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(pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000 come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00)

(la rubrica ” I libri! di Massimo ” è la N.3 su 1.910 siti come vedete qui al 2/7/16 alle 9.00)

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(… qui potete trovare la 1. parte…)  5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa.
Pennac riconosce il diritto del bambino (“Come un romanzo” parla appunto di come avvicinare, o almeno come non allontanare, i bambini alla lettura) di leggere romanzetti dozzinali, a patto però che poi passi “naturalmente” a letture più impegnate. In un brano del suo libro Pennac afferma con la convinzione di un dogma l’esistenza di “cattivi libri” e “buoni libri” (i primi fatti in serie, senz’anima, volti solo ad intrattenere): è un punto che io contesto con tutte le mie forze. Non esistono “buon libri” o “cattivi libri” a prescindere: esistono solo libri che al lettore tal dei tali possono piacere in un determinato momento della sua vita, secondo il suo gusto, e libri che non rientrano nelle sue corde di lettore. Tutto qui. Non è che la Divina Commedia sia “in assoluto” meglio di un Harmony…

6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa).
Confesso di aver scoperto per la prima volta in questo libro la parola “bovarismo”: senza conoscere questo termine già lo applicavo alla mia lettura e alla mia scrittura: se uno si lascia andare alla fantasia che male fa? Perché mi devo rompere le scatole su un romanzo “civile”, “impegnato”, “attinente alla realtà” se in un certo momento mi va di sognare? Un “amico” sosteneva che la sola letteratura che vale la pena di scrivere e di leggere era quella impegnata: liberissimo di pensarlo, come io sono liberissimo di pensare il contrario.

7. Il diritto di leggere ovunque.
Quand’ero più giovane riuscivo a leggere persino sull’autobus, circondato dal casino e incurante della guida spericolata dell’autista, sballottato qua e là lungo le vie di Firenze. Oppure mentre facevo la fila alla posta o ascoltando un concerto di musica classica (trovo sublime leggere col sottofondo musicale di un’orchestra che suona dal vivo… anche se in quest’ultimo caso una volta sono stato aspramente contestato dall’organizzatore di un concerto perché “mancavo di rispetto ai musicisti”, pur standomene zitto al mio posto senza disturbare nessuno), insomma, ovunque potessi portare con me un libro. I libri mi hanno tenuto compagnia in situazioni delicate (come l’attesa di una visita medica) o fatto passare il tempo altrimenti interminabile di attese infinite. Ora non riesco più a concentrarmi sull’autobus o in situazioni di affollamento… forse sto invecchiando?

8. Il diritto di spizzicare.
L’ho fatto anch’io, soprattutto in biblioteca e in libreria.

9. Il diritto di leggere ad alta voce.
È un diritto anche questo, purché esercitato – come il diritto a fumare – là dove non si infastidisce nessuno. Per fortuna non mi è mai capitato un cafone che mi costringesse a subire la lettura di un libro, che magari non mi piace.

10. Il diritto di tacere.

Ahimé, altro diritto sistematicamente calpestato nella scuola.

 

Massimo Acciai Baggiani ©2016

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