La crescita dell’e-commerce rimane a doppia cifra anche per lo scorso anno. Il fatturato complessivo delle vendite online è stimato in 31,7 miliardi di Euro, con un incremento del 10% sul 2015. L’e-commerce italiano sta entrando in una fase di maturazione e consolidamento. Molti attori che hanno preso la leadership nei settori più ricchi stanno accelerando il passo e staccando la concorrenza. Uno dei fattori che sta emergendo con sempre maggiore evidenza è il fatto che l’ecommerce sia un settore capital intensive. Chi i capitali li ha o li trova cresce, chi non riesce a trovarli perisce o, nella migliore delle ipotesi, viene comprato. Il tema del finanziamento alle imprese è diventato un fattore cruciale per la competitività delle imprese italiane nel settore dell’e-commerce. Tuttavia siamo ancora molto lontani dal sostegno offerto negli altri Paesi europei. Le aziende di e-commerce in Germania, Francia, UK e Spagna ricevono finanziamenti dell’ordine di centinaia di milioni di euro. In Italia di norma non si superano i 5 milioni di euro. Se questo tema non verrà affrontato l’e-commerce italiano sarà sempre più straniero. Il dominio dei principali player globali appare sempre più incontrastato, sia a livello dei singoli Paesi, dove nei mercati più maturi Amazon continua ad erodere quote di mercato degli altri merchant in tutti i settori e porta alla chiusura dei punti vendita fisici, sia a livello internazionale, dove i marketplace come Amazon, eBay, Alibaba, Tmall e altri si stanno ponendo come i principali intermediari per i merchant che vogliono vendere all’estero e per i clienti che vogliono fare acquisti oltre confine. La competitività di questi attori si sta spostando sul mercato pubblicitario andando a contrastare tech company globali come Facebook e Google, rispetto alle quali possono disporre di maggiori quantità di dati sui clienti, in particolare per quanto riguarda il comportamento di acquisto. Alibaba ha raccolto nel 2016 il 40% della spesa pubblicitaria mobile in Cina, rispetto al 58% complessivo di Google e Facebook negli Stati Uniti. Il prossimo passo per Alibaba sarà portare questa lotta al di fuori della Cina, di pari passo con l’acquisizione di ulteriori asset in tutto il mondo.

Ci sono attualmente più di 1 miliardo di siti internet. Nel 1995, il numero totale di utenti internet era meno dell’1% della popolazione mondiale. Quest’anno, quel numero ha raggiunto i 3,4 miliardi (circa il 46% della popolazione mondiale). Internet è cresciuto esponenzialmente a livello globale, e si stima che il traffico generato nel 2017 sarà maggiore della somma degli anni precedenti. 1 Il valore del mercato e-commerce al dettaglio a livello mondiale è stimato in 1.915 miliardi di dollari nel 2016, oltre 200 miliardi di dollari in più del 2015, e pari all’8,7% del totale del mercato di vendita al dettaglio (7,4% nel 2015). Mentre il ritmo di crescita per le vendite al dettaglio è complessivamente in calo, la quota digitale continua a espandersi rapidamente, con un tasso di crescita del 23,7% nel 2016. Le vendite e-commerce raggiungeranno i 4.058 miliardi di dollari nel 2020, arrivando a coprire il 14,6% del totale della spesa nell’anno. I due Paesi che dominano la classifica mondiale continuano ad essere Cina e Stati Uniti. La Cina occupa la prima posizione, con un fatturato delle vendite online stimato in 899,09 miliardi di dollari nel 2016, quasi la metà (46%) del mercato globale, guidato dalle filiali del gruppo Alibaba: Taobao, Alibaba.com, Tmall e altri. Gli Stati Uniti mantengono il secondo posto con un fatturato stimato in 423,34 miliardi di dollari nel 2016 e una crescita del 15,6% rispetto al 2015. Guidato dai giganti dell’e-commerce Amazon e eBay, si stima che il Paese continuerà a crescere a due cifre fino al 2020, grazie a un aumento della spesa da parte degli acquirenti digitali esistenti, l’espansione dell’e-commerce in vari settori tra cui quello alimentare e l’aumento delle vendite mobile. L’area Asia-Pacifico è quindi destinata a rimanere il più grande mercato ecommerce mondiale, con una fatturato che supera i mille miliardi di dollari nel 2016, in crescita del 31% , che si stima sarà più che raddoppiato (2.725 miliardi) entro il 2020. L’espansione delle classi medie, la diffusione del mobile e di internet, la crescente competizione tra i diversi e-commerce player, i miglioramenti del sistema logistico e delle infrastrutture, sono tutti fattori che favoriranno l’e-commerce.

