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(pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 66.200.000

come potete verificare clickando qui 

ed in “Esteticamente — Aesthetically”

che è N. 3 su 34.000 siti di settore come vedete qui )

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Le fotografie di Sammy Goldfien si percepiscono tramite l’ombra che cerca una sua “cripta”, paradossalmente di luce. Nel complesso, pare che il grigio predomini. C’è una pesantezza, per i cappotti ed i maglioni, che quasi “invecchiano” la bellezza atletica della modella Kim Vandenberg. Il grigio è una tonalità invernale; ma questo favorisce la ricerca d’una protezione per se stessi. La modella posa squadrando con le braccia il busto, oppure mostra la “gobba” del collo e dell’occhio (il cui sguardo sembra “addormentato” verso una profondità, ignota a noi). Avverrà che l’illuminazione della vitalità voglia proteggersi. Squadrando il busto, oppure con l’occhio “a gobba”, il ritratto della modella dovrebbe predominare sul ritaglio ai lati (che in effetti proverebbe a “contenere” le braccia, le gambe, la testa, i fianchi). Così il tono grigio favorirebbe “l’addormentarsi” della carica espressiva. Soprattutto il cappotto fungerà da utile “cuscino”, certo per la testa ma forse anche per le braccia.

Dormendo, la nostra vitalità ha una “cripta” paradossalmente di luce, grazie al sogno. Questo “ci prenderà parecchio”, arrivando a predominare (con la “grigia” pesantezza della virtualità) sull’espressività dello sguardo, degli arti, della parola ecc… Di frequente, pare che la modella accenni al suo risveglio. Rimane però il tono prettamente grigio degli scatti. Quanto le ombre ancora ci proteggerebbero, dalla realtà?

Per il filosofo Jacques Derrida, la cripta concerne dialetticamente un luogo sia compreso in un altro, sia (nello stesso tempo) separato da quest’ultimo. Qualcosa che noi vedremmo tramite un’occhiata “sfavillante”. La cripta si trova nella rivelazione del buio. L’occhiata si dà sempre di sfuggita. Nel buio, noi possiamo avanzare solo a tentoni. La cripta è “sorvegliata” dal palazzo che la contiene, e come lo “sfavillio” d’un tesoro nascosto.

La modella Kim Vandenberg lancerebbe un’occhiata “aggroppata”. E’ la luce che protegge il “buio” della propria espressività. La modella si lascia sfuggire uno sguardo, un ginocchio, un braccio, gli occhiali ecc…, ma lì resta la “sorveglianza” del grigio. Alcune pose si percepiscono addirittura dentro “l’andare a tentoni” degli abiti (se il colletto “risucchia” la nuca, i pantaloni hanno lo “strascico” del petto, il cappotto fa “gocciolare” il volto ecc…). In genere, pare che le braccia squadrino il busto come i ganci d’una valigetta. Questi avrebbero un tono metallico, e certo farebbero risplendere un contenuto da nascondere, chissà quanto in chiave protettiva!

C’è una fotografia ove le braccia squadranti “intorpidiscono” il busto, mentre solo gli occhiali potranno accennare un “risveglio”. Il particolare del loro riflesso aiuta a percepire “l’andare a tentoni del dormiveglia, dentro una “cripta” del grigio. Nella fotografia del ginocchio che sale al petto, ci pare che predomini “l’aggropparsi” d’un “gancio”, sul chiarore della camicia. Ogni passo va fatto normalmente con sicurezza. Nella “cripta” grigia del sogno (quando i pensieri ci danno una rivelazione solo virtuale, contro il nero del buio), a proteggere è l’intorpidirsi del sé. Il ginocchio, risalendo al petto, si percepisce tramite l’andare “a tentoni” dell’intero busto. In un altro scatto, il volto cerca di proteggere il “gocciolamento” dei propri sentimenti, e sotto la spugnosità d’un cappotto.

 

PAOLO MENEGHETTI   ©2017

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