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(pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000

come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00

ed in “Esteticamente — Aesthetically”

che è N. 9 su 25,400 siti di settore come vedete qui 2/7/2016 alle 9.00)

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Il filosofo Bachelard ci ricorda che la fioritura delle ninfee sancisce l’arrivo dell’estate. Solo allora il giardiniere coglierebbe gli aranci dalle serre. Ricordiamoci che il poeta Mallarmé scelse il nenufaro bianco per simboleggiare la bella Leda, da inseguire amorosamente. Là, il fiore si chiuderà di notte, riaprendosi al mattino. L’acqua stagnante ovviamente si muove poco, facendo quasi da “esca” per la bellezza della ninfea. Quest’ultima per Mallarmé avrebbe un fiore ad uovo di cigno. Una ninfea contribuisce a “gonfiare” la superficie d’acqua. Il cigno non vive in maniera stagnante, ma di certo stanziale. La foglia arrotondata della ninfea “avrà abboccato” all’acqua. Conosciamo le alluvioni del Fiume Brenta, nella sua storia. Esso fino all’anno 589 sfociava dalla bocca del Lido, a Venezia, dopo aver “girato” sulla < lettera S storta > del Canal Grande. L’ambiente lagunare è esposto alle maree, e funge da “esca” per gli uccelli migratori. Il Canal Grande conserva ancora l’andamento sinuoso. Il fenomeno dell’acqua alta naturalmente “gonfia” la laguna. Più in generale, ricordiamo come gli argini traboccano, durante l’alluvione. Il Fiume Brenta virtualmente poté “germogliare”: col ramo della Riviera, il ramo di Mira, il ramo della Cunetta ecc… Durante un’alluvione, invece, la stagnazione delle acque deriverebbe da “un’esca” sull’argine “tirato a sé”. Curiosamente, quando nel 2018 a Venezia sarà attivato il Mose, per il monitoraggio delle maree, le paratoie si potranno alzare come le “ali” d’un cigno… Disgraziatamente, ricordiamo pure che il cosiddetto Canale dei Petroli (costruito alla fine degli anni ’60) tramite le sue correnti ha sottratto i sedimenti delle tante barene, prosciugando le loro “nervature a germogliare”! Se il Fiume Brenta modernamente non sfocia più nella laguna, quest’ultima però è divenuta a sud una sorta di mare artificiale. Il Canale dei Petroli certamente favorisce il moto ondoso, facendo alla fine “traboccare” le barene. Rimbaud immagina che nella città, i differenti ponti si rincorrano “ondeggiando”, come le acque del fiume sottostante. Noi percepiamo il dritto del calmo, il convesso dello schiumoso e l’obliquo del salto. Ci basterà allacciare (complice la prospettiva frontale) gli stralli ai tuguri dei pescatori, le arcate al piano levatoio ecc… Per Rimbaud, i ponti suonerebbero assieme. Ma quanto gli stralli e le arcate apparterranno al violino, ad esempio? Rimbaud vedrà persino una giacca rossa, probabilmente indossata da un musicista di strada. Ma sull’acqua grigia ed azzurra del fiume calerà il bianco d’un raggio. Qualcosa che neutralizzi tutto il “chiasso” dell’ondeggiamento. Il Fiume Brenta ha i ponti di certo lontani fra di loro, forse escludendo quelli a Bassano del Grappa. Possiamo percepire il tipico guado come qualcosa che permetta di “vestirsi” con l’acqua. Subito torna in mente il celebre Ponte Vecchio a Bassano del Grappa. Costruito sul guado del Fiume Brenta, esso sarebbe simbolicamente “rivestito” pure dalle giubbe in dotazione al corpo degli Alpini. Per una volta, dimentichiamo tutta la negatività del “chiasso” in guerra (per i bombardamenti, le sparatorie, le sirene per i civili ecc…). Gli Alpini portano una piuma nera di corvo, sul cappello. Qualcosa che cali come un raggio, sotto la guida per la manovra più corretta, “imboscandosi” fra i declivi. E’ noto che nel 1947, superata la tragedia della guerra mondiale, gli Alpini ricostruirono per l’ultima volta il Ponte Vecchio. Questo però oggi dà troppi segni di cedimento, “ondeggiando” con la sua pavimentazione. Così, pare che lo scricchiolio “incuta timore”, e senza nemmeno “scrosciare” nel chiasso. Per Bosko Marjanovic, ciascuno di noi avrebbe una sua madre, sorella o fidanzata come “rijeka” (“fiume”: una parola che in lingua serbocroata è di genere femminile!). Egli in specie proverebbe un vero amore per la Una. Questo fiume funge da confine naturale fra la Bosnia e la Croazia. Per Bosko Marjanovic, la Una in qualsiasi momento pare correre o saltare come una fanciulla, volendo attirarsi lo sguardo d’un corteggiatore. Di giorno la sua acqua assumerebbe una veste diversa (al passaggio del Sole), per “esondare” su tutti i toni verdi dei boschi circostanti, facendoli risplendere dal loro smeraldo. Molti secoli fa, una diramazione minore del Fiume Brenta, e che poi sfociava a Fusina, curiosamente fu chiamata Una. Oggi il tono smeraldo delle acque si percepisce soprattutto a Primolano, dove la Valsugana trentina pare chiudersi nel “salto” dal Massiccio del Grappa all’Altopiano di Asiago. Là, i voraci