(N.1 al mondo su 313.000 entries con la rubrIca “Suggestioni e percorsi poetici” come potete verificare qui – 20/6/16 – 12.13 cet) (pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000 come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00)

————————————

traduttore /translator friendlyplease  click here to find and install

———–

Thomas Stern Eliotnell’epigrafe della Terra Desolata dedica a Ezra Pound: “lo miglior fabbro del parlar moderno”, verso del Purgatorio con il quale Dante presenta il poeta provenzale Arnault Daniel al maestro Virgilio. Ma non ho intenzione di parlare del rapporto Eliot-Pound, del quale molto è stato scritto, questi miei articoli non sono di critica letteraria, bensì di “poesia raccontata”.La Poesia (l’Arte in generale) ha memoria, si tramanda e si trasforma epoca dopo epoca, poeta dopo poeta ed è un genere che si snoda nei secoli come un filo rosso lungo il quale si inanellano per ciascun artista maestri, modelli, fonti. Questa è l’articolazione di una forma d’arte, nessuno viene fuori dal nulla, la Poesia si radica nella Poesia in una osmosi incessante con la propria epoca. Per questo motivo non è lecito affermare: “tutto quello che si esprime è poesia”; proprio no, la Poesia è un “genere letterario” che si delinea nel tempo. Il linguaggio e le forme mutano, devono vivere il proprio tempo, i “luoghi” e gli archetipi si possono rivisitare anche a distanza di millenni. Pensiamo ad esempio all’amore, pensiamo alla crudeltà umana, al viaggio, al tradimento e la gelosia, alla ricerca di se stessi, all’avventura in generale. La discesa agli inferi, o il viaggio in un qualche al di là metaforico, è senza dubbio uno dei “luoghi” più frequentati da sempre. Un interminabile filo rosso da Omero a, fra i più noti, Virgilio, Dante, Milton fino, appunto, a Eliot e Pound.

I Cantos di Ezra Poundsono l’opera moderna che meglio esprime questo concetto: un dipanarsi da Omero alla contemporaneità, ovviamente in un linguaggio “assolutamente moderno”. In particolare il canto XV è di ambientazione dantesca, in rimando con il canto XV dell’Inferno che è quello dell’incontro fra Danteed il maestro Brunetto Latini che si svolge nel settimo girone dove vengono puniti i violenti contro Dio, arte e natura,tra gli altri gli usurai. Brunetto Latini fu modello di Dante soprattutto per quanto riguarda l’etica, le implicazioni morali della politica. Pound, seicento anni dopo, “urla” la propria invettiva contro l’inedia, la violenza, l’usura e simili piaghe “politiche” di un contemporaneo simbolico inferno.

Uno stralcio nella recente traduzione di Massimo Bacigalupo, forse il massimo “americanista” in Italia:

 

“i saccarinosi, giacenti nel glucosio

i pomposi nella bambagia come un puzzo di oli a Grasse,

il grande scabro buco del culo, che caca mosche, che tuona imperialismo,

urinale estremo, latrina, pisciatoio senza cloaca,

…..r meno rissoso, …episcopus …sisi, avvitano nella sbobba,

le gambe agitate e pustolose, un sospensorio da prete appeso all’ombelico,

il suo preservativo pieno di blatte nere, tatuaggi intorno all’ano,

e un capannello di golfiste che lo osserva.

i coraggiosi violenti che si sfregiano con i coltelli

i vigliacchi che incitano alla violenza

…ene …h mangiati da tronchi,

…Il come un feto gonfio, la bestia dalle cento gambe, USURA

e la sbobba piena di complimentosi, che si inchinano ai signori del luogo,

illustrandone i vantaggi, e i laudatorestemporisacti, che sostengono

che la merda di una volta era più nera e sostanziosa,

e i fabiani che invocano la pietrificazione della putrefazione,

una nuova alluvione di escrementi tagliati a losanghe,

i conservatori che conservano, distinti da giarrettiere di carne di bassifondi,

e i leccaculo in un grande cerchio, che lamentano la scarsa attenzione che ottengono,

la ricerca interminabile, la rivendicazione della leccata non ricambiata,

i litigiosi,

un verde sudore di bile, i proprietari di giornali, …s gli anonimi,

…ffe, spezzato la testa sparata come palla di cannone contro la porta di vetro,

scruta fuori un istante, ricade sul tronco, epilettica,

et nulla fidentia inter eos, tutti con le schiene tremanti,

con pugnali e culi di bottiglia, spiando un attimo di distrazione;

un puzzo che aderisce alle narici e sotto nulla che non muova,

terra mobile, sterco che racchiude oscenità, errore informe,

noia generata da noia,

settimanali inglesi, copie del …c, un multiplo del …nn,

e io dissi: “Come può essere?” e la guida:

Questa razza si riproduce per scissione,

Questo tumore è l’ultimo di quattro milioni.

In questa bolgia sono raccolti i noiosi.

Infinite scaglie di pus, scabbie di vaiolo permanente.”

La noia che genera noia… e altro ovviamente, altra degenerazione, inedia, ruffianeria, indifferenza, violenza, ecc… Immaginate questo quadro allegorico, questo spaccato di mondo, sovrapposto al nostro mondo o ad altri mondi storicamente conosciuti. Immaginatelo mentre vi chiedete se la meschinità umana genera l’arroganza del potere o viceversa, ognuno può darne la risposta che ritiene più appropriata. I “noiosi” sono dannati, questo è il focus dello stralcio del Canto XV di Ezra Pound: il poeta visionario li presenta, ne presenta le tipologie, il lettore si faccia una propria immagine, ne sovrapponga le tipologie. Provate a farvi un’immagine sulle varie possibili descritte da Pound, un’immagine che sostituisca all’allegoria qualcosa di reale per voi, dei visi, delle situazioni. Basta così, poi la “lettura” di questo testo viene da sé: un grido di disprezzo! Un grido a squarciagola alla faccia dell’umanità, della propria epoca, del mondo in cui vive.

L’etimologia dal greco fornisce discendenza diretta fra il verbo “poieo” (potere) e Poesia, semplice, senza nessuna altra trasformazione in nessuna altra lingua. La Poesia è la leva, lo strumento, il mezzo e il fine dell’atto del “potere”: la Poesia “può”! Ovviamente è un potere astratto, evocativo, un potere che può apparire avulso dal mondo reale sembrando “essere” in mondo suo, proprio per il fatto di averlo creato. Quindi la Poesia è il mondo o semplicemente ha un rapporto con il mondo? Questo è il nocciolo della questione perché in effetti è un mondo proprio, creato, ideato, artefatto, ma vive (solo) nel rapporto con il mondo reale, il mondo che conosce ed in cui vive il poeta. Quindi il grido di disprezzo di Pound è rivolto al mondo nel quale vive, alla propria epoca, all’umanità che la abita e prende vita in base a quante orecchie lo hanno ascoltato, a quanti uomini si sono sentiti “toccati”. E il filo rosso si dipana nei secoli in questo rapporto costante, variabile ed essenzialmente imprescindibile.

Ancora Ezra Pound nella sublime poesia Histrion (Istrione, perché in fondo siamo commedianti) che illustra molto meglio di quanto possa fare io la metafora del filo rosso:

Histrion (in una mia traduzione)

Mai nessun uomo osò scrivere questa cosa,

già, io so come le anime dei grandi uomini

a volte possano vivere dentro di noi

e come se fossimo fusi insieme, non siamo

che il riflesso vivo delle loro anime.

Quindi per un po’ sono Dante e per un altro po’

un tale Francois Villon, poeta e ladro,

o sono chi per la sua sacralità non dovrei nominare

per timore che il mio nome sia bollato per sempre di blasfemia;

un solo istante e la fiamma scompare per sempre.

Come se una sfera risplendesse nel centro del petto

quasi trasparente, oro fuso, questo è l'”io”

e in una qualche forma proietta se stesso:

Cristo, Giovanni, o a malapena il Fiorentino

poi che lo Spazio trasparente non è altro che la figura

che naturalmente lo irradia,

noi in quello stesso Tempo smettiamo di esistere

e loro, i Maestri delle Anime, vivono.

I “Maestri delle Anime”: i poeti, gli artisti, le emozioni/idee/sentimenti che si dipanano lungo il filo rosso… dalla notte dei tempi, forse.Ho iniziato l’articolo con la dedica di Eliot a Pound e finisco allungando ancora il filo rosso citando l’ultimo Premio Nobel, Bob Dylan che a sua volta nomina i due poeti americani in una sua poesia/canzone, nella traduzione di Fabrizio De André:

…E bravo Nettuno mattacchione il Titanic sta affondando nell’aurora

nelle scialuppe i posti letto sono tutti occupati e il capitano grida:

“ce ne stanno ancora ?!”

ed Ezra Pound e Thomas Eliot fanno a pugni sulla torre di comando

i suonatori di calipso ridono di loro mentre il cielo si sta allontanando

e affacciati alle loro finestre nel mare tutti pescano mimose e lillà…

Renato Barletti ©2016

Potete seguire Renato ogni sabato in “Suggestioni e percorsi poetici