inside the World all begins locally,(LOCGLOB),and then turns into global,(GLOCAL):the 45 Geopolitical Regions and the 296 leading Towns

Sustainable Globalisation from the Locals (LOCGLOB)-Positive Economy-Ethic-Art-Spiritual & Material Wellness-Travels-Finance-Business-Life Style-Culture-Technotrends-Geopolitics-Food

Anime di Carta by Nadia Banaudi

(internet translator friendly) Anime di Carta 12 by Nadia Banaudi

traduttore /traslator friendly:
Se volete aggiungere un traduttore automatico di siti/ pagine internet clickando qui trovate quello ufficiale di Google
If you want to add Google Translate in order to traslate the whole page please click here to find and install
———————————————————————————————————————————————- —————-

(pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000

come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00

ed in “Anime di Carta”  N.1 su 1.140 siti come  potete verificare qui )


( clickando qui leggete l’ episodio N. 11 ) … Le anime di carta vi saluta e ringrazia per essere presenti al nuovo appuntamento.

Viola e la sua lettera sono entrati come un’abitudine nella vostra settimana, ad intermezzo di una pausa di lettura spero piacevole e distensiva.
Anche oggi non rubo spazio al libro e vi lascio in sua compagnia…
Sua madre custodiva i sogni degli altri accantonando i propri. In realtà si sentiva felice rendendo felici coloro che le stavano attorno, ma questo solo per occhi esperti. Viola lo sapeva, crescendo lo aveva capito. Lei non sarebbe stata in grado di gesti simili. Voleva la libertà sulla pelle, la soddisfazione di raggiungere gli obiettivi che si prefiggeva. Si sentiva infatti eternamente insoddisfatta. Ogni volta che raggiungeva la meta, una lampadina si accendeva nel cammino e si spostava di continente.
Durante il percorso di vagabondaggi per il pianeta aveva affrontato quattro o cinque mete l’anno. Era il tempo limite che intendeva trascorrervi per non abituarsi troppo al posto e perdere così il velo di entusiasmo. Come uno studente all’università che programma gli esami. In dieci anni poteva tranquillamente dire di aver girato gran parte del mondo, aver toccato con mano ciò che i più sfogliano su riviste o vedono imprigionato in uno zoo. La soddisfazione personale era totale. Viaggiare le aveva ulteriormente ampliato la mente. Non più schiava di uno schema mentale occidentale. Cittadina del mondo, ma zingara.
Come le aveva scritto la mamma a mò di monito tutto questo lo aveva raggiunto lasciando indietro qualcosa. Aveva vissuto a distanza i rapporti con amici e parenti. Al telefono, attraverso racconti, fugaci incontri, ma non aveva partecipato a matrimoni e battesimi, non era andata ai funerali. Quel suo vecchio mondo aveva continuato a scorrere mentre lei viveva altrove, lasciandole a volte un senso di vuoto altre di indifferenza.
Del gruppo aveva un po’ perso le fila, sapeva di successi e risultati di ognuno, ma senza aver partecipato a premiazioni o eventi. Quello era stato un sacrificio, non essere stata presente quando Mattia finiva l’accademia musicale, quando Lorenzo era stato operato ai legamenti crociati, quando a Walter avevano pubblicato il primo fumetto … certo via skype era intervenuta, ma li aveva in qualche modo abbandonati e traditi. Era uscita dal gruppo. Il più triste di certo era Mattia. Ogni volta che lo sentiva. I suoi occhi la prova del dolore. Il prezzo della libertà. Spesso i sensi di colpa avevano cercato di farsi strada in lei e tentato di farla tornare sui suoi passi, ma poi squillava il telefono, le veniva commissionato quel lavoro dal sapore esotico e lo spiccato senso avventuroso…e lei ci leggeva la mano del destino. Così da allora non si era più fermata. Tornava a casa per senso del dovere. Per festeggiare i compleanni di mamma e papà, per dimostrare loro che erano importanti, ma poi doveva fuggire.
Ben consapevole dei vuoti che aveva costruito intorno a se, amareggiata, riprese a leggere.

