(Pubblicato in “DOVE ANDREMO,DOVE SI VA,DOVE ANDIAMO?” che e’ N.1 al mondo nel suo meta-tag su 287.000 come potete verificare qui (9-5-16 CET 12.00)

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 In circa trentanni, siamo passati dai vecchi e inquinanti inceneritori ai termovalorizzatori, pure inquinanti e che richiedevano una forte selezione dei materiali da introdurre fino, da qualche anno, ai moderni apparati di pirolisi: con questo straordinario progresso tecnologico le emissioni sono state totalmente sostituite da un gas utilizzabile per produrre energia elettrica a costo zero.

I pirolizzatori possono venir alimentati con qualunque risorsa, sicché si può parlare di rifiuti zero.

A livello macroeconomico ciò significa riutilizzare e non disperdere il 43% della nostra produzione oggi destinata a spreco, ingombro, inquinamento, costo di smaltimento.

A livello microeconomico tali apparati cominciano a produrre reddito (uguale al valore dei kwora generati) dopo dieci anni in cui il costo dell’investimento é ammortizzato dalle attuali tariffe di smaltimento dei rsu attualizzate.

I vantaggi sono ambientali perché non vi é più inquinamento, diminuisce il traffico (dei camion), non ci sono più cassonetti; sociali perché i cittadini conferiscono la loro parte di risorse e ottengono voucher per l’energia elettrica o altro (compresi sconti su tariffe varie); politici perché si sottrae alle mafie locali tutta la catena dei rifiuti.

Se invece gli apparati di pirolisi fossero forniti dallo Stato o dagli enti locali i vantaggi economicofinanziari risulterebbero anticipati.

Orbene, poiché a Roma si parla – anche dai tempi della campagna elettorale -della sinergia tra AMA e ACEA, sembrerebbe logico pensare che ci si possa/debba muovere in tale direzione (scambio risorse energia).

Se si dice che dalla riduzione dei dividendi per i privati si ricaveranno risorse da destinare anche alla manutenzione delle strade, occorre tenere ben presenti alcuni passaggi.

Per società quotate in borsa come ACEA, conta il rendimento, soprattutto quello netto o ROE (Return On Equity): se il rendimento cala (magari perché si stanno facendo buoni investimenti ma a redditività differita e, peggio, autofinanziati) la speculazione al ribasso si scatena; viceversa, se una azienda di public utility annuncia che toglierà l’acqua agli utenti più periferici e disagiati (o, il che é lo stesso, un aumento generalizzato o discriminatorio delle tariffe), il titolo guadagnerà in borsa.

Oggi un’eccezione parziale e momentanea a tale analisi potrebbe esser data dal favore e dalle  simpatie di cui godono la attuale Sindaca e il M5S: ma é solo un’ ipotesi che, se anche fosse, potrebbe ben presto trasformarsi in un’arma di ricatto.

Portare in borsa le aziende di pubblica utilità é stata una follia, ma adesso ci stanno; allora delle due l’una: o si propongono politiche che fanno deprimere massicciamente il titolo in borsa e poi l’ente pubblico ricompra per una miseria; oppure si propongono politiche che tra il contributo pubblico e quello privato rendono compatibile il miglioramento del servizio (acquisendo le tecnologie più avanzate) e la valorizzazione dell’azienda.

Per quanto riguarda le strade, quindi, le risorse per queste ultime potrebbero venir realizzate con una moneta comunale (bac ovvero buoni di acquisto comunali) che servirebbero per pagare i lavoratori; contemporaneamente il Comune attiverebbe nuovi servizi a pagamento (ad es asili nido) le cui tariffe andrebbero pagate parte in euro (per remunerare gli addetti) e parte in bac; così chi non ha i bac li comprerebbe dai lavoratori delle strade. Risultato, il Comune, senza scucire un solo euro, avrebbe fatto la manutenzione delle strade, dato reddito e lavoro ai disoccupati, aperto gli asili nido necessari. Cerchiamo, allora, di vedere i vari passaggi e le due possibili, convergenti, soluzioni.

Il Comune predispone un bilancio parallelo e autonomo rispetto a quello soggetto al fiscal compact.

In esso, tra i proventi, ci sono:

1) le entrate derivanti dal pagamento di servizi aggiuntivi (nuovi asili nido e non solo) che saranno pagati dagli utenti 50% in euro e 50% in bac

2) stanziamento del Comune per l’acquisto di materiali e strumenti per la pulizia e manutenzione strade;

3) eventuali altre entrate da crowfunding ovvero storni da ACEA ed AMA;

4) la emissione dei bac (nei limiti del pagamento dei disoccupati – tecnici e operatori disponibili – che svolgono manutenzione delle strade).

Nelle spese:

1) materiali e strumenti per la manutenzione delle strade;

2) pagamento ex disoccupati in bac (che li venderanno agli utenti dei servizi aggiuntivi o li utilizzeranno direttamente presso esercizi convenzionati che li riutilizzeranno, a loro volta, per pagare tariffe relative ai servizi comunali aggiuntivi stessi);

3) pagamento operatori dei servizi aggiuntivi in euro.

Oppure si può partire da disoccupati disponibili, tecnici, ecc. che saranno pagati in bac; si attivano servizi aggiuntivi solventi che gli utenti dovranno pagare al 50% in euro ed al 50% in bac, questi ultimi procurandoseli presso gli ex disoccupati: va da sé che il livello della disoccupazione riassorbibile (tramite il lavoro delle strade) corrisponde al 50% delle tariffe pagate dagli utenti che, come si è visto, vengono pagate in bac