Cari Confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato

Cari Giovani che provenite da ogni parte d’Italia

La gioia di Gesù abiti i nostri cuori!

E’ la gioia di essere qui, nella città di San Giovanni Paolo II, il Santo Pontefice che ha obbedito all’ispirazione di Dio, quella di istituire le Giornate mondiali della Gioventù. Sembrava un’impresa impossibile, ma egli ha creduto alla potenza dello Spirito Santo e – come Mosè davanti al mar Rosso – ha attraversato le acque, ha chiamato dai confini della terra moltitudini di giovani. L’appello del Successore di Pietro continua, e ora anche noi – di qualunque età – abbiamo risposto con convinzione. Siamo nella terra della divina misericordia, di cui fu apostola una suora, santa Faustina Kovalska: a questa misericordia di Dio Papa Francesco ha dedicato l’anno giubilare, perché ognuno possa fare rinnovata esperienza dell’abbraccio misericordioso di Gesù.

Che cosa vuole dirci il Vangelo appena ascoltato? Quale messaggio ha per noi? Ascoltando le sue Parole, è come se vedessimo la sua bocca, diceva San Gregorio Magno! Ma noi abbiamo questo desiderio? Il desiderio di incontrarLo, anzi di vederLo? Egli è tra noi, è con noi, vuole incrociare il nostro sguardo: essere insieme ci aiuta: “Siamo molti corpi, ma non molti cuori”, scrive Sant’Agostino, e l’essere qui insieme aiuta la nostra fede e, pur essendo molti, sostiene la nostra attenzione.

Che cosa dice Gesù nelle Scritture? Almeno tre parole.

 

  1. Nella lettera dell’Apostolo Pietro, il Signore ci ricorda una parola decisiva: “esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la meta della vostra fede: la salvezza delle anime”. E’ questa la meta dei nostri giorni terreni: la salvezza dell’anima. Prima o dopo le domande assillano tutti, non è questione di età! Prima o dopo ognuno giunge al bivio dove è chiamato a scegliere tra l’assurdo e la speranza; dove andare, per cosa impegnare giorni, intelligenza e cuore, che fare della propria vita, quale è la via della gioia vera, quella che non coincide con le soddisfazioni, ma che riempie il cuore anche quando sanguina. La tentazione è quella di rincorrere ciò che luccica, di vivere assonnati in una bolla virtuale che promette molto ma toglie tutto, anche la dignità. Il rischio è quello di credere che per essere felici si debba fare ciò che si vuole; credere che la libertà sia assenza di vincoli e regole, come il giovane della parabola che lascia la casa del padre e si ritrova triste, senza volto. Viene allora da chiederci: ho a cuore la salvezza dell’anima? E per questa opero con fede?

 

  1. Dentro all’orizzonte che Pietro descrive, il Vangelo ci dona la seconda parola: “vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi” . Che cosa ha detto Gesù? Ci invita a rimanere nell’amore, ma non in un amore qualunque, bensì nel “suo amore”: “rimanete nel mio amore”. Si tratta dunque di qualcosa di preciso. Non ci chiede innanzitutto di amare, ma di lasciarci amare da Lui. Ci invita a togliere gli occhi da noi, dal nostro piccolo cuore e guardare invece in alto, a Lui, al suo grande cuore che ci ama e che rimane nell’amore del Padre. Il suo dimorare nell’amore del Padre è obbedienza ai “comandamenti del Padre”. Ecco il segreto dell’amore! I comandamenti del Signore non sono vincoli di schiavitù, ma parole d’amore e quindi di libertà; non sono parole di oppressione, ma di liberazione; non pesi di tristezza ma ali di gioia, di gioia piena. Certo, sono impegnativi, ma l’amore richiede sempre impegno e concretezza, altrimenti è un soffio di vento, un inutile battito d’ali.

Poniamoci la seconda domanda: desidero rimanere nell’amore di Gesù accogliendo i suoi comandamenti come dono d’amore? Conosco la gioia vera della fiducia e dell’abbandono alle indicazioni del Signore? Oggi quanto poco amato è l’amore

 

  1. Infine, ci viene incontro la terza parola: “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Gesù ci invita all’amore vicendevole, all’amore fraterno. L’amore che Gesù ci comanda non nasce da simpatie personali o da sintonie di idee e di sensibilità: Egli ci porta ad un altro livello, più in alto. Ci porta in un altro mondo! Oh, se respirassimo di più questo mondo nuovo: è quello che Gesù ha iniziato, che continua attraverso i suoi discepoli fino ai confini della terra, e che in questa Eucaristia realmente si anticipa. Il Maestro, infatti, ci offre se stesso come termine di paragone: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. E’ dunque un amore nuovo, diverso da quello solamente umano; sgorga non da noi, ma da Lui che ama noi e ci rende capaci del suo amore, fino a morire per gli altri. Il suo amore ci è venuto incontro nella forma della misericordia, cioè della fedeltà nonostante i nostri tradimenti, insegnandoci così la vera gratuità che nulla attende e nulla pretende dal suo spendersi per il bene. Ci è venuto incontro anche nella forma del grembo materno, grembo tenero e fecondo. Si tratta, infatti, di servire i fratelli senza farlo pesare, con la tenerezza di Betlemme, ma anche di amare il prossimo nella verità, con il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, consapevoli che tutti dobbiamo invocare la misericordia di Dio. Sant’Agostino scriveva che “la verità è amata quando risplende, ma non quando riprende”! Ma se in noi c’è la verità – quella di Gesù – essa deve esplodere. Non possiamo rifiutarla, rifiuteremmo noi stessi!

Anche questa terza parola sollecita dunque una domanda sulla nostra capacità di amare nel Signore: non si tratta di fare miracoli, ma di lasciare che il Signore li compia servendosi di noi, del nostro piccolo cuore che, posto in quello di Dio, diventa capace anche dell’impossibile.

 

 

Angelo Card. Bagnasco

Arcivescovo Metropolita di Genova

Presidente Conferenza Episcopale Italiana

G.M.G. Cracovia 27 Luglio 2016

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