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pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000

come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00

ed anche ne  “Il mondo di Roxie”  che è N.1 al mondo su più di 44.000 siti come potete verificare clickando qui 22-7-16 at 14.50 CET

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(qui potete leggere 4/14 …) 

…. Le sue dita fanno una minima pressione sulle mie ma mi fingo indifferente… non gli concederò più soddisfazione di quanto non abbia già fatto accettando il suo invito.

“Ho bisogno di te”. Mi comunica e il tono e lo sguardo con cui lo fa, ottengono lo stesso effetto lancinante che avrebbe avuto un pugno nello stomaco.

“Di me?”. Ripeto, continuando a fissare le nostre mani. “Per cosa?”.

“Per provare a farmi perdonare”. Risponde, sapendo che mi conquisterà.

La sola ipotesi di poterlo avere nella mia vita, non più come un’ombra che mi segue ma concretamente al mio fianco, mi sta facendo librare nell’aria e immaginarlo comportarsi come farebbe un uomo che si sente in colpa, anche se non per amore, mi eccita e mi appaga indicibilmente.

“Non so quanto mi resta ma è un tempo che vorrei trascorrere con te”.

Ecco, l’ha detto… mi ha lasciato intendere che sa che morirà e anche se quello che ha aggiunto subito dopo è assolutamente meraviglioso, non riesco a concentrarmi su nient’altro.

“Senti, razza di un egoista di prima categoria… ti rendi conto di quello che mi stai facendo?!”. Scatto in piedi, preda di una disperazione che mi induce a gettare ogni maschera, ponendo quel po’ di distanza tra noi che mi potrebbe aiutare a recuperare la lucidità necessaria per pensare al mio bene e per non anteporvi il suo. “Mi stai dicendo che dovrei farti da infermiera?”.

Mi decido a tornare a guardarlo, adesso che non può più toccarmi e l’espressione con cui vado a scontrarmi, mi sconvolge. Non sta più sorridendo, credo di non averlo mai visto tanto serio ma soprattutto, appare perso.

“Scusa… scusami, davvero, non intendevo quello che ho detto!”.

Cerco di giustificarmi ma non so davvero più cosa fare, sono ossessionata dall’idea che lui voglia che lo accompagni fra le braccia della morte. Niente di più terribile, devastante e contemporaneamente invitante. Ho combattuto per anni nel tentativo di accettare di fare a meno della sua presenza fisica e non ci sono mai veramente riuscita e adesso che mi sta proponendo di cominciare a colmare il vuoto della sua assenza, suppongo che si tratterebbe di un breve periodo che mi vedrebbe presto ripiombare nel cieco e sordo dolore che conosco troppo bene e che si potrebbe tramutare in un abbandono definitivo con cui non credo che riuscirei a convivere.

Rossana Lozzio ©2016

Il mio racconto, ispirato dall’intero universo musicale di Pino Mango ma soprattutto dal brano “L’albero delle fate” – Fuori Concorso, nella prima edizione