(Pubblicato in “DOVE ANDREMO,DOVE SI VA,DOVE ANDIAMO?” che e’ N.1 al mondo nel suo meta-tag su 287.000 come potete verificare qui (9-5-16 CET 12.00)

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Dal punto di vista soggettivo dobbiamo difenderci.

Ma é più facile difendere un volo aereo o un’Ambasciata che un aeroporto, una metropolitana, una scuola. In realtà siamo poco difendibili ed é una battaglia persa perché noi abbiamo una paura incontenibile della morte e loro no.

L’estremismo islamico sa coinvolgere disperati di ogni genere che hanno in comune una scarsa appartenenza religiosa.

Sono disperati e basta ovvero persone anche agiate che cercano e trovano un riscatto ben difficile da capire o, peggio, prevedere da parte nostra.

Sul fronte oggettivo invece le cose stanno ben diversamente.

Oltre mezzo secolo fa, all’esito delle lotte anticolonialiste nazionali, gli USA e gli Europei (con la sola importante eccezione dell’Italia di Mattei e Moro), hanno optato per un’indebita ingerenza finalizzata a mantenere almeno le condizioni economiche del neocolonialismo stesso.

Il risultato si é andato a scaricare, prima, nella crescita esponenziale dei debiti dei Paesi in via di sviluppo, in seguito nel fenomeno dei tassi di crescita dell’ economia in Africa e Medioriente stabilmente inferiori a quelli demografici.

Arriviamo così a venti anni fa circa quando Nordamericani ed Europei prima disattendono qualunque necessario intervento di aiuto vero in Africa e Medioriente, poi iniziano guerre e destabilizzazioni degli Stati nazionali locali…delle brutali dittature é vero, ma certo meno peggio di incontrollabili squilibri tribali e del sedicente Stato islamico.

Però le politiche economiche sbagliate non si fermano qui, raccolgono anche modelli culturali e sociali insostenibili: la Francia ed il Belgio ne sono l’esempio più importante.
Cittadini francesi e belgi di seconda e terza generazione, magrebini o dintorni di origine, vivono una gravissima non integrazione: scuole, lavoro, sanità ecc. risultano lontanissimi dalle loro prospettive concrete di inserimento e mobilità sociale.

Il resto é tristemente noto ma non é destinato a fermarsi o regredire nemmeno se il sedicente Stato islamico sarà smantellato, come sarà.

Occorre un cambiamento di rotta e di politiche: tornare ad uno Stato che spende per fornire sicurezza economica, sanitaria e di futuro; imprese che possano svilupparsi; servizi di cura e manutenzione che vengano soddisfatti nell’ interesse della comunità.

Oggi le capacità economiche e tecnologiche ci sono, anzi risultano sovrabbondanti; i mezzi monetari si possono creare dal nulla; ma l’organizzazione sociale impedisce il pieno dispiegarsi delle forze produttive e creative.

Il problema é lì, va risolto lì.