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Uno dei dubbi che più di frequente mi vengono espressi, dagli interlocutori a cui espongo il progetto, si riassume nella domanda “ma se poi, contrariamente alle previsioni, l’erogazione di CCF non produce alcun effetto espansivo, nel momento in cui – a due anni di distanza – i CCF stessi vengono utilizzati per conseguire sconti fiscali, si crea un “buco” nelle entrate statali”.

Bene, immaginiamo che l’assegnazione di CCF a famiglie e imprese non produca, effettivamente, alcun effetto espansivo. E’ un’ipotesi inverosimile: equivale a immaginare che chi riceve un titolo con un significativo valore di mercato – perché equivale a uno sconto fiscale utilizzabile tra due anni – li metta in un cassetto e se ne scordi fino al momento futuro in cui, appunto, li userà per ridurre pagamenti d’imposta.

Equivale a ipotizzare, in altri termini, che il ricevente non ceda i CCF sul mercato finanziario in cambio di euro, o che lo faccia e poi non spenda gli euro ricavati, né che li usi come contropartita di acquisti di beni e di servizi. Neanche per un centesimo.

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Basta con l’Eurocrisi ©2017