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Ivrea, la nuova Atene

L’eclettismo culturale è una chiave di lettura fondamentale per comprendere la personalità di Adriano Olivetti.  Attraverso le numerose riviste e le edizioni di Comunità, introdusse la sociologia anglosassone; la linea editoriale fu attenta al contatto tra la cultura laica e il retroterra di ispirazione religiosa. Tra gli autori, Claudel, Dawson, T.S. Eliot, Kierkegaard, Mounier, Rathenau, Simone Weil. Sino al primo dopoguerra la cultura italiana era egemonizzata dal confronto tra l’idealismo di Benedetto Croce e il marxismo; le edizioni di Comunità indicarono altri percorsi, sprovincializzando il dibattito e proponendo nuovi strumenti interpretativi mirati ad incidere sulla realtà.

Adriano Olivetti si circondò di intellettuali dalle provenienze più diverse, eretici rispetto alle scuole di pensiero dominanti,  chiamandoli a ruoli operativi nell’azienda, non solo nell’ambito delle attività culturali. Molti di loro non avevano competenze imprenditoriali o tecniche, ma diedero un contributo alla costruzione dell’identità e della proiezione esterna dell’azienda, al suo rapporto con il territorio, al coinvolgimento del personale nella gestione  (da non confondere, come ha osservato Giuseppe Berta, con autogestione) (2), ai criteri di scelta dei responsabili delle funzioni direttive. Vedeva l’intellettuale come figura non più distaccata dalla società, e neppure organica ad una classe sociale, ma protagonista delle trasformazioni dell’industria moderna.

E’ da dire che il management fu sempre scettico sull’utilità dell’inserimento di intellettuali dall’esterno; scetticismo condiviso da parte del Consiglio di amministrazione, composto da familiari, anche in merito agli investimenti a favore del territorio, della cultura e della politica. Una battuta ricorrente era questa: “Se un leone a Ivrea scappa dallo zoo e divora un intellettuale, nessuno se ne accorgerà”. Ma Adriano Olivetti era il capo assoluto dell’azienda, che produceva ottimi e crescenti risultati economici, con un costante consenso del personale; l’apporto degli intellettuali fu determinante nell’affermazione di un brand evocatore di qualità, tecnologia e valori. Più tardi, nel 1958, fallito il progetto politico di Comunità e con l’azienda in piena crisi finanziaria in seguito all’acquisizione dell’americana Underwood, Adriano Olivetti sarebbe stato esautorato, avendo tra l’altro dato fondo al proprio patrimonio personale per le spese elettorali. Avrebbe ripreso le redini dell’azienda nel 1959,  un anno prima di morire improvvismente.  Après lui, le déluge. Il progetto non poteva sopravvivere al suo creatore. Dal 1960 l’Olivetti divenne un’azienda come tante altre; ricca di tradizione e di ricordi, ma finanziariamente debole e tecnologicamente meno competitiva, passata sotto il controllo della politica, poi acquistata da Carlo De Benedetti, che ne gestì la scomparsa dallo scenario competitivo internazionale. Oggi, dell’Olivetti non resta praticamente nulla, a parte il modello urbanistico realizzato ad Ivrea e la omonima fondazione culturale.

 

Il percorso politico di Adriano Olivetti, prima del progetto di Comunità.

Adriano Olivetti scoprì il fascino della politica quando era studente universitario. Divenne amico di Piero Gobetti, giornalista, scrittore e attivista, autore de “La rivoluzione liberale”, morto in Francia nel 1926, all’età di 25 anni, in seguito ai postumi di un’aggressione fascista, e di Carlo Rosselli, teorico del liberalsocialismo ed ispiratore del Partito d’Azione, vittima degli squadristi, che lo uccisero a Parigi nel 1937. Entrambi perseguivano una terza via in grado di creare una sintesi  tra i valori della tradizione illuministica liberale e quelli del socialismo democratico: giustizia e libertà.

Il pensiero federalistico di Carlo Cattaneo è alla base della riflessione di Adriano Olivetti. Ad un Risorgimento fondato su uno Stato unitario accentrato, Cattaneo contrapponeva un modello federale basato sulle autonomie locali e nel quale la gestione del potere non fosse “top-down”. Le dimensioni delle comunità locali immaginate da Cattaneo erano simili a quelle dell’area di Ivrea, che contava circa 100.000 abitanti.

Adriano Olivetti frequentò i teorici del federalismo europeo, Altiero Spinelli e Umberto Serafini, condividendo il loro progetto, pur senza farne una sua priorità; vi fu uno scambio reciproco di adesioni, tra

il movimento Comunità e il Movimento Federalista.

