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(pubblicato nel contesto di “Art & Culture” N.1 su 66.200.000

come potete verificare clickando qui 

ed in “Esteticamente — Aesthetically”

che è N. 3 su 34.000 siti di settore come vedete qui )

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(Recensione estetica al libro Maiali e cani, scritto da Serena Savardi)

 Nel racconto Maiali e cani, Serena Savardi esteticamente avvia una decostruzione dell’angelico, per farne sentire la carnalità. Ad esempio, il momento del corteggiamento pare uno stand by, quando il desiderio “si perde con la testa fra le nuvole”, prima di potersi appagare. Modernamente, a volte l’immagine d’una santarellina “dal viso angelico” sa umiliare il maschio, e dopo averlo illuso. Forse per l’antropologia, le donne emarginate dal potere politico vorranno almeno prendersi la rivincita, respingendo un corteggiamento… Candida, la protagonista del libro Maiali e cani, decostruisce il momento dello stand by sul piacere del sesso. Lei ucciderà il suo uomo. Sarà il caso d’una mantide “religiosamente votata” alla purificazione… del carnale. Candida, senza ritegno, s’autodefinisce un arcangelo vendicatore tanto del subumano quanto del sovrumano. Lei s’imbatte sui “maiali” dai vizi privati e dalle pubbliche virtù, ma pure sui “cani” che si limitano ad adulare pubblicamente per scopo d’interesse. Oltre il troppo umano, citando Nietzsche, servirebbe una demistificazione del “volere è potere”. A suo modo, Candida cerca “molto democraticamente” un’anima mundi. Qualcosa in cui almeno “l’ingenuità” degli impulsi e dei desideri non appartenga a nessuno. Candida avrà il “piglio” degli uomini, ma per mettere astrattamente in stand by il loro potere. Serena Savardi scrive in stile espressionistico, soprattutto nei primi capitoli. La “carnalità” delle parole si raffredda solo perché la protagonista inizia a pianificare “un qualcosa di grosso”. C’è un umorismo nero di fondo, tramite cui una missione pseudo-angelica appare talmente “carnale” da “trasfigurare” paradossalmente “i piaceri del troppo umano” (ossia i poteri). Per le citazioni cinematografiche, Serena Savardi narrerà uno “splatter” (da Tarantino) che perda se stesso “al voto del suo volontarismo” (dai fratelli Coen).

Perniola ha avanzato il caratteristico sex-appeal dell’inorganico. Nell’era contemporanea, il rock, la fantascienza, la realtà virtuale, la performance estetica, lo sport ecc… accadono ammettendo che in quel caso le cose possono “sentire”. Vi si percepirà una vitalità soltanto neutra, avente una vena artefatta. Per Hegel, in una cosa inorganica nessuno distingue fra l’interiorità e l’esteriorità. Allora non c’è la manifestazione d’una certa essenza, bensì una certa essenza del manifestarsi. Goethe scrisse che la Natura mancava sia d’un nocciolo sia d’una scorza, apparendo… “tutta d’un getto”. Il manifestarsi… del mero manifestarsi impedisce di distinguervi l’interiorità dall’esteriorità. Perniola conclude che se una cosa potesse “sentire”, allora essa “vivrebbe tutta d’un getto” (come la Natura). Quantomeno il rock, il cinema tridimensionale, la performance artistica ecc… paiono a manifestare il mero manifestare.

Serena Savardi ha scritto un libro in cui la sessualità letteralmente “spella” il sentimentalismo. Pare una “fredda” demistificazione del feticismo. La protagonista Candida vuole “neutralizzare” il proprio amante. Evidentemente, sarà una rivalsa nei confronti del potere maschile. La neutralizzazione del sesso avviene tramite lo “spellarsi” d’uno sparo, d’una detonazione, d’una stilettata ecc… Qualcosa da percepire come tutta d’un getto, ma “sprecando” il suo trattenimento del piacere. Candida lascia che la “sessualità inorganica” della pistola, della miccia o dello stiletto per sé non voglia niente. Tutto “si butta via”, ed assai freddamente. Non c’è neppure il godimento della rivalsa… Il feticismo delle armi serve a moralizzare il potere, sotto la missione dell’arcangelo vendicatore. L’annesso splatter dovrà paradossalmente “ricomporsi”. Se la sessualità inorganica del feticismo sembra a sprecarsi (per la sua virtualità), quella nella “morale” di Candida ha un sentimento purificante, ed addirittura per il genere umano. Forse possiamo citare il film di Tarantino Pulp Fiction, quando il killer Samuel Jackson è ispirato da Ezechiele.

Linguisticamente, Serena Savardi ricorre al decostruzionismo, per visualizzare una “carnalità” del lirismo. La protagonista Candida ha un volontarismo sempre performativo, che non a caso sfocerà in un contesto museale. Qualcosa in cui il “maschio” mancherebbe, e forse perché vinto dalla mera passività di “provarci e basta”. E’ davvero una pessima figura, quella di chi “sbavi” innanzi alla facile disponibilità della donna. Candida punisce lo “splatter” del maschio che non sa “sacrificarsi” (anche in via creativa). Se c’è soltanto il “provarci e basta”, la sessualità diventa di tipo feticistico. Candida diversamente “fa un voto” sul proprio volontarismo. Di nuovo, c’è la carnalità dell’angelico. Candida immagina che la sua violenza “scintilli di purezza”. E’ quasi un “buttarsi” sull’anima mundi, tramite cui il godimento personale deve ricomporsi “religiosamente”. O forse, più laicamente, Candida vuole stralciare il piglio maschile del < Vieni qui con me! > (con l’annesso splatter di potere).

 

 

PAOLO MENEGHETTI   ©2018

Paolo Meneghetti´s books / i libri