(pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000

come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00

ed in “Anime di Carta”  N.1 su 1.220 siti come  potete verificare qui )

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(…qui trovate l’ episodio N. 16) …

… Buona settimana a tutti i miei lettori.
Se vi dicessi che la storia di Viola sta per terminare ci rimarreste male? Troppo breve?
Sì avreste ragione, ma in effetti Viola ha detto già molto, non tutto, ma già molto, quindi superato questo piccolo colpo di scena alla fine della puntata di oggi, la lascerò un po’ riposare.
Un po’, è una promessa! Buona lettura…
< Mat sono pronta! Ma la mia è una ricetta speciale. Non il solito risotto. > Avvicinandosi alla tavola con i due piatti in mano Viola lo cercava con gli occhi. Non c’era nessuno nella sala da pranzo a parte il tavolo pronto per il pranzo.
< Mat dove sei?> uscendo fuori dall’uscio lo vide rientrare.
< Sono andato a rubare due noci al nostro amico scoiattolo, direttamente dall’albero. Pensavo di avere altro tempo per preparare l’antipasto.> un pò deluso allungò le mani per mostrare le quattro noci che aveva raccolto.
< Povero Scrat. Lo hai privato di un pranzo quest’inverno, sei un essere insensibile. Ma visto che si tratta di una causa meritevole ed onesta come viziarmi e sfamarmi stavolta lascio correre. > con la faccia serissima Viola lo prendeva in giro.
Decisero che sarebbe stato meglio iniziare dal piatto caldo poi al contrario avrebbero trasformato l’antipasto in secondo.
< Questo risotto è davvero strano. Buono, ma strano.> precisò Mattia al secondo affondo. Non riusciva a capire cosa ci fosse di strano.
< Dici? Sai, il bisogno aguzza l’ingegno. Hai chiesto risotto ai funghi, ma avevi controllato solo la presenza in dispensa dei funghi. Purtroppo gli altri ingredienti erano assenti. Tipo riso, prezzemolo, vino…così mi sono arrangiata.> spiegò con un sorriso a pieno viso.
< Chiameremo questa ricetta il “risotto non risotto”, o il “finto riso di Viola”, comunque voto nove più.>buono era buono.
< Mi sa che hai fame tutto qui. > risero di gusto considerando quanto le cose vadano sempre come vogliono e mai come le si vuole. L’importante era saperle aggirare. Per vivere ci voleva filosofia applicata.
A tavola uscivano i discorsi sui massimi sistemi. Evidentemente il cibo li stimolava, o forse saziandosi di energia il cervello riusciva a lavorare meglio. I cracker con paté d’oliva che aveva preparato Mattia come antipasto-secondo furono il supporto per discussioni metafisiche. Più il cibo era semplice, più i discorsi si facevano importanti. Erano proprio due visionari.
< Sai cosa penso a volte? Che non è giusto che ci siano poche popolazioni con capacità tanto elevate di introspezione da saper dialogare con anima e corpo, ai più invece sconosciuti. Alcuni popoli hanno trovato la quintessenza della felicità nell’accettazione della loro natura umana, altri hanno messo a frutto le capacità e sono emersi conquistando ruoli di potere nella società. Ma ognuna di queste fette di popoli non si compensa l’un l’altra. Se si riuscisse a prendere il corretto di ogni cultura se ne potrebbe creare una tale da rendere felice il mondo intero. Ognuna di loro invece vede solo se stessa. Se agli indigenti affamati venissero spiegate le tecniche per sopportare gli stenti, se agli obesi di ricchezza fosse palese la felicità del donare agli altri …>
< Perché non lo fai tu? >La interruppe nel filo delle spiegazioni.
< Io?>
< Sì. Mentre parlavi ti vedevo. Dirigere una scuola motivazionale, dove spieghi le culture, le tecniche, le soluzioni aiutando la gente a capire perché sta male, non è felice, perché non riesce ad apprezzare la vita. > ne era certo con la cultura a 360 gradi che si era fatta in giro per il globo aveva una visione chiara. Con le sue idee alternative su come affrontare la vita, gli eventi ed applicare le teorie poteva parlare facile alle persone in cerca di aiuto. Senza spacciarla per dottrina, ma un mix delle migliori strategie assorbite nei suoi viaggi.
Fu in quell’istante che Viola rivisse il sogno di sua madre ad occhi aperti. Lei in mezzo ad una piazza a cercare una direzione. Vedeva perfettamente formarsi un profilo. Una palazzina fatta di vetri su un molo in mezzo al mare. La sua scuola. Tappeti in terra, suoni di campane tibetane provenire dall’interno. Lei seduta in meditazione in mezzo alla stanza immersa in un profumo di incenso. Le venivano incontro Mattia illuminato dal sole, radioso come lui, mentre un bimbo le correva incontro urlando <Mamma!>
Perché ora lo capiva e lo sapeva “Dobbiamo essere pronti a liberarci della vita che abbiamo programmato per poter avere la vita che ci aspetta”. Ed ancora una volta la mamma aveva visto in anticipo giusto. Sorrise a Mattia pronta a rivelargli il futuro.

 

Nadia Banaudi ©2016