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(pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000

come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00

ed in “Esteticamente — Aesthetically”

che è N. 9 su 25,400 siti di settore come vedete qui 2/7/2016 alle 9.00)

Il pittore Gabriele Mattera esteticamente ci mostrerà un sole che “s’asciughi” per allucinazione. La biancheria stesa ad esempio “barcollerebbe” al suo rischiararsi. Qualcosa in cui percepire una mera “insolazione” del riposo. La tenda virtualmente “prosciuga” una massa irrorante, e certo copre, con l’allucinazione del chiaro che “trasuderà”. Sotto l’insolazione, una testa barcollerà. Il veleggiare è più riposante da percepire, ma, una volta steso, deve “asciugare” ogni candore… Gabriele Mattera certamente s’ispira al mare natio, presso l’isola d’Ischia. Si può immaginare la massa del Castello Aragonese, in cui egli stesso ha vissuto, come un “cappello” sull’irrorazione delle onde. I dipinti ad olio su tela ci esibiscono una “barca a remi” delle lenzuola, dove il chiarore in superficie “veleggerà” dal suo fantasma. Gabriele Mattera diventa un visionario nella misura in cui prova ad “asciugare” l’espressionismo astratto. Esteticamente, bisogna che “l’insolazione” del colore barcolli per le “allucinazioni” della velatura. Il mare può concedersi la “visiera” d’una falesia, dove “si polverizzi” la “biancheria” della risacca. Dunque Gabriele Mattera rappresenta la vela come una metafora per l’irrorazione barcollante d’una velatura. Nell’allucinazione, avviene che il chiarore “trasudi”, sotto “un’insolazione” della realtà. In tal senso, il mare ha la “velatura” fantasmagorica dell’ondeggiamento, in superficie. E’ la “biancheria stesa” che prosciuga ciascun riflesso di luce. Gabriele Mattera esibisce un “riposo allucinato” per l’espressionismo astratto, e come i vacanzieri, che irroreranno coi loro traballamenti da borghesi le spiagge ischitane! Alcuni dipinti paiono addirittura “afosi” da percepire, mentre la “barca a remi” della tenda s’arenerà. Esiste una “velatura” anche per la vita umana, mediante la placenta. Qualcosa che “irrorerà” la nascita. La riva ha la “velatura” della risacca, che spesso il naufrago agogna da “allucinato”, pur di sopravvivere. Esiste infine il “sudario” della morte, un vero e proprio “scoglio” cui non si può non sbattere. Gabriele Mattera letteralmente “imbarca” la velatura nell’espressionismo. Tanto la placenta (del nato), quanto il sudario (del morto), è alla fantasmagoria per l’autocoscienza. Fra la prima ed il secondo, si dà il traballamento dal passato al futuro (essenzialmente dalla pubertà all’invecchiamento). L’autocoscienza rappresenta una sorta “d’insolazione” per la vitalità al suo “stendere” i pensieri. Forse Gabriele Mattera invita a rischiarare il “sudario” dell’espressività, che più astrattamente sarebbe “sotto l’allucinazione” d’una placenta. La morte aleggia, anche se ci piace vivere… Le tende hanno toni da percepire con una certa freddezza, a “prosciugare” ogni calore al candore.

Citiamo la poesia My idea of heaven, di Jan Allison. Dopo una giornata stressante, lei immagina di farsi il bagno, in “arrampicata” sulla schiuma del sapone. Così Jan Allison si rilasserà subito. Ma la sua “arrampicata” potrà continuare, dal caldo asciugamano alla freschezza delle lenzuola.

Pare che Gabriele Mattera all’inverso cerchi l’inabissamento. La tenda è molto “stressata”. Del resto la rottura delle acque fa prosciugare il calore del grembo perché da quello “s’arrampichi” il neonato. I dipinti ci mostrano una tenda la cui freschezza pare “allucinata” dai riflessi di luce, come la schiuma infrantasi sullo scoglio. E’ anche virtualmente l’inabissarsi d’una mezzaluna, se il biancore si fa triangolare al veleggiare. La stesura del colore pare granulosa, cosicché l’intera irrorazione della luce si percepirebbe in via “gelatinosa”. In alcuni quadri, l’arenarsi della tenda è scoglioso come un asciugamano. Una mezzaluna “s’arrampica” in cielo, e Gabriele Mattera ne visualizzerà lo stress, inabissandola. Il mare ha gli stessi toni dello Spazio. Quanto la notte si dà nella miniatura d’un sudario?