Non sono qui a concludere con velati insegnamenti circa il senso della vita. Quello so che lo hai appreso. Essere felici è preciso dovere per ognuno di noi. Esimersi dal farlo porta solo a creare angoscia profonda che fa ammalare il nostro animo. Lasciarti libera sapendoti felice mi ha trasmesso la pace che provavi. Il fatto è che non vorrei ti privassi di altre bellissime sensazioni.
“I figli iniziano amando i loro genitori; in seguito li giudicano; qualche volta li perdonano.” Se non ti darai l’occasione di fare il passo successivo potresti solo essere quella che giudica. Farti riflettere in questo momento è motivato da un sogno frequente che mi accompagna la notte.
Tu sei ferma in un grande piazzale ad aspettare, ma non sai cosa. Ti giri, ti volti, ti guardi intorno. Tutto è immobile e non succede nulla. Mi sveglio e mi chiedo se vuol dire o no che il tuo inconscio mi chiama. Chiedendomi aiuto. Sei sperduta e disorientata. Forse la vita che hai sempre condotto ti sta portando al capolinea e devi incominciare una nuova di cui non conosci le regole? Amore mio non so come aiutarti. Spero tanto che seguendo il mio consiglio troverai in montagna il luogo adatto per sbrogliare la matassa del tuo io. Se un ruolo in tutto questo lo devo avere, proverò a farmi guidare dal cuore come fino ad oggi ho fatto. Apri il tuo e sintonizzati sul filo dell’universo e ascolta la sua voce. Chissà che nella sua musica tu non ritrovi la strada.
Con amore la mamma.

Così finiva la sibillina lettera della mamma. Certo l’ultima parte era il concentrato delle letture da manuale. La voce dell’universo, i sogni premonitori, restare in ascolto per trovare le risposte al malessere che non sai di avere. Bel rompicapo. Non era certa se i dubbi le fossero già presenti prima di leggere il tutto, o fosse stata lei a innescarli.
Dunque un passo alla volta. Era rientrata dall’ultimo viaggio a Panjin in Cina perché stranamente le era terminata la voglia. Finito il servizio fotografico sulla spiaggia rossa del delta del fiume Liahoe, non aveva più sentito la scossa per cercare oltre. Vuota di ispirazione. Aveva voglia di tornare a casa. Il corpo le faceva male, si sentiva stanca, si alzava malvolentieri e per la prima volta non aveva piacere a restare in un posto a lei straniero. La ricerca di casa era proprio per sentirsi al sicuro. Poi una volta arrivata non sarebbe più uscita dalla sua stanza. Chiacchierare con mamma e papà la rilassava, era tornata bambina. La riempivano di attenzioni ed erano così felici. Quel giorno davanti al te le erano uscite dalla bocca le parole più strane e confuse della sua vita. La mamma le aveva accolte con comprensione. Se solo avesse immaginato che nei sogni già l’aveva anticipata.
Mamma, mamma. Impagabile. Quel sesto senso così evoluto, diretto a risolvere i problemi altrui. Di certo era una sicurezza affidarsi a lei. Vedeva lungo ed aveva quasi sempre la soluzione in tasca per questo non se lo era fatta ripetere due volte di scappare in montagna. Lì era dove aveva trascorso le sue vacanze estive e invernali da bambina. Dove aveva imparato a sopravvivere alla natura inospitale, dove sciava, andava in bici, faceva trekking, dove con Mattia aveva fatto l’amore per la prima volta. Le cose più belle erano custodite tra queste cornici. Per tantissimo tempo le aveva conservate impresse nella memoria, conferendo il valore aggiunto dei ricordi. Ora che era tornata si sentiva a casa e tutto il senso di disagio si era dissolto. Merito della panacea dell’aria pura. Si diceva che spesso era solo un fatto mentale.
Ad un tratto la calma totale del paesaggio venne interrotta dal rumore di una macchina. Dalla sua posizione Viola vedeva una parte della strada carrozzabile. Una vettura procedeva nella direzione del paese. Un altro solitario vagava per quei monti. Scomparso il mezzo dalla sua vista, riprese ad immergersi nella realtà circostante.
Si diede precisi ordini. Fissare un punto una volta riaperti gli occhi. Lì ci sarebbe andata, lì sarebbe successo qualche cosa di importante che le avrebbe risolto i dubbi. O così sperava. Si spostò dal posto di osservazione dove era rimasta fino ad allora. Piantati bene i piedi in terra, iniziò i movimenti lenti di una tecnica orientale che aveva imparato. Il tai chi. Avrebbe stimolato il libero fluire dell’energia vitale armonizzando corpo, mente e spirito. Somigliava a una lenta danza silenziosa, dalle movenze fluide e morbide, ma in realtà si stava svuotando la mente da ogni impurità di pensiero e si connetteva con l’universo intorno. Mosse il capo in ogni direzione, non più sicura del punto in cui si trovasse, aprì gli occhi per scoprire dove iniziava il nuovo cammino. Inspiegabilmente non era dove immaginava verso le punte più alte delle montagne intorno, ma proprio di fronte. In paese. Si diede una patta sul capo. Ridendo di gusto.

Nadia Banaudi ©2016

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: