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(pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000 come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00)

(la rubrica ” I libri! di Massimo ” è la N.3 su 1.910 siti come vedete qui al 2/7/16 alle 9.00)

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Mentre sto scrivendo questo articolo mancano due giorni all’ultimo concerto dei Pooh, nella Bologna dove hanno mosso i primi passi oltre mezzo secolo fa, e sto ascoltando uno struggente brano musicale di Mauro Bertoli dedicato all’amico Valerio Negrini1. Ho da poco finito di leggere il libro in cui Bertoli racconta i primi anni dei Pooh, da quando si chiamavano Jaguars a quando l’autore decide di uscire dal gruppo già lanciato verso i primi successi (ma ancora prima di “Piccola Katy”) che aveva contribuito a fondare insieme a Negrini: un libro che ho ricevuto direttamente dall’autore – persona gentilissima e disponibile – dopo averlo contattato in privato.

Chi mi conosce sa che sono un ammiratore entusiasta dei Pooh fin da quando vinsero il Festival di Sanremo con “Uomini soli”, più di un quarto di secolo fa, quindi da circa metà della loro storia (e circa due terzi della mia vita). Le loro canzoni sono state la mia colonna sonora da quando ero adolescente: i miei gusti sono cambiati nei decenni, i miei orizzonti musicali si sono allargati, ma loro sono rimasti sempre al primo posto della mia personale classifica. Trovo la loro musica geniale, meravigliosa, insuperabile: tuttavia confesso di non aver mai provato un particolare interesse per la loro storia… fino a quest’anno in cui hanno deciso di lasciarsi ed intraprendere ciascuno la propria strada.

L’occasione si è presentata per caso navigando un giorno su Internet e scoprendo che l’inizio dell’avventura era stata narrata da uno degli stessi protagonisti in un libro; libro che ho letto tutto d’un fiato in un paio di giorni. Oltre ad essere molto scorrevole, scritto in un linguaggio amichevole e colloquiale adatto a raccontare la storia di due adolescenti dei primi anni ’60, pieni di musica, con un grande sogno da realizzare; il libro riesce a catturare proprio come un romanzo. Nelle pagine, alternate a foto d’epoca, rivivono immagini vivide di un tempo entrato nel mito, che non esiste più. Man mano che proseguivo nella lettura ho cominciato ad immedesimarmi: chi, da giovane, non ha avuto grandi sogni e non ha vissuto entusiasmanti avventure? 2 Un sogno una andato al di là di ogni più rosea aspettativa: la loro “buona stella” li ha accompagnati per i successivi cinquant’anni, traghettandoli gloriosamente nel nuovo millennio, raccogliendo fan di tutte le età.

Mauro ripercorre con nostalgia la propria infanzia nei tempi duri del Dopoguerra, i primi ascolti musicali, la prima chitarra e la decisione – osteggiata da genitori preoccupati per l’avvenire del figlio – di diventare musicista professionista: decisione tuttavia sempre supportata dalla nonna di Mauro, la “Nonna dei Pooh” con cui c’è una grande sintonia.

Nel libro primeggia la figura di Valerio Negrini, il “quinto” Pooh occulto, poeta e autore dei testi dei grandi successi del gruppo: entra in scena fin dalle prime pagine e subito viene presentato come un ragazzo fuori dal comune. Il rapporto tra Mauro e Valerio è di profonda amicizia e di grande sintonia artistica, pur essendo caratterialmente molto diversi – pragmatico il primo, sognatore il secondo. Il mitico batterista e paroliere, che decise di scendere dal palcoscenico nel 1971 3, mi ha sempre affascinato per quei testi di altissimo livello ma al tempo stesso accessibili e semplici: insomma, la genialità della semplicità. Mi sono sempre domandato da dove traesse ispirazione: ho trovato la risposta nelle parole dello stesso Bertoli: “Rimanevo meravigliato alla lettura dei suoi (capo)lavori e alle mie domande rispondeva che era sufficiente “masturbarsi il cervello” per fare uscire le idee: erano nell’aria, intorno a noi, in attesa di entrare in una matita e trasformarsi in parole. Restavo perplesso, ammirato da tanta semplicità, ma in fondo, pensavo, aveva ragione: l’arte sta nel tradurre in modo naturale ciò che sentiamo, che ci circonda, che è dentro di noi, senza perderci alla ricerca di ciò che non ci appartiene.”4

