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pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000

come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00

ed anche ne  “Il mondo di Roxie”  che è N.1 al mondo su più di 44.000 siti come potete verificare clickando qui 22-7-16 at 14.50 CET

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( … qui leggete 3/14…)

Allungo una mano e spingo la porta, non sapendo a cosa stia andando effettivamente incontro, se non all’appuntamento con gli occhi dentro cui vorrei viaggiare per il resto della vita. Anche se significasse legarmi a lui per un tempo breve, perché nemmeno la morte sarebbe in grado di cancellare il sentimento che provo nei suoi confronti.
I suoi occhi sono gli stessi del giorno in cui ci siamo fatti più male che bene, rotolandoci su quel letto che ha siglato il nostro addio definitivo e rappresentano lo stesso mare scuro ed enigmatico nel quale vorrei tornare a tuffarmi. Mi accolgono con la luce che sul suo viso appare un po’ meno abbagliante ma preferisco non recepirlo come un segno negativo e mentre mi avvicino al letto in cui è sdraiato, mi accorgo di avere già molte più aspettative di quante avrei dovuto coltivarne. Mi trasformo in una ragazzina alle prese con la prima cotta, quando si tratta di lui e ci ricasco ogni singola volta che ho la fortuna di ritrovarmelo di fronte.
“Sei qui…”. Esordisce, mentre mi decido a raggiungerlo e mi fermo poco distante da quel letto che lo inchioda a una scomoda anche se non so quanto terribile realtà.
Faccio appena segno di sì con la testa, accorgendomi di stare ancora tremando e prendendo atto, se mai ne avessi avuto bisogno, di esserne tuttora maledettamente innamorata.
“Non ero affatto sicuro che avresti accettato di venire…”. Riprende a parlare, mentre mi sforzo di capire se e quanto possa essere provato dalla malattia. Non ho il coraggio di domandarmi, invece, fino a dove sarà disposto a spingersi o a mentire, dato che ignoro il motivo per cui mi ha fatto convocare.
Non so quale organo del suo corpo abbia aggredito, quel mostro schifoso che si è portato via le persone più care alla maggior parte di quelli che conosco, compresa me e neppure se e in quale misura sarà disposto a rivelarmelo.
“Mi hanno detto che volevi parlarmi. In effetti, non è stata una decisione facile ma non mi sarei perdonata, se non ti avessi concesso questa possibilità…”.
Nonostante tutto, mi verrebbe da aggiungere ma preferisco non infierire e rimango a guardarlo, continuando a trovarlo irresistibile.

Rossana Lozzio ©2016

Il mio racconto, ispirato dall’intero universo musicale di Pino Mango ma soprattutto dal brano “L’albero delle fate” – Fuori Concorso, nella prima edizione