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(pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 60.700.000 come potete verificare clickando qui 14-5-16 CET 5.00)

(la rubrica ” I libri! di Massimo ” è la N.3 su 1.910 siti come vedete qui al 2/7/16 alle 9.00)

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Da grande ammiratore dei Pooh quale sono non potevo lasciarmi sfuggire il cd di Fabrizio Di Marco – fondatore della tribute band officiale Brennero ’66 – con il quale omaggia il maestro Roby Facchinetti, scoperto non a caso sulla pagina Facebook de Il Gran Popolo dei Pooh (pagina ufficiale dei fan della celebre band). Il cd “Un sogno vissuto”, accompagnato da un libro in cui lo stesso Fabrizio, insieme a Silvana Adami (de Il Gran Popolo dei Pooh, autrice di due libri di storie vere di fan e coautrice in questione), racconta la genesi del disco e soprattutto il suo rapporto con Facchinetti, verso cui ha un’autentica venerazione, esce all’indomani dello scioglimento della storica band, dopo i grandi festeggiamenti per il loro cinquantesimo anniversario.

Del mio rapporto con i Pooh ho già parlato ampiamente presentando il libro di Mauro Bertoli (lo storico fondatore del gruppo insieme al mitico Valerio Negrini) sulle pagine di SDP [http://www.segretidipulcinella.it/sdp51/mus_02.htm] insieme all’intervista allo stesso Bertoli [http://www.segretidipulcinella.it/sdp51/mus_04.htm], ma torno con piacere a parlare della mia band preferita. Come Fabrizio Di Marco anch’io sono cresciuto con le canzoni dei Pooh e anch’io ho provato brividi ai loro concerti (ricordo in particolare quello a Firenze per i loro 25 anni di carriera, nel febbraio 1991): ho suonato le loro canzoni con la tastiera, tra le pareti della mia camera, e ho acquistato tutti i loro album (la maggior parte in musicassetta).

Solo un fan dei Pooh può comprenderne un altro: non ho avuto la fortuna di incontrarli così da vicino come Fabrizio ma mi sono riconosciuto nelle sue parole. Ho ascoltato la sua reinterpretazione delle canzoni soliste di Facchinetti – forse meno note di quelle dei Pooh ma non meno belle, anche perché uscite dalla stessa penna – e ho letto il suo libro: da entrambe le opere emerge il grande amore per la musica del grande bergamasco. Lo stile scorrevole e accattivante della scrittura di Fabrizio mi ha catturato fin dalle prime pagine, nelle quali racconta il fortuito incontro con Renato, il fratello di Roby, prematuramente scomparso, proseguendo con i gustosi aneddoti autobiografici. I titoli dei capitoli richiamano canzoni che conosco benissimo e che ancora mi fanno emozionare così come la figura del maestro Facchinetti che emerge dal racconto di Fabrizio: un uomo geniale a cui il successo non ha dato alla testa (come accade a molti personaggi famosi) ma che si è sempre dimostrato disponibile verso i suoi fan e in particolare verso Fabrizio, sostenendo il suo lavoro (sua è anche la prefazione al libro) e incoraggiandolo in mille modi nonostante i numerosi impegni.

Ho trovato curioso e toccante il parallelismo tra Fabrizio e Roby nella canzone “Din din din” in cui duettano con le rispettive figlie – Valentina e Alessandra – entrambe ottime cantanti, ma la canzone che forse mi ha emozionato di più è stata “Ma perché non si vive per sempre?” di cui ho amato testo e melodia fin dal primo ascolto, nel lontano 1993 (quando uscì “Fai col cuore”, il secondo album solista di Facchinetti, corsi subito ad acquistarlo in cassetta) tanto che mi ha ispirato un romanzo rimasto inedito.

Il cd comprende anche due chicche: “Due lettere aperte per due amici per sempre” il cui testo è una lettera di Roby all’amico fraterno Valerio (scomparso nel 2013) e “Per dirti tutto”, dedicata al grande protagonista del cd.

Non mi resta che augurare buona lettura e buon ascolto a chi vorrà acquistare il libro e il cd di Fabrizio Di Marco: da grande estimatore del maestro Facchinetti posso assicurare che sono soldi ben spesi.

Firenze, 11 ottobre 2017

Bibliografia

Di Marco F., Adami S., Un sogno vissuto. Ieri, oggi e per sempre, Rimini, Edizioni musicali Novalis, 2017.

 

https://www.facebook.com/Tributo-Roby-Facchinetti-166679716996772/?fref=ts

Massimo Acciai Baggiani ©2017

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Photo credit: Patrizia Beatini