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pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000

come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00

ed anche ne  “Il mondo di Roxie”  che è N.1 al mondo su più di 44.000 siti come potete verificare clickando qui 22-7-16 at 14.50 CET

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…(qui trovate l’ episodio N.7) …

… “La mia famiglia e io viviamo separati già da tempo”. Mi rivela, sempre senza darmi ulteriori spiegazioni. Non credo che si renda conto di quanta confusione mi stia rovesciando nella testa e con tanta leggerezza, anzi, è probabile che non si sia soffermato un solo istante a rifletterci. Dev’essere così concentrato su un futuro che non riesce a immaginare, da non avere voglia di sentirsi rifiutato e con me, sa che non potrà accadere. Accidenti a lui, se lo sa. “Se solo accettassi l’aiuto che mi è stato offerto, sarebbero disposti a prendersi cura anche di questo corpo malandato… è che io vorrei lo facessi tu, perché credo che ne abbia bisogno tutto il resto. Non oso definirlo anima e cuore, mi ribatteresti che non ce li ho, per come ti ho trattata, in passato… e non so se riuscirei a raccogliere abbastanza sfacciataggine per darti torto”.

“Con questa vigliaccata, però, finirai per uccidermi…”. Mi ascolto mormorare, mentre m’imbatto ancora in quella luce che ha nello sguardo che mi ha sempre fregata e mi dico che lo farà di nuovo, forse, per un’ultima volta. “E se dovessi scoprire che mi stai prendendo in giro…”.

Fa cenno alla cartella clinica sistemata sulle sbarre in fondo al letto che lo ospita e sospira. “Preferirei evitartelo ma lì, c’è scritto come sto. Al momento”. Mi riferisce, precisando che la diagnosi non è definita, sollevandosi appena dai cuscini ed emettendo, subito dopo, una breve smorfia che sotto intende dolore mentre sta per ricadere all’indietro.

Istintivamente mi getto in sua direzione, sostenendolo sotto le braccia e quando mi ci ritrovo quasi sdraiata sopra, nel tentativo di aiutarlo a riappoggiarsi sui cuscini, mi sento perduta. Lui mi guarda lungamente negli occhi e m’incanta con un’altra piccola smorfia, prima di appoggiarsi più comodamente e di emettere un lungo sospiro. Poi mi passa le mani fra i capelli, invitandomi a posargli la testa su una spalla, con un gesto fermo ma colmo di una dolcezza che non so se gli appartenga da sempre. Non l’ho mai sperimentata, prima d’ora ma mi appaga tanto in fretta. Mi trattiene così, accarezzandomi, senza aggiungere altro.

“Dammi un po’ di tempo…”. La mia voce esce quasi soffocata dalla bocca che vorrebbe urlargli quanto lo amo e che invece si lascia sopraffare da un pianto trattenuto nella gola per un tempo indefinibile. “In questo momento, quasi non riesco a respirare, non posso prendere una decisione così importante senza riflettere…”.

“Lo capisco”. Annuisce, poi mi solleva il viso e mi asciuga le guance dalle lacrime che hanno preso il sopravvento, determinato a non lasciarsi compatire e non lo sto facendo. Non chiede il consenso, non c’è abituato. Si avvicina e posa semplicemente le labbra sulle mie, dando un senso a tutto quanto è stato detto fino a questo momento, anche se un senso non ce l’ha.

Rossana Lozzio ©2016

Il mio racconto, ispirato dall’intero universo musicale di Pino Mango ma soprattutto dal brano “L’albero delle fate” – Fuori Concorso, nella prima edizione