pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000

come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00

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Sono partita in una fresca mattina di primavera e ho raggiunto la casa di campagna che mi era stata lasciata in eredità da una simpatica zia a cui avevo sempre sentito raccontare di assomigliare incredibilmente e mi sono ritrovata a girarvi all’interno, rendendomi conto di quanto spazio vi fosse e di quanto avrei potuto sentirmi persa, in modo particolare uscendo da un divorzio doloroso che mi aveva prosciugato di una dignità che stava riemergendo, attimo dopo attimo, stanza dopo stanza aperta, lenzuolo dopo lenzuolo sollevato dai vecchi ma decorosi mobili su cui erano stati posati da chissà chi e chissà quanto tempo prima.

L’idea mi era venuta quella notte, come vi ho appena raccontato ma mentre mi guardavo intorno e prendevo atto delle enormi potenzialità celate nell’immobile di cui mi stavo riprendendo possesso, mi sono accesa di tutto il resto e ho immaginato come sarebbe stato, diventare o meglio ritornare ad essere soltanto la signorina Adorni, Giulia Adorni, ad essere precisi e quanto sarebbe stato bello, essere riconosciuta per gli eventuali meriti di colei che aveva messo su un piccolo ma grazioso hotel immerso nella natura che si sarebbe distinto in raffinatezza pur mantenendo costi medio-bassi. Sarebbero stati molti i clienti che avrebbero potuto godere della bellezza e delle comodità di questa struttura, mi ero detta con aria compiaciuta, mentre vagavo all’interno dell’enorme casa che immaginavo già ristrutturata e trasformata e quando sarebbero scesi a salutarmi nella hall, prima di lasciarla dopo una breve oppure lunga vacanza, mi avrebbero ringraziato per averne goduto e avrebbero promesso di tornare. Esattamente come avevo appena fatto io, avevo concluso, dopo una quasi intera esistenza sprecata nel tentativo di essere accettata dall’uomo che avevo sposato e che mi aveva solo usato come oggetto di rappresentanza, per poi decidere che non andavo più bene quando avevamo scoperto che non sarei riuscita a dargli dei figli che gli sarebbero serviti per dare una continuazione alla sua arcinota dinastia romana. …

(Rossana torna  con la. 2. parte domenica 24 luglio …)

Rossana Lozzio ©2016

 

Il mio racconto, ispirato dall’intero universo musicale di Pino Mango ma soprattutto dal brano “L’albero delle fate” – Fuori Concorso, nella prima edizione