Roger Caillois ricostruisce l’etimologia delle Sirene. Queste disseccherebbero il liquido seminale dei marinai, e massimamente a mezzogiorno. Per i greci, il remare sotto i “dardi” del sole, in assenza dei venti, era un vero incubo. Naturalmente, l’afa estiva accrescerà la sensazione della stanchezza.

Gabriele Mattera esibisce una tenda fantasmagorica, ed in apparenza con la stessa leggiadria d’una Sirena. Sarà difficile per noi “remare” col nostro occhio, sotto i “dardi” a picchetti dove la luce irrorata subirà il prosciugamento. Le Sirene ovviamente hanno una corporalità scogliosa, e che “veleggia” per causare “l’insolazione” al povero marinaio! Il biancore allo stendibiancheria è più rilassante che da godere. Ma Gabriele Mattera cerca il disseccamento della purezza. E’ forse la fine della cometa, in cui il fantasma dell’insolazione ci pare condannato all’inabissarsi. Alcune tende ripropongono quantomeno il “veleggiare” di grandi razze.

A mezzogiorno, nella solitudine del mare aperto, uno ci parrebbe proprio spaesato. Si percepirà “l’allucinazione” del Sole, che possa rischiarare tutto il mondo (mentre l’ombra diminuisce). La falsa “sacralità” del mezzogiorno fomenterebbe ogni tentazione di lasciarsi andare, complici le Sirene. Soprattutto d’estate, un marinaio rischierà l’insolazione. Per Roger Caillois, è preferibile vivere nel “giardino” dei minerali, quindi in terraferma. Il pensiero pur sempre si smantellerà o si ricomporrà, come la pietra più banale. La rex estensa non sembra in opposizione all’idealismo. Roger Caillois allora immagina che “l’irrigazione” del “fresco” intelletto accada sugli “ammassi” dei ricordi (a valle delle nostre esperienze).

Il Castello Aragonese ad Ischia, in cui visse Gabriele Mattera, è davvero un “giardino” di minerali (che si può visitare insieme alle mostre allestite). Ricordiamo che la roccia d’origine vulcanica ha in se stessa il “fantasma dell’insolazione”. Un’isola è completamente “irrigata” dal mare. I dipinti di Gabriele Mattera hanno toni “friabili”. Essi delineano tende ombreggianti per il riposo freddo d’un disseccamento. Ischia è nota per il tufo verde: qualcosa da percepire nell’ossimoro d’una lava irrigante. Una pianta come l’agave (presente al Castello Aragonese) sembra persino capace di “veleggiare”, tramite le foglie. Gabriele Mattera esibisce un tufo del candore. La tenda irrora l’ammassarsi della luce, una volta stesa, avendo una sorta “d’anima” solo vegetativa. Se l’abisso fosse rinverdito, un fantasma gli irrigherebbe il fondale. A volte, pare che Gabriele Mattera lasci la tenda montata coi picchetti sull’arenile. Ma allora la sabbia potrà diventare fucsia, in quanto il calore dell’insolazione “irrigherebbe” l’escursionista (anche durante le classiche ferie) con l’anima solo vegetativa d’un tramonto. Gabriele Mattera non rappresenta il “mezzogiorno” in barca. Qui il telo ci sembra scarsamente protettivo dal sole e, se irrorato, avrebbe l’ammasso friabile d’un fantasma. E’ anche la pittura d’una tempesta “lapidaria”: la stessa che ci seduce trasudando per “barcollamento”, innanzi ad una Sirena.

  

Recensione estetica a cura di

                       PAOLO MENEGHETTI

PAOLO MENEGHETTI   ©2017

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