cormorani “punteranno lo sguardo” sulle trote più indifese, mentre la ciclopista servirà per il turismo, facendoci “innamorare” anche d’un canale in apparenza molto “in ombra”. Citiamo la poesia Serenata, di Garcia Lorca. Lolita si laverà il corpo, adoperando l’acqua salmastra ed i nardi. Precisamente lei sarebbe in riva al fiume, mentre la notte eclisserebbe i raggi solari come i rami lambenti le piccole onde. Lo stesso avverrà fra i tetti. La luce lunare ondeggerebbe per le tegole, come l’argento dell’anice. Alla fine, i rami secondo Garcia Lorca morirebbero (paradossalmente!) d’amore, sui seni di Lolita. Il Fiume Brenta anticamente passava per Padova (se Patavium in lingua latina indica abitanti d’una palude). Certamente da Fontaniva in poi le acque tendono a diventare più salmastre. Soprattutto, a Piazzola sul Brenta sono state ricavate le aree naturalistiche, anche dagli invasi artificiali per l’industria estrattiva del cemento. Qualcosa da percepire come una sorta “d’ondeggiamento” per il blocco di cemento, laddove l’acqua avrebbe una tonalità più argentea. Oggi il Fiume Brenta geograficamente lambisce la periferia di Padova. Però le acque non cavalcano più i “seni” delle barene, nella Laguna di Venezia. Per il poeta Paul Eluard, l’onda del fiume si percepirebbe come un violino. L’acqua avrà una sinestesia, fra la visione e l’ascolto. Per il poeta Paul Claudel, lì l’ondeggiamento sembra nella pausa d’una carezza. L’acqua avrà un archetto, favorendo il concerto della schiuma. E’ l’armonia che affonda nella sua melodia, e coinvolgendo il nostro animo perché ce ne piaccia “il riposo”. Qualcosa da percepire nella mano che accarezzi l’incavo del collo o della guancia, complici le dita ad archetto. Certamente possiamo ricordare la forma del Ponte Vecchio, a Bassano del Grappa. Nel progetto dell’architetto Palladio, sembra che i quattro piloni di legno “affondino” la melodia dei propri “archetti”. L’alveo naturale d’un fiume dev’essere protetto, specialmente in pianura, sull’incavo artificiale d’un argine. Quest’ultimo potrà percepirsi mediante una carezza della terra, che metta “a riposo” l’acqua. Il ramo della Cunetta poi ha un andamento molto rettilineo, distendendo il suo “archetto” leggermente fuori dal “violino” per la Valle dei Millecampi (resa sinuosa dalle barene). Dora Teitelboim scrive liricamente che un cavallo blu galoppa così rapidamente da lasciare il fuoco a terra, con la luce del giorno sprofondata in un fiume. Gli zoccoli riusciranno a schiacciare le rocce. Il cavallo sarà blu entro “l’infiammazione” del nero notturno. Le galassie si possono percepire come un fiume di stelle. Qualcosa che avrà il suo contraltare in terra sui minerali delle rocce. Queste scintilleranno, sotto la spada del cavallo rapidissimo. Il Fiume Brenta termina nel Comune di Chioggia, il cui centro storico pare “rampante”, fra la pianura veneta e la Laguna di Venezia. Ma è possibile percepire anche uno “scintillio” delle acque? La località di Isola Verde ospita la foce di due fiumi: il Brenta e l’Adige. Così, immaginiamo che le acque siano rampanti “dopo una gara decisa al fotofinish”. Simpaticamente il Brenta e l’Adige parteciperanno alle “baruffe chioggiotte” (da Carlo Goldoni)? Le due foci s’avvicinerebbero quasi ad “ostacolarsi”. In ballo ci sarà il primato della confluenza sul Mare Adriatico. Soprattutto il ramo della Cunetta ci pare rettilineo per “galoppare”, nonostante il freno dell’argine che fa solo “assaporare” la Valle dei Millecampi. Rimbaud immagina che il fiume sia disceso da un battello ebbro (perché senza pilota), verso il mare. Egli segue l’estetica dei visionari, complice la percezione incontrollata ed ignota fra le onde o gli abissi. Così l’invasamento lirico s’otterrà solo perdendo se stessi. Il battello quasi “s’ubriacherà” fra le onde, tremanti (barcollanti) come le persiane al vento. Rimbaud riconoscerà la nottiluca: un protozoo marino dotato di luminescenza, così da risvegliare il blu delle acque, tramite una fosforescenza “albeggiante”. La Riviera del Brenta è molto famosa per le sue ville. Dal 1960, noi possiamo percorrerla dentro il cosiddetto burchiello, caro alla Repubblica Serenissima. Trattasi d’una gita piacevole e tranquilla, sul ramo “senza pilota” del Fiume Brenta (il quale oggi punta “galoppando” da Stra a Codevigo). Nelle ville venete, piuttosto vagheggeremo di partecipare “all’ebbrezza” di qualche festa? Per il filosofo Heidegger, necessariamente l’uomo “si trova” ad essere, avendo un proprio mondo. Presa una dimora, quasi si percepirà di “cavalcare” l’esteriorità. Sempre ci troviamo ad essere, “sbattuti” dal presente che già trapassi. Ne deriva che abiteremmo solo “nella zattera” del Mondo. Il filosofo Tsujimura cita un passo del Buddismo Zen, per cui Immenso fluisce il fiume, così come fluisce; rosso fiorisce il fiore

PAOLO MENEGHETTI   ©2016

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