Particolare attenzione dedicò alle componenti più moderate del socialismo riformista,  ispirate da Aldo Garosci, che non riuscirono a trovare un autonomo spazio politico.  Non si identificò nel Partito d’Azione, che riteneva una forza concorrente formata da élites staccate dalla società e sul quale, a mio avviso, espresse un giudizio viziato dalla autoreferenzialità, come avrebbero dimostrato i fatti successivi.

Nel 1933 si iscrisse al Partito Nazionale Fascista, nell’interesse dall’azienda; ma fu sempre schedato come “sovversivo” dalla polizia. Nell’avvicinarsi delle leggi razziali, in vigore dal 1938, trasferì presso filiali estere i collaboratori ebrei, così da metterli al riparo dalla Shoah.  Libero di recarsi in Svizzera, svolse diverse missioni di collegamento con i fuorusciti e con i rappresentanti delle potenze alleate, e vi si trattenne tra il 1944 e il 1945.

 

La scoperta dell’urbanistica come strumento principale della politica

L’incontro con l’architettura moderna e con il razionalismo fu un momento fondamentale della vita di Adriano Olivetti. Nel 1934 affidò il  progetto dell’ampliamento della sede dell’azienda e di  un nuovo quartiere, anticipazione del piano regolatore di Ivrea, all’architetto Gino Pollini, referente italiano di Le Corbusier.  Tutta la fabbrica assunse una linea unitaria; motivo dominante, il “pain de verre” la parete di vetro trasparente dall’interno e speculare verso l’esterno.

Adriano Olivetti vide  nell’urbanistica lo strumento più efficace per fare politica in concreto. “Ad essa” – scrive il suo biografo Valerio Ochetto- “era delegato il compito di rendere possibili le forme decentrate della democrazia, fino al punto in cui essa si trasformava da metodologia scientifica a strumento di partecipazione politica e momento catalizzatore del consenso . Obiettivo: creare un’atmosfera di luminoso ottimismo”(3).

In qualità di membro dell’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) nel 1936 propose un piano regolatore per la regione della Valle d’Aosta, presentandolo direttamente a Benito Mussolini.  Il motivo ispiratore era l’equilibrio tra aree di produzione, di abitazione, di socializzazione, di fruizione del tempo libero, in un contesto di orizzontalità.  Non fu mai realizzato, perché la politica preferì seguire un criterio corporativo di centralizzazione per settori sociali, con il risultato di costruire edifici inseriti come un corpo estraneo nel contesto locale, in Val d’Aosta e nel resto del Paese.

In virtù del suo prestigio imprenditoriale, Adriano Olivetti aveva accesso ai massimi livelli istituzionali, sia nel ventennio fascista che successivamente, ma alle parole non seguivano i fatti. Un esempio per tutti:  eletto nel 1950 presidente dell’INU propose al Governo di realizzare in tutta Italia, in particolare in zone del sud, tra cui Matera, progetti analoghi a quelli di Ivrea, tarati – e questo era un limite- su aree omogenee di 100.000 abitanti, difficilmente riconducibili ad un modello applicabile su scala nazionale. Le risposte furono evasive nella forma, negative nella sostanza.  E l’Italia sarebbe stata devastata dalla costruzione di cattedrali nel deserto, dallo sperpero di risorse, dall’inefficienza; nelle periferie urbane sarebbero stati costruiti quartieri dormitorio, fabbriche di emarginazione e tensione sociale. Anche per il piano regolatore di Ivrea fu boicottato dalle autorità di Governo, e per questo egli arrivò alla conclusione della necessità di fare un salto di qualità, impegnandosi in prima persona nel confronto elettorale.

Carlo Benigni ©2016

Qui potete trovare il libro di Carlo

Note

1) Giuseppe Berta, “Le idee al potere”, Edizioni di Comunità, riedizione pag. 53

2) Ibidem, pag. 52

3) Valerio Ochetto, “Adriano Olivetti, biografia”, Edizioni di Comunità, riedizione 2015, pag.80

 

Riferimenti essenziali

Giuseppe Berta, “Le idee al potere”, Edizioni di Comunità, riedizione 2015

Franco Ferrarotti, “Un imprenditore di idee”, Edizioni di Comunità, riedizione 2015

Valerio Ochetto, “Adriano Olivettio, biografia”, Edizioni di Comunità, riedizione 2015

Archivio Fondazione Olivetti