Vi sono momenti commoventi, come quello in cui Bertoli annuncia la sua decisione di lasciare il gruppo, senza rimpianti né rimorsi: decisione di cui non si è mai pentito pur essendo stata molto sofferta. Lascio ai lettori lo scoprire le motivazioni di questa decisione, non voglio svelare troppo in questa sede: cito solo questa frase che dice tutto: “Non li ho mai dimenticati, sarebbe impossibile rinnegare il periodo più bello della mia vita”. 5

Il libro è anche una raccolta di aneddoti divertenti, di curiosità sul mondo della musica, sugli strumenti (c’è un intero capitolo molto ispirato dedicato alle chitarre) e sulla vita del musicista, tra orari impossibili, rivalità, groupies da dividersi e fidanzate gelose. E’ un grande omaggio a Valerio in primis, ai Pooh attuali e a tutti gli altri ex-Pooh (di cui giustamente l’autore ci fornisce in appendice un elenco dettagliato e definitivo, perché non vi sia chi avanzi pretese illegittime).

Tutte le cose finiscono, anche se il ricordo rimane molto a lungo (mi viene da dire “per sempre”). Quando il libro di Bertoli è stato stampato, nel dicembre 2014, i Pooh – tornati in cinque col ritorno di Stefano D’Orazio e Riccardo Fogli – non avevano ancora annunciato la decisione di sciogliersi al raggiungimento dei cinquant’anni di carriera: Bertoli tuttavia conclude la biografia sua e dei “suoi” Pooh con queste parole profetiche (ma per fortuna non troppo…): “Non voglio pensare al futuro: non riesco a immaginare una fine. Un Roby scendere dal palco, come ha scelto già di fare Stefano, Dodi appendere la chitarra, Red dedicarsi ad altre attività; è inconcepibile eppure un giorno qualcosa dovrà per forza succedere, ma spero di non assistervi, preferisco i miei ricordi, la storia meravigliosa che ho vissuto con questo gruppo fantastico, le emozioni, le gioie e i dolori che mi ha dato, i tanti insegnamenti che ne ho tratto e il ricordo del mio amico Valerio, che purtroppo mi ha preceduto e al quale dedico con affetto queste mie pagine scritte con tutto il mio cuore.” 6

Con questa ultima citazione chiudo anche il mio articolo, domandandomi come sarà il Dopo-Pooh, certo che comunque non cesserò mai si ascoltare la musica meravigliosa che hanno creato in questo lunghissimo periodo: musica che mi accompagnerà nei miei viaggi in auto o in treno, o come sottofondo mentre creo le mie opere letterarie.

Firenze, 28 dicembre 2016

Massimo Acciai Baggiani ©2016

Qui trovate i libri di Massimo

Bibliografia

  • Bertoli, Mauro, Pooh. Atto di nascita – 1962-1967, Verona, Mabert Edizioni, 2014.

Note

  1. Venuto improvvisamente a mancare in seguito a infarto nel gennaio 2013. Il brano “Adagio per Valerio” è contenuto nel cd allegato al libro di Mauro Bertoli, Pooh. Atto di nascita – 1962-1967, Verona, Mabert Edizioni, 2014. Chi mi conosce sa che non scrivo un rigo senza musica di sottofondo.
  2. Anch’io ho avuto un contatto col mondo della musica, sebbene del tutto marginale: ripenso a quando suonavo la tastiera nei Monasterium Pisanum e a quanto era bello suonare in una band (che negli anni ’60 in Italia era detta “complessino”), gruppo che ho poi abbandonato in seguito a vicende che non racconterò qui per non andare troppo fuori tema. Noi non facevamo sul serio: i Pooh sì, ed è questa differenza che ha reso realtà ciò che era solo un sogno.
  3. Lasciando le bacchette a Stefano D’Orazio, il quale se ne sarebbe poi andato a sua volta nel 2009, per ritornare poi in occasione della grande festa del cinquantennio
  4. Bertoli, M., op. cit., p. 123.
  5. Bertoli, M., op. cit., p. 150.

Bertoli, M., op. cit., p. 151