Dal 22 Settembre al 14 Ottobre 2018, presso la Fondazione “San Domenico” di Crema (CR), sarà visitabile la mostra Mediterraneità, con trenta dipinti del maestro Giorgio Melzi. Qualcosa che si potrà reinterpretare, tramite la sinestesia d’un colore guardato da noi “a bagnarsi” fra le “rive” d’un coinvolgimento musicale. Ma quanto le forme più curvilinee “veleggeranno” tramite la loro risonanza?

Giorgio Melzi cercherebbe una figurazione che provi ad “ondeggiare” sull’astrazione. Anche il minimo segno d’un gocciolamento permetterà il coinvolgimento del musicale. Il guizzo del surrealismo (il quale fu caro a Joan Mirò) dovrà darsi un “tono”, e quasi annodando un “tendone” sul proprio formarsi. Grazie alla tonalità del blu, s’immagini lo specchio d’acqua che “si spezza”, ma per lo “stretching” dell’ondeggiamento. Il dipinto si percepirebbe attraverso un’energia letteralmente “scenografica”. Ogni guizzo deriverebbe da un “archetto” sull’astrattismo, per raffigurare un “violino” del surrealismo. Basterà che il sogno dei pensieri a brandelli “pacifichi” come l’inerzia d’una musicalità. La percezione geografica del terno tonale al giallo – rosso – blu diventa immediata. Essa è primaria, tanto quanto la relazione del sole con l’acqua marina, quando il riposo nella bellezza spiritualmente non riesce a tramontare. Noi lo “assaporiamo” con lo sguardo principalmente nei quadri col rosso di sfondo. Là, il “veleggiare” delle linee annoderà un “palato” delle forme.

Sempre la Mediterraneità si rende temperata giacché cullante. In quella dipinta da Giorgio Melzi, la vibrazione del segno non taglia per “secchezza”, bensì “risuona” per piacevolezza. Anche il blu evita d’inabissarsi (sia in mare sia in cielo), in quanto acceso dal proprio ondeggiamento. Dunque la Mediterraneità permetterà una temperatura che virtualmente ci “alimenti”. L’Italia peninsulare è la “gustosità” al macrocosmo per una “lingua” di mare. Giorgio Melzi sicuramente insiste col blu “conviviale”. In via più “gastronomica”, la Mediterraneità invita all’assaporare. Lo stesso si percepisce nei quadri di Giorgio Melzi, con l’acqua ondeggiante e l’aria del cielo, benché verso un riposo spiritualizzante. Concettualmente, la sua Mediterraneità non concerne solo l’Italia, in quanto aperta ad altre nazioni. Il giallo ed il rosso si percepiranno in via caldamente africana, o mediorientale, sotto il comun denominatore d’un blu “da viaggiatori”.

Jane Roberts Wood immagina che una donna declami la poesia The Lady of Shalott, di Alfred Tennyson. Così, lungo ambedue le rive del fiume, si distendono i campi d’orzo e segale. Essi permettono alla brughiera d’incontrare il cielo. Per Alfred Tennyson, la ninfea dal fiore giallo (che aderisce all’acqua) ed il narciso (comunque verde per la “guaina” del gambo) “tremano” per il freddo, intorno al fiume. Jane Roberts Wood insiste a ricordare la presenza del sole. Questo risplenderà sui capelli quasi rossi della donna, il cui vestito giallo nel contempo si farà “sventagliare”, al ritmo della voce recitante.

Nei quadri della serie Mediterraneità, Giorgio Melzi media esteticamente fra il cubismo ed il raggismo. Un emisfero azzurro “si gonfierebbe”, fino a scoppiare sul faro a riva. Più realisticamente, possiamo percepire il cubo per lo specchio sulla superficie d’acqua, che, ondeggiando, riflette i raggi solari. Forse, l’emisfero azzurro funzionerà come un “andare a gonfie vele” per l’astrazione. La Mediterraneità geograficamente comporta un caldo abbastanza rinfrescante. L’emisfero azzurro funzionerebbe da specchio, riflettendo la superficie del mare lungo i “fari” rilassanti d’una pelle “abbronzata” dal giallorosso. Quelli hanno una linea cara a Mario Sironi, ma dentro la meta-mediterraneità del Mezzogiorno (P.S. una metafora per il Sud-Italia) “appena lambito” dalla mezzanotte. Subito, il “gambo” del faro risplenderebbe come un’accomodante blu “dall’ortensia”. Le spiagge mediterranee si percepirebbero assai “cremose”, favorendo l’abbronzarsi!

Giorgio Melzi non dipingerà una metafisica (P.S. Citando Giorgio De Chirico) esistenzialistica delle ombre, bensì una meta-meridionalità delle luci, in grado di farci abbracciare, attraverso la loro calorosità, il cielo rinfrescante della sera trascendente. Almeno per noi europei, è abbastanza immediato percepire che il Mar Mediterraneo “anticipa dall’alto” l’equatore. Però, il caldo Mezzogiorno di Giorgio Melzi si specchierà nel “blu” d’una brezza serale, mentre il cubismo sa “veleggiare”. Dalle luci “cremose” non emanerebbe la mera umidità. L’esistenzialismo delle forme metafisiche sembra “rinfrescare”, grazie all’atmosfera sognante.

I quadri possono esibire una “brughiera” di colori caldi. E’ la stessa percezione d’una bandiera che abbraccia il suo sventolio, avendo una risonanza di tipo comunitario. La brughiera fungerà da metafora per la “terra assai vissuta”. La bandiera sventola anche perché una nazione “abbracci” se stessa. Ogni raggismo fra i meridiani ed i paralleli virtualmente “s’annoda”, solcando “l’onda” del globo terrestre. Ma, per Giorgio Melzi, sarà qualcosa che avrà la propria miniatura nel mare aperto, allorché l’orizzonte “si sbandiererà” sul cielo. Si consideri un quadro della serie Mediterraneità, in cui s’immaginerebbe una piccola imbarcazione “ad ocarina”, totalmente blu. Quella sarà capace di “srotolare” un bianco trascendente, sulla “brughiera” d’un “calore vitale”. Il mare aperto naturalmente “fischia”, tramite le alte onde.

Giorgio Melzi favorisce il “comunitarismo” dei toni, che la Mediterraneità delle bandiere nazionali può appena lambire. Il cubismo degli specchi d’acqua non sa imporre un travolgimento ondoso. Piuttosto, la musicalità delle forme quasi “festeggerà”, dagli schizzi del proprio raggismo. Sovente si dice che la persona mediterranea ha un carattere molto accogliente. Nei quadri di Giorgio Melzi, sembra che uno strumento musicale del cubismo “alzi in cielo” un “sipario fischiante” delle linee astratte. Ricordiamoci che il Mar Mediterraneo è intercontinentale, ma a valle d’una “strozzatura”, presso Gibilterra, avente i fari “alla brughiera” dell’accoglienza, oltre le Colonne d’Ercole (per un viaggio verso il sovranazionale dell’indefinito). Le diverse bandiere s’accomunano per il loro sventolare. Il Mar Mediterraneo “specchia” i “cubi” di tre continenti (l’Europa, l’Asia e l’Africa), ma resta sempre un “sipario strappato” (a Gibilterra) sul “brullo” sovranazionale dell’Oceano Atlantico, il quale c’invita all’accoglienza, dal “mistero” della sua indefinitezza.

Recensione estetica a cura di:

                        PAOLO MENEGHETTI

 

PAOLO MENEGHETTI   ©2018

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