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(pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000

come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00

ed in “Anime di Carta”  N.1 su 1.220 siti come  potete verificare qui )

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(…qui leggete il 14. episodio …)

… Eccoci al nostro consueto appuntamento.

Se Viola vi sta tenendo con il fiato sospeso, un po’ come ha fatto la lettera nella prima parte, significa che state iniziando a volerle bene. Sappiate che è successo anche a me, mentre ne scrivevo la storia, saliva un senso di protezione nei suoi confronti. Sinceramente mi fa tenerezza come tiene distante l’amore, ma questo d’altronde è il suo lato debole. Buona lettura…

Mattia restò a guardarla
< Ed io in tutto questo non ti sono mai venuto in mente?> Ecco finalmente aveva tirato fuori il sassolino dalla scarpa.
Il momento era arrivato, Viola non poteva tergiversare. La resa dei conti? Corri e fuggi e prima o poi devi affrontare la spina che ti affligge.
Prese un bel respiro e posò la forchetta, non era facile dire la verità.
< Per tutto il viaggio a Formentera mi sono domandata se avessi fatto la cosa giusta, ma più restavo sull’isola e godevo di quell’esperienza e più mi rispondevo da sola. Non avrei mai potuto trovare la mia strada se fossi rimasta con te. Certo che ti pensavo. Ti avrei voluto al mio fianco. Tu però avevi altri obbiettivi. La musica. E guarda dove ti ha portato. > era ammirata dei suoi progressi. Aveva impiegato anni di duro studio per realizzarsi come musicista. Lui si era applicato.
< Già. Ognuno doveva seguire la propria strada. Tu collezionando esperienze in giro per il mondo. Io andando all’accademia musicale a Firenze. Siamo due adulti che hanno conquistato la mete. L’unico prezzo è che ci siamo persi per strada. > amara constatazione. La cena aveva assunto il sapore dei ricordi che riaffioravano come ospiti indesiderati.
< Perché dici che ci siamo persi? Sono anni che non trascorriamo del tempo insieme e guarda i livelli di piacevole complicità. Senti che pace regna tra noi. Quanta stima reciproca e matura serenità ci attornia.> Viola temeva di venire additata come causa unica della loro rottura, ma erano giovani …
< Dico che io e te ci siamo allontanati. Le nostre strade si sono divise, provocato ferite … almeno a me. Ho avuto storie con altre ragazze, con cui ho condiviso la passione per la musica. Solo che non funzionava mai. Continuavo a pensare che potevo essere felice solo con te. > con gli occhi abbassati sul piatto a contemplare la briciole rimaste, sfogava quei bocconi fastidiosi rimarcandoli.
Una dichiarazione nello stile di Mattia. La sua anima poetica ancora una volta lo portava in territori inesplorati.
< Per me Mat era impossibile restare. Lo sai. Non ne ho fatto una questione di scelta. Era solo così. Non sarei potuta rimanere ad aspettare che tu realizzassi il tuo sogno, mentre io… accontentarmi di una vita non mia. Quella che ho ora me la sono disegnata addosso. Mi voglio bene, lo sai. Non mi sarei mai perdonata di non averci provato. Non volevo creare dolore, ma… la mia famiglia mi ha appoggiato se loro ci sono riusciti perché per te è stato così difficile? > il tono della conversazione aveva preso il binario dell’accusa. Era pronta ad accettarla?
< Perché io ti amavo. Ti ho persa. Pensarti lontana, tra le braccia di sconosciuti mi faceva stare male. E non dico per questioni di virilità. Sentivo spaccare il cuore al solo pensiero che le tue giornate fossero ovunque, ma non più con me. Crescendo mi sono abituato, ma … mi mancavi lo stesso. > i suoi occhi erano lo specchio più sincero che Viola si fosse mai trovata davanti ad ammirare. Quel verde intenso che ancora una volta la incantava.
<Oh Mat! > al volo si alzò dalla sua sedia per andargli incontro ed abbracciarlo.
< Scusa se ti ho fatto così male. Ho pensato solo a me. Eravamo giovani, pensavo mi avresti sostituito. Non credevo…> forse non aveva voluto dargli l’importanza che lui ora sottolineava. Il loro amore era quello innocente e solare di ragazzi felici di vivere avventura. Lei lo viveva spensierato. Lui forse già con aspettative adulte.
La staccò un po’ da se. Voleva guardare bene i suoi occhi per non commettere errori di valutazione. Erano sinceri. Nonostante il dolore riusciva a credere alla sua buona fede. Fece una piccola smorfia. Erano bastate due paroline di scusa per farlo pentire. Si era pentito di aver risollevato il polverone del dolore causato dalla sua partenza. Si sentiva sciocco, adolescente. Le passò una mano sul viso accarezzandole la guancia. Non provava certo rabbia per quanto era accaduto. Consciamente sapeva che doveva andare così per il bene di entrambi. Sentiva forte dentro di se la sicurezza che si sarebbero ritrovati.
A volte il tempo scorre inesorabile. A volte si ferma e ci osserva. Spesso e volentieri il tempo ci fa impazzire, ma mai come ora il tempo era come lo aveva descritto Dostoevskij. Quando un uomo avrà raggiunto la felicità il tempo non ci sarà più. Sapeva di avere una nuova opportunità.
Il mattino dopo il sole illuminò la stanza con timidi raggi. Nascosti sotto il piumone dormivano serenamente due vecchi adolescenti ormai cresciuti. I loro corpi tradivano gli anni. I loro cuori stranamente erano ripartiti da dieci anni prima.
Il lento rotolare del solito scoiattolo dispettoso e del suo bottino, fu l’artefice ancora una volta del risveglio.
< Credo ce l’abbia con me quel roditore. Mi fa da sveglia.> ancora assonata ed impastata dal vino la bocca di Viola musicò le frasi.
< Pensi davvero? Secondo me è disperato perché tra poco inizia l’inverno e ha poco tempo per riempire la tana. Potresti aiutarlo portandogli tu due noci.> la prese in giro.
< Ah non lo sapevo fossi diventato un protettore di roditori. O ti diverti a prendermi in giro?> gli si accoccolò accanto.
< Ah mi interessa poco di quel tipo lassù. Guarda qua che scoiattolo> e prese a tormentarla di solletico.
< Se continui a farmi ridere, non so come andrà a finire. Devo scappare in bagno > alzandosi nuda dal letto Viola sfilò davanti agli occhi di Mattia. Compiaciuto per la visione di prima mattina, ebbe modo di riprendere il filo dei pensieri della sera. Ancora scosso dal vino sapeva che si erano lasciati andare in fretta ritrovandosi inebriati di loro stessi. Il suo cuore felice poteva tradirlo portandolo a investire di nuovo troppo. Ma le emozioni si erano risvegliate così limpide da non avere dubbi. Si amavano ancora.
Viola saltò nel letto riprendendo il suo posto al caldo. < Allora uomo moderno, a chi tocca fare il caffè?>
< Al bar! Chiama il servizio in camera. Non è la suite residenziale?>
< Mh. Sento odore di maschilismo. Sotto sotto vuoi dire che devo prepararlo io ?>
< No dico che il caffè può aspettare!> e le lasciò intendere il senso con uno sguardo languido accompagnato da morbidi baci sul collo.

Nadia Banaudi ©2016