Nel sud-est asiatico, in particolare, l’e-commerce rappresenta ancora solo una frazione delle vendite al dettaglio totali. Infrastrutture per i pagamenti digitali poco sviluppate e un sistema logistico debole hanno reso questi mercati impreparati a gestire elevati volumi di ordini online, e hanno mantenuto il mercato e-commerce in una fase nascente. 2 La crescita delle vendite online al dettaglio nel 2016 ha superato il 10% nella maggior parte dei mercati, anche in quelli più sviluppati come Stati Uniti, Regno Unito e Germania. Nei mercati emergenti si registra una crescita notevolmente superiore.3 L’area Asia-Pacifico sarà uno dei grandi campi di battaglia tra Alibaba e Amazon, dove entrambi investiranno miliardi di dollari nel corso dei prossimi anni. Alibaba ha già assorbito LAZADA e il rivenditore online di generi alimentari Redmart nel sud est asiatico, mentre Amazon è in procinto di aggredire Australia e sud est asiatico dopo aver già investito circa 5 miliardi di dollari in India. Si fa sempre più intensa la competizione tra i big player dell’e-commerce e il retail tradizionale. Negli Stati Uniti, dove l’area media di spazio retail a disposizione per individuo è oltre 6 volte maggiore rispetto all’Europa o al Giappone, 2.880 negozi fisici hanno chiuso da inizio 2017, molti di più dei 1.153 registrati nello stesso periodo del 2016. Proiettando tale dato sull’intero anno 2017, sono 8.640 i negozi fisici che potrebbero chiudere entro la fine dell’anno. Grandi retailer multimarca come JCPenney, Macy’s, Sears e Kmart, e monomarca come Guess, Abercrombie & Fitch e Crocs, stanno chiudendo alcuni dei loro punti vendita. Altri tra cui Bebe, stanno abbandonando la vendita offline per concentrarsi soltanto sull’e-commerce. Altri ancora hanno deciso di uscire definitivamente dal mercato, ad esempio The Limited che chiuderà tutti i suoi 250 negozi. Anche le aziende che si sono mosse più aggressivamente fanno molta fatica a tenere il passo con la crescita di market leader quali Amazon. L’azienda di Seattle è responsabile per il 53% della crescita delle vendite e-commerce negli USA nel 2016. Walmart, una delle principali catene di retail americane, ha acquisito nel 2016 il marketplace online Jet.com con l’obiettivo di incrementare l’impegno sull’e-commerce. Recentemente sta cercando di sfruttare il suo – forse unico – vantaggio rispetto ad Amazon, ovvero la presenza fisica sul territorio. Con l’obiettivo di ridurre i costi di spedizione, Walmart offrirà sconti ai consumatori che decidono di ricevere il proprio ordine online presso un punto vendita fisico (oltre 4.700) anziché a domicilio. Il cosiddetto “pickup discount” è disponibile dal 19 aprile su 10mila prodotti e da giugno su oltre un milione di prodotti. Al momento dell’acquisto online, se il cliente seleziona il ritiro in negozio, viene applicato immediatamente lo sconto, variabile in base alla tipologia di prodotto.

Il valore dell’e-commerce in Europa è stimato in 509,09 miliardi di Euro nel 2016, in crescita del 13% rispetto al 2015. Si stima che circa 296 milioni di persone facciano acquisti online da 48 Paesi europei, inclusi i 28 membri dell’Unione Europea. La crescita nel mercato delle vendite al dettaglio avviene grazie all’ecommerce. Oggi il 57% degli utenti internet europei fa acquisti online, ma solo il 16% delle PMI vende online, e meno della metà di esse (7,5%) vende online oltre confine (7,5%). Per il 2017 le previsioni di vendita online di beni e servizi sono di 598 miliardi di Euro, mentre nel 2018 si prevede un fatturato totale di 660 miliardi di Euro. I tre Paesi con il fatturato e-commerce più elevato sono ancora una volta: Regno Unito, Germania e Francia, che rappresentano circa il 60% del mercato e-commerce europeo.4 Nel Regno Unito le vendite e-commerce B2C sono cresciute di quasi il 16% nel 2016, tra i maggiori tassi di crescita registrati negli ultimi cinque anni. In totale, le vendite e-commerce del Regno Unito sono passate da 115 miliardi di sterline (175,74 miliardi di dollari) nel 2015, a 133 miliardi di sterline (203,26 miliardi di dollari) nel 2016. La Germania è il secondo mercato e-commerce B2C in Europa, ed è anche il secondo mercato internazionale più importante per Amazon, che nel 2016 ha generato un fatturato di 12,8 miliardi di Euro (14,1 miliardi di dollari). Amazon Germania, cresciuto del 20% nel 2016, rappresenta il 10,4% del fatturato complessivo dell’azienda. 5 Da segnalare tra i Paesi europei in maggiore crescita la Romania, dove il valore del mercato e-commerce è stimato in 1,8 miliardi di Euro nel 2016, con un incremento del 30% rispetto al 2015. I consumatori rumeni hanno effettuato in media 8,4 acquisti online a testa nel 2016.6 Mercato e-commerce in crescita anche in Slovenia, dove l’incremento stimato per il 2016 è tra il 35 e il 40%. Circa il 92% degli utenti internet sloveni ha fatto almeno un acquisto online e ci sono oltre 3.000 negozi online.7 Gli aspetti normativi continuano a giocare un ruolo importante nell’evoluzione del mercato e-commerce europeo e in particolare nelle vendite internazionali. Dopo aver stabilito, nel 2015, l’applicazione dell’IVA del Paese di acquisto per la vendita di prodotti e servizi digitali, nel gennaio 2017 la Commissione Europea ha presentato una nuova misura tesa prevalentemente a rinforzare la sicurezza e la protezione dei dati. La regolamentazione internazionale influisce anche nel determinare l’evoluzione dei pagamenti. L’adozione della direttiva rivista sui servizi di pagamento (Revised Payment Service Directive o PSD2), la cui entrata in vigore è prevista per il 2018, ha posto le basi per un settore bancario aperto in Europa. Fornendo un accesso

standardizzato alle infrastrutture bancarie e ai dati dei clienti, la PSD2 abbasserà le barriere all’ingresso per i fornitori di terze parti e aziende di tecnologia finanziaria. In sostanza la misura consentirà ai clienti delle banche, siano essi privati o imprese, di utilizzare fornitori di terze parti per gestire le loro finanze. In futuro potrebbe essere possibile utilizzare Facebook o Google per pagare le bollette, trasferire denaro e analizzare le proprie spese, pur mantenendo il denaro sul proprio conto corrente bancario. Le banche avranno l’obbligo di fornire ai fornitori terzi l’accesso ai conti dei loro clienti attraverso API aperte. Ciò consentirà a tali fornitori di costruire servizi finanziari utilizzando i dati e le infrastrutture delle banche, e porrà le banche in competizione non più solo con altre banche, ma con tutti i fornitori di servizi finanziari. In tal senso la PSD2 cambierà radicalmente la catena del valore dei pagamenti, i modelli di business ritenuti redditizi e le aspettative dei clienti. Attraverso la direttiva, la Commissione Europea si propone di stimolare l’innovazione, rafforzare la tutela dei consumatori e migliorare la sicurezza dei pagamenti via Internet. Sempre in tema di pagamenti, Amazon ha annunciato ad aprile l’imminente lancio di Amazon Pay in Italia, Francia e Spagna, per permettere agli acquirenti online di pagare per prodotti e servizi utilizzando il proprio account Amazon.

 

(pag. 1-11 e sabato prossimo pag 12-13)

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