella e accogliente dimora che potesse addirittura essere definita elegante, mi era cominciata a balenare nella testa in una caldissima notte d’estate. Per essere più precisa, durante una di quelle lotte perse in partenza con la fastidiosissima zanzara alla quale, almeno in parte, devo il mio successo di rinnovata donna in carriera e con la maledetta voglia di catturarla, magari per inviarla in posta prioritaria al nuovo indirizzo di colui che era diventato il mio ex marito da soltanto un paio di giorni.

Ricordo che ero rimasta a fissare quel documento in cui si attestava che il divorzio era divenuto effettivo per un’intera notte, sì e non c’è stato nulla che fosse riuscito a distrarmi abbastanza… né i tentativi fatti navigando nella rete, aprendo e richiudendo il mio pc portatile più volte, né l’idea di raccogliere la cesta in cui conservavo tutto l’occorrente per dichiararmi una discreta sarta e tanto meno quell’odioso piccolissimo volatile che sembrava intenzionato a risucchiarsi tutto il mio sangue e che ero riuscita a rendere inoffensivo solamente al sorgere dell’alba.

Quell’incredibile notte, mi sono alzata, ho pulito e ripulito la cucina, ho preparato il pranzo per il giorno seguente e all’improvviso, ho deciso che sarei diventata una persona migliore, allontanandomi da quella casa in cui avevamo vissuto insieme e che si era trasformata in una sorta di prigione che mi toglieva il respiro, quasi fossi stata al centro di una folla di gente che si stava divorando il meglio di me ed ho persino capito che quella parte buona, quella che non riuscivo più a recuperare, doveva esserci ancora, nascosta da qualche parte e che doveva essere raccolta in ciò che ero stata prima di diventare la signora Federici, o meglio la stimatissima moglie dell’avvocato Federici, la sua incantevole ombra di rappresentanza.

E’ stato quando mi sono ritrovata con le mani perse fra le scatole con gli oggetti natalizi e mi sono incantata a fissare le statuine del presepe, il bue, l’asinello, il biondo bambino Gesù, che ho deciso che era giunto il momento tanto temuto e contemporaneamente atteso. Quello di uscire dalla gabbia dorata di una splendida dimora nel centro di Roma e di provare a ritornare la ragazza di un tempo, certo senza la gioventù, mi sono detta e in quell’istante ho cominciato a sorridere, riponendo tutto con cura nella scatola che avevo appena aperto ed è stato quando l’ho richiusa con la stessa amorevole cura che ho deciso anche che potevo quanto meno fare il tentativo di recuperare me stessa. Sarei stata da sola, in un bellissimo posto attorniato dagli elementi della natura e con la sola cosa materiale che avrei potuto dire con orgoglio che mi apparteneva in toto… prima che diventassi la signora Federici e mi dimenticassi di possederlo, oltre che di molto altro.

(Rossana torna  con la. 2. parte domenica 10 luglio …)

Rossana Lozzio ©2016

 

Il mio racconto, ispirato dall’intero universo musicale di Pino Mango ma soprattutto dal brano “L’albero delle fate” – Fuori Concorso, nella prima edizione