(pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000

come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00

ed in “Esteticamente — Aesthetically”

che è N. 9 su 25,400 siti di settore come vedete qui 2/7/2016 alle 9.00)


(clickando qui trovate la 1. parte … )

…  Cioran avanza una filosofia mediante cui s’ironizza con l’esistenzialismo o col nichilismo. Secondo lui, l’Essere si percepirebbe nel proprio “sospetto”. Con la fenomenologia, noi sempre ci poniamo verso qualcosa. Si ha coscienza d’un tavolo, d’un numero, d’un desiderio, d’un ideale ecc… Per Cioran, tale necessità del posizionarsi su qualcosa (tanto materiale quanto astratta) si percepirebbe in via “sospettosa”. L’Essere pare a “ritirarsi” da se stesso, continuamente, tramite la coscienza dell’uomo. Sospettando, noi ci poniamo verso qualcosa che “si nasconda”. Se un tavolo, un numero, un desiderio, un ideale ecc… è comunque (per la nostra coscienza), allora tutti quelli “s’annulleranno” fra di loro. Noi li percepiremo nel “ritiro” da se stessi. Possiamo unicamente “sospettare” che esista la totalità, perdutone il riferimento alla parzialità. La dialettica si percepirà in via nichilistica. Se un tavolo, un numero, un desiderio, un ideale ecc… è comunque (per la nostra coscienza), allora una semplice esistenza “fonderà” l’universalità dell’essenza. Chi sospetta non ha bisogno di conoscere (in via concettuale). Gli basterà che qualcosa “si ritiri” da se stessa, essendo “comunque” (tanto realmente quanto solo virtualmente). Così, l’esistenzialismo di Cioran si percepirà in via “negativa”. Chi sospetta inevitabilmente ha una certezza solo nella mancanza di se stessa.

La civiltà umana inizia quando si comincia a volere in modo sempre diverso. Quanto sarà necessario sospettare positivamente della realtà, intorno a noi? Nel secolo scorso, tutti i grandi matematici accompagnarono i loro calcoli alle teorie filosofiche, tramite concetti che, almeno in apparenza, facevano perfino “naufragare” la mera aritmetica, sia nell’estetica sia nell’etica. Già per gli antichi Greci si poteva imparare avendo una sana meraviglia, e quindi un coraggioso “timore” per il Nulla. Qualcosa da inseguire col volontarismo positivamente mancante a se stesso. Le geometrie non euclidee si percepiscono “sospettando” che s’accetti il nulla, nel parallelismo fra la nostra mente ed il “calcolo” d’una realtà esterna.

Brenno Bonamigo ha fotografato l’uomo con la pinza che virtualmente gli schiaccerà un occhio. Grazie al progresso tecnologico, noi vediamo sempre di più (nel microscopico come nel macroscopico). Le lenti furono scoperte già nell’antichità. Esse ad esempio aiutano a correggere la vista. Le lenti si percepiscono a “sospettare” della realtà esterna. Qualcosa può correggere solo dopo aver ispezionato. La tecnologia informatica si basa sul caricamento d’un database, che ovviamente è portato dalla mente umana. Il monitor del computer concentra in se stesso migliaia di funzioni. E’ la metafora della lente, fra le “pinze” della digitazione.

Brenno Bonamigo esibisce una dialettica: la volontà dell’occhio umano può inseguire se stessa, con l’occhio del monitor. Noi prendiamo una decisione solo avendone dapprima calcolato ogni conseguenza. Bisognerà prendere la realtà esterna letteralmente “con le pinze” della nostra volontà. Brenno Bonamigo invita l’arte a restare ben vigile, anche contro il pericolo che la tecnologia si sostituisca all’uomo. La pinza ovviamente stritola, percependosi nel massimo “volontarismo” della sua correzione. L’arte può assicurare un < Ti tengo d’occhio! > sui problemi del mondo, ma fortunatamente senza alcuna struttura di comando.

Pare che Arianna Niero abbia scelto di scavare una materia organica, complici i toni rosacei e giallastri, fra le striature quasi linfatiche o muscolari. Torna così il tema estetico della lente, forse da un microscopio? La “correzione” delle forme avverrebbe tramite un patchwork, in cui le “pinze” della muscolatura o dello xilema quasi “sospetterebbero” del loro organismo, con la fuggevolezza delle piume. Qualcosa che potrà favorire il “ritiro” della mera apparenza. Arianna Niero mostra una forma esplosiva, ma sotto lo smorzamento dei toni pallidi. Positivamente, forse, la ferita “dello stridente” potrà coagulare. Il pallore del malato sarà “ispezionato” dallo spirito di volontà, verso la guarigione completa.

PAOLO MENEGHETTI   ©2016

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