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(Pubblicato in “DOVE ANDREMO,DOVE SI VA,DOVE ANDIAMO?” che e’ N.1 al mondo nel suo meta-tag su 1.900.000 come potete verificare qui (9-5-16 CET 12.00)

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Alle strette per l’errore sul Referendum, Matteo Renzi tenta la strada (prevedibile e prevista) del compattamento del suo partito; nessuno crede più in lui, ma alternativa non c’è. Ricordo che gli stessi storici perdonano i crimini ai politici (purché vincano), ma non gli errori: i centrosinistri hanno ignorato e non compreso la rabbia ed il cambiamento culturale della classe media impoverita, delle periferie, dei meridionali, dei giovani senza prospettive.

Un uomo di Stato intelligente e abile, consapevole della situazione del suo Paese, avrebbe fatto di tutto per evitare una consultazione del genere dove la gente, oltretutto, si sentiva obbligata a pronunciarsi su un diktat della grande finanza internazionale (ne stiamo già vedendo delle belle e delle brutte sul Monte dei Paschi di Siena: da come andrà tale vicenda sapremo di che pasta è fatto il governo Gentiloni e cosa ci attende dall’Europa e dintorni).

Ma veniamo alla questione elettorale.

Scenario “A”:Il Mattarellum.

Significherebbe due cose che portano entrambe al medesimo risultato:

1) riaggregazione bipolare (“centrodestra” e “centrosinistra”)

2) collegi piccoli con un solo vincitore, quindi un vantaggio, almeno teorico, per i soliti noti rispetto agli sfidanti allo sbaraglio.

Entrambe le circostanze non tengono conto della avvenuta tripolarizzazione della attuale politica italiana. Dunque il rischio, il pericolo, la prospettiva sarebbe quella dell’esclusione dal Parlamento di uno dei tre poli. Sebbene l’obiettivo prevalente sia proprio quello di escludere il Movimento 5Stelle (cattiva notizia sia per qualsiasi onesto garantista, sia per militanti e simpatizzanti di Grillo e dei suoi), vi immaginate le conseguenze di un’esclusione del centrodestra o del centrosinistra?

Qualsiasi onesto garantista vi confermerebbe che la esclusione dalle Istituzioni di uno dei tre poli, favorirebbe lo scivolamento verso la guerra civile: il risultato del Referendum indica che ci siamo abbastanza vicini, ma non abbiamo una forza rivoluzionaria degna e organizzata. Niente, oggi, può salvare l’Italia se non gli Italiani e l’obiettivo di evitare il governo a 5Stelle sta prevalendo persino sul buon senso: questo è un segno dei tempi, siamo vicini al punto di rottura della società.

È troppo forte l’influenza della finanza, delle grandi banche, dell’Unione Europea e degli USA (speriamo in cambiamenti con Trump) su tutti e tre i poli citati: essa varia un po’ nella composizione. Ma lo stesso Movimento 5Stelle necessita di una riflessione sulle sue origini e prospettive che è carente e poco chiara nei suoi vari momenti (i vertici, i cerchi magici, l’inconsistenza del web che è troppo ristretta per essere massa critica-wikicrazia, l’impaccio nelle Istituzioni).

Se la follia del Mattarellum – lo è sempre stato, ma adesso il pericolo appare estremo – andrà avanti, la destra populista si troverà o in una maggioranza che le andrà stretta o in una minoranza che favorirà le fughe estremistiche; lo stesso accadrà a quella sinistra costretta a sostenere un’alleanza anti-destra che la privera’ di voce e di peso, comunque; un 5 Stelle ridimensionato, potrebbe esser premessa di una riforma interna adeguata?

In ogni caso, col Mattarellum, le forze del dissenso dovranno organizzarsi fuori dal Parlamento, rendendo il confronto tra le classi sociali deluse ed il potere sempre più acre e radicale.

Scenario “B”:  legge proporzionale.

E’ difficile, auspicabile, con sbarramento intorno al 4% si potrà ragionare…non dimenticando che la grande vittima del recente Referendum è stato il premio di maggioranza: mai più una maggioranza del Paese diversa da quella in Parlamento! Con il proporzionale, si tornerebbe alla politica sul territorio – Collegi più piccoli di quelli dell’ultima volta (il 1992) per evitare un costo della campagna elettorale individualmente esagerato – ma questo pone il tema delle “spese per la politica”. Cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, è vero, però oggi ci sono due problemi.

1)      Il fondamentalismo moralistico non si combina bene né coi fatti, né col buon senso (Roma docet!); per vincere la battaglia dell’onestà quest’ultima dev’essere strumentale al programma politico non “il” programma politico; in caso contrario, l’esperienza lo dimostra e lo ha sempre dimostrato, non si va da nessuna parte.

2)      L’onestà – come anche il caso Roma dimostra – non consiste nel non toccare denaro, ma nell’utilizzarlo ragionevolmente per le iniziative giuste e condivise. Occorre combattere senza esitazioni l’uso improprio e illegittimo del denaro pubblico (mogli, amanti, investimenti esteri…), ma non si vede perché incontri, conferenze, seminari, presenza sul territorio, corsi di formazione e quant’altro non debba venir ragionevolmente sostenuto (senza lussi, sprechi o distrazioni), in vista di un radicamento che dev’essere sempre più forte se ci si vuole scontrare con gli avversari ad armi pari.

Il ritorno al proporzionale porrà il problema dei costi della politica ed il M5S vincerà, sul terreno dell’onestà e della moralizzazione, quando dimostrerà di saper spendere nell’interesse della crescita culturale e politiche; non mostrando solo di respingere le opportunità perché tale comportamento, ormai, viene decodificato come incapacità ad utilizzare i fondi pubblici onestamente, non come onestà assoluta. L’onestà assoluta consiste nel ritirarsi da questa società marcia in meditazione sul Monte Asparagius; l’onestà adeguata nel saper gestire quanto la collettività ci affida nella speranza di vedere cambiamenti in meglio (quelli in peggio li abbiamo già visti in 35 anni di abbandono del primato della Politica sulle esigenze dell’economia).