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(Pubblicato in “DOVE ANDREMO,DOVE SI VA,DOVE ANDIAMO?” che e’ N.1 al mondo nel suo meta-tag su 287.000 come potete verificare qui (9-5-16 CET 12.00)

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Le autorità italiane stanno battendo in lungo e in largo le zone del Terremoto per assicurare che tutto sarà ricostruito: com’era e presto.

In realtà, in alcune zone, il terreno si è mosso di 70 centimentri, da nessuna parte meno di 30; le scosse sono continue perchè non si tratta di un normale terremoto, ma del movimento della faglia: quindi, l’emergenza c’è, eccome e non ci si può limitare a spese in disavanzo per quanto è accaduto, distinguendo tra emergenza terremoto – come la intendono in Commissione UE – ed emergenza alla Renzi.

Mettere in sicurezza tutti i comuni della faglia (dal Friuli a Capo Passero) costa 300-350 miliardi di euro in base ad uno studio che facemmo con „Economia a 5 Stelle“ tre anni fa e pubblicato dalla casa editrice Sì di Cesena.

Una recentissima considerazione: per evitare che le scosse conseguenti all’aggiustamento della faglia distruggano i nostri centri abitati occorre posizionare, aprire o valorizzare vuoti esistenti ad 1-2 chilometri di profondità: ciò farebbe da cuscinetto evitando danni in superficie. Lavori del genere, dappertutto, richiederebbero risorse illimitate di cui solo le banche private (che creano credito), le Banche centrali (che non hanno limiti a stampare, autorizzare, ecc.) banconote e moneta elettronica o gli Stati (se usano della loro sovranità) possono disporre.

E, rimanendo, all’ambito die programmi di ricostruzione correnti, va però, ricordato che il Presidente Renzi o chi per lui, se vuole finanziare in disavanzo la ricostruzione e l’emergenza sismica, ha tre strade.

La peggiore: aumentare il disavanzo che, pur essendo consentito dalla UE, determinerà anche un aumento del debito ( non male emettere titoli a sei mesi/un anno con tassi negativi).

La migliore: emettere biglietti di Stato o moneta elettronica a sola circolazione nazionale (gli articoli del Trattato di Lisbona regolano la emissione di banconote e monete aventi corso legale in tutta l’eurozona).

Una discreta via di mezzo: Certificati di Credito Fiscale coi quali si potranno pagare le tasse (recanti, al limite uno sconto del 2% annuo) e che quindi circoleranno come moneta senza far crescere il debito. Nei due anni di vita stimoleranno l’economia generando un maggior gettito tributario proprio quando le entrate in euro saranno – in proporzione alla quantità di Certificati di Credito emessi – ridotte